Visualizzazione post con etichetta cercasi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cercasi. Mostra tutti i post

10 maggio 2015

Auguri a tutte le mamme


A me che sono mamma come posso, a modo mio. Che sbaglio spesso, che mi sento in colpa, che mi sento amata. A me che vorrei più tempo, che vorrei poter avere in pugno la situazione, che vorrei sorridere di più, che poi sorrido di gusto.
A mia mamma con cui ho un rapporto strano. Di cui non comprendo troppe cose, a cui rimprovero molte altre, a cui troppo poco dico grazie. A mia mamma da cui vorrei un aiuto ma i chilometri che ci separano non lo rendono possibile. 
A mia mamma sempre e comunque.

28 aprile 2014

ecco com'è andata


Era il 14 gennaio. Pioveva. E io avevo scritto questo la sera prima.
Dovevamo andare al funerale di un uomo che non ho mai conosciuto. Ma conosco bene suo figlio.
Se n' era andato improvvisamente e io volevo tenere la mano ad un' mia amica che conosce bene quel dolore. Ero lì, in una delle più maestose chiese della mia città, in piedi perchè la gente era davvero tanta, da una parte il mio lui, dall'altra lei.
Avevo voglia di pensare a qualcosa di bello. Al mare, al sole, alla musica.
Ecco, il giorno che toccherà a me voglio musica, musica, musica.
E poi ho avuto un flash. Un pensiero improvviso. E ho fatto un conto veloce.
E l'ho rifatto.
Avevo un ritardo.
Credo di aver sorriso e credo di aver stretto la mano di lui più forte.

24 aprile 2014

vi svelo un segreto


C'è Lei.
E la mia pancia che cresce.
Da 20 settimane.

Non è che non ve lo volessi dire. Ma sono felice di essermelo tenuto solo per me, solo per noi due, per un pò.
Adesso che da una decina di giorni si fa sentire, forte e chiaro, ho imparato a respirare di nuovo.
Adesso che la sento riesco anche a vederla davvero.
Adesso che lo sa lui, suo fratello, può saperlo il resto del mondo.
Adesso che ne parlo Lei ha un sapore di realtà proprio buono.
Sapete che non so parlar d'amore, ma questa magia ne è piena. Straripante.
Vivo e mi sento vita.

Adesso che si sa anche qui posso tornare come si deve.
Buona Festa della Liberazione a tutti.

28 ottobre 2013

La pittura trasforma lo spazio in tempo, la musica il tempo inspazio.(cit.)

Sono una di quelle che ha la canzone del momento. 
Una che scopre o riscopre una canzone e l'ascolta ancora e ancora e ancora. Sono una che si perde dentro di lei tutte le volte che può, finchè quella canzone non ha fatto il suo tempo. Finchè il momento non è passato.
E' una cosa solo mia, che mi piace fare da sola, cantando in silenzio.
La canzone del momento non si sceglie. 

17 ottobre 2013

attraverso - all you need is love

Sono alla terza fase, a modo mio.
C'è stata la fase della negazione. La parte totalmente irrazionale di me ha sperato fino all'ultimo che si fossero sbagliati tutti, compreso il mio corpo.
C'è stata la fase della rabbia. Sono diventata nervosa per tutto, insofferente e sgarbata. E come dimostra la teoria ho passato parecchio tempo a dirmi "perchè proprio a me?". So di non  potermela prendere con nessuno, sarebbe semplicemente più facile.
Adesso sono nel pieno della terza fase. La fase della contrattazione.
Mi sto cercando di concentrare su mille cose, su un progetto nuovo o forse semplicemente su quell'idea vecchia rivisitata. Sto provando a immaginarmi a fare un lavoro che mi piace.
Sto mangiando peperoni rossi. Dicono che aiutino la fertilità. I peperoni non mi piacciono e non li digerisco. Ma sono arrivata al punto che provo tutto. Tutte quelle cose che mi continuano a far sperare.
Detta così sembra la fase migliore, peperoni a parte. E spero duri un pò più delle altre.
Andrò anche da uno psicologo. Comincio lunedì. Per poterne parlare con calma. Per poter buttare un pò fuori. Perchè ho timore e spesso poca voglia di farlo. Ma so che invece mi farebbe bene. Perchè ho paura che quello che mi è successo, in associazione al futuro prossimo, possa essere una specie di bomba ad orologeria.
Dovrebbero seguire la fase della depressione, che è quella che mi fa paura e la fase dell'accettazione.
Una cara amica, una di noi, una settimana fa mi ha scritto "so che l'unico modo per guarire da questo dolore, che solo noi donne conosciamo davvero, è che poi arrivi un altro cuore". Mi ha letto nel pensiero.

Non sono più stata sola.
Solo in quella sala operatoria. Al freddo. Con l'anestesista che mi ha chiesto di pensare a qualcosa di bello prima di addormentarmi. E io ho pensato a Pietro.
A volte mi sembra ancora tutto così incredibile. Così assurdo. Così crudele.
Devo passare attraverso tutto questo.
E ci devo passare nel mezzo anche un pò da sola. Nonostante non sia una cosa solo mia. Nonostante intorno a me io sia circondata. Circondata nel senso di abbracciata.
C' è Lui, che quando sbatte contro un muro riesce a rialzarsi a rimettere insieme i cocci, raggirando il muro. Lui sa guardare a domani e punta sempre li. E io vorrei tanto essere come lui. Avere la sua pellaccia che sa tenere protetto il suo cuore buono.
C'è Pietro. E non serve aggiungere altro.
C' è lei, che è stata lì, ha compilato le scartoffie per me, mi ha tenuta per mano, mi ha fatta ridere, mi ha ascoltata piangere senza bisogno di parlare. Lei che sa sempre insegnarmi cosa sia la vera amicizia.
C' è stata mia madre a modo suo, ma era lì.
Ci siete state voi. Questo mondo accogliente di cui mi sono circondata. Le vostre mail, i vostri messaggi, i vostri pensieri, i vostri abbracci.
Grazie.
Ho solo bisogno di essere tanto abbracciata.

8 ottobre 2013

quasi vuota

Avevo sconfitto la paura quasi subito.
Avevo deciso che mi sarei goduta tutto senza timore, a cuore aperto, al massimo e così ho fatto.
Avevo voglia di urlarlo al mondo e l'ho fatto.
Avevo voglia di ridere e ho riso.
E rifarei tutto proprio così. E' stato un mese e mezzo bellissimo.
Poi è arrivato il sangue.
Il pronto soccorso.
L'ecografia.
Il responso: non vitale.
Si è fermato lì, a quell' attimo prima di diventare bambino. Quel bambino per cui io mi sentivo già mamma. Quel bambino che tanto volevo e tanto ho aspettato.
Ha voluto lasciarmi ancora tre settimane di meraviglia. Facendomi sentire che c'era, quando in realtà non era così. Ha aspettato a farmi sapere come stavano le cose.
La chiamano selezione naturale.
Il raschiamento è programmato per giovedì.
Il vuoto vero sarà dopo domani.
E quando mi verrà in mente nei momenti più impensabili.
Quest'avventura farà parte di me per sempre. Di noi per sempre.

Va bene così.
Al senso di impotenza di fronte alla natura ci avevo fatto l'abitudine.
Me lo ero dimenticata per un mese e mezzo. E non c'era sensazione migliore.
#ceciliaduecuori non c'è più. Ne è rimasto uno. E anche parecchio acciaccato.


9 settembre 2013

è vero stupore.

Sono un pò in un limbo. Sono davvero alle prese con qualcosa di tanto tanto nuovo.
E come la prima volta mi arrabbio perchè non riesco a godermela come volevo.
Fondamentalmente ho un pò paura.
Fondamentalmente, tanto per cambiare.

Da una parte ho quella paura brutta, paragonabile ad un incubo che ti risveglia nel cuore della notte.
Che possa andare storto qualcosa.
Perchè è davvero una cosa pazzesca.
Dall'altra non riesco a crederci, è come se il meccanismo di tanti mesi passati a sperare ma convincendosi a tenere i piedi per terra avessero lasciato un modus operandi.
Un modo di guardare alle cose. A questa cosa.
Perchè quando passi tanto tempo a cercare e ci sbatti il muso più e più volte, continui a sperare perchè deve essere, ma hai un pò paura a sperare troppo.
Perchè la delusione sa essere tanta, e anche un pò meschina.
Come se cercando di non credere troppo nel tuo sogno facesse meno male poi il sogno infranto.
Sono patetica. Lo so.

In realtà gioisco molto (e direi, mi viene da aggiungere) e ho molti piccoli momenti che sono solo miei. In cui ci parlo.
In cui mi guardo.
In cui comincio a progettare.
E la cosa bella che ho realizzato è che è proprio come la prima volta.
Lo stupore è sempre quello.
Io sono profondamente stupita.
E' vero stupore.

E' come se mi innamorassi davvero solo ora di quello che è stato, a ripensarmi con lui, quando eravamo noi i due cuori, ora che lo conosco, che so chi è, che sento come siamo, è tutto più facile.
Sono le paure che sono diverse.

Comunque solo oggi ho disdetto il mio appuntamento in ospedale, clinica ginecologica pma.
Ho raccontato al mondo che sono incinta e non ai dottori che la prossima settimana avrebbero dovuto indurmi alla fivet.
Perchè?
Perchè ho paura. Perchè non si sa mai.
E invece devo crederci e basta.
Andrà tutto bene, ricomincerò a farmi altre paranoie.
L'ho disdetto solo adesso. L' Appuntamento.
Qui da sola sul divano.
Perchè Lui ci crede da sempre e per Lui era disdetto da subito.
Venerdì lo vedo. Il mininano.
E dovevo essere libera da altri "appuntamenti" per dimostrargli che mi fido.

E qual'è stato il primo pensiero dopo aver cliccato su conferma disdetta prenotazione?
Ho pensato a lei.
Domani mattina chiamerà per sapere se si è liberato qualche appuntamento prima del suo (che sarà sicuramente fissato tra mesi e mesi) e lo farà con un pò di disillusione, la solita, come una cosa abituale a cui hanno sempre risposto no, mi spiace.
E invece le diranno: Sì, si è liberato un posto la prossima settimana. Può andare?
Ho immaginato il suo sorriso.
Le auguro di incontrarci l'anno prossimo con le occhiaie da notti insonne entrambe, e nessuna paura.

1 settembre 2013

il post della gioia *


Non ce la faccio. Dovrei essere cauta e aspettare. Continuare la vita normalmente come se nulla fosse. Aspettare che passi un pò di tempo.
Eppure voglio solo urlarlo al mondo intero.
Perchè ho provato a pizzicarmi e sono sveglia. 
Non è un sogno anche se ne ha tutto il sapore.

La vita ha un modo tutto suo per trasformarsi in perfetta felicità.
Sa essere meravigliosa proprio come prima e' stata beffarda.
Sa stupire proprio come prima ha saputo deludere.

La mia vita ha un gusto nuovo. Ed è più viva.
Ho un gran bel pezzo di felicità in più che mi accompagna.
Ho scoperto un sentimento nuovo.
Il mio cuore e' più grande e il mio spirito più leggero.

Sono frastornata.
Sono sconvolta.
Sono emozionata.
Sono innamorata.
Sono felice. Ma solo felice non basta. Sono di più. 
Sono qualcosa che mi è impossibile descrivere.
Non trovo le parole. Tutte insieme sono troppo poco.

È un viaggio nuovo. Tanto atteso e anche se presa un pò alla sprovvista sono pronta per partire.
Un viaggio che cambia la vita. Come solo viaggi così sanno fare.
Un viaggio che ha l'odore del vento e del sole bollente, del mare e dei monti, del cielo terso e dell'ombra del bosco, della metropoli e della sabbia del deserto, tutto insieme.
All'infinito.

Sono incinta.

Io.
Così. 
Senza dottori. 
Senza troppi calcoli. 
Semplicemente. 
Come se fosse naturale. 
Come se questi quasi tre anni di ricerca e delusioni avessero ricevuto la loro lauta ricompensa.
Alla faccia delle due inseminazioni andate male.
Come se non fosse impossibile.

E non posso far altro che gioire da giorni per questo spettacolare mix di magia e fortuna.

E non posso far altro che pensare alle mie amiche virtuali che mi hanno sempre tenuta per mano. E che io continuo a tenere per mano. Stretta stretta. Perchè certi percorsi lasciano un solco indelebile. Così come chi incontri per quella strada.

E non posso far altro che avere anche tanta paura. Paura di svegliarmi, perchè siamo davvero all'inizio.
Sei settimane.
Perchè un giretto al pronto soccorso ginecologico me lo sono già fatto.
Ma la felicità straborda. E batte la paura.

Allora è questo che si prova a cercare e trovare.
Che meraviglia.
Io.
Sono piena.
Sono abitata. 
Io.
Sono più viva che mai. 

Io, Cecilia due cuori.

* cit. di Marzia in un vecchio commento. E' arrivato amica, grazie per aver aspettato con me!

7 agosto 2013

live is life (na na nana na )

Quello che segue è stato scritto a mano lunedì notte. Come piace a me. Disordinato.
Quelle parole che magari poi ti dimentichi, che ti ritrovi per caso in mezzo a un quaderno tempo dopo e ti perdi a rileggere.
A seguire gli asterischi.
E' sempre bellissimo ritrovare sentimenti per caso.
Sarà per questo che scrivo a penna su foglietti volanti nella penombra.
E poi ho una lucina nuova fichissima. Che illumina solo lì. Solo per me.

Qui sarò un pò più concisa.

C'è un motivo per cui mi sono un pò chiusa, per cui parlo meno, per cui scrivo meno, almeno qui.
Per cui mi sembra di non avere argomenti.
Questo è diventato un pò lo spazio in cui ritrovo il bello. In cui mi cerco di caricare di energia positiva. Il momento di riflessione su ciò che mi circonda. Su ciò che amo. Perchè mi fa stare bene, mi aiuta a fermarmi e osservarmi con più calma.
Però fondamentalmente è che negli ultimi tempi ho ricominciato a pensarci tanto, troppo.
E non mi va di parlarne. Perchè non c'è nulla di nuovo da dire. Si sa.
Perchè mi sentirei dire non pensarci, come sempre.
Perchè settembre si avvicina e si comincerà. Di nuovo.
Perchè sarebbe pura magia se riuscissi a rimanere incinta prima. Tipo adesso. Senza pma.
Sono stata brava, per mesi mi sono concentrata su altro, ci sono anche riuscita.
(Sono la prova che non basta non pensarci perchè accada. Solo così, per mettere i puntini sulle i).

Ma ultimamente il pensiero è tornato con tutta la sua prepotenza.
In tutto il suo miscuglio di euforia e speranza da una parte e tutta la sua insicurezza dall'altra.
Le montagne russe.
Il fascino della sfida.
La paura dell'ignoto.

Adesso lui dorme qui, accanto a me. Nel mio letto. Siamo venuti solo io e lui a casa dei miei. A fare il pieno di vizi (lui) e libri (io).
Per chi come me non ha mai provato il co-sleeping è una cosa meravigliosa. Come tutte le cose rare.
Non mi sveglio mai con lui che mi infila un suo dito nell'occhio. Seguito da un abbraccio caldo. Il primo della giornata. Unico. Istintivo.
E io che sono ancora quasi del tutto addormentata mi sciolgo tra le braccia di mio figlio, come se quella piccola per un istante fossi io.

E penso che ho proprio bisogno di ricaricarmi.
Di ricominciarne a parlarne tranquillamente. Anche se sono cose già dette. Anche se vorrei non pensarci. Anche se ho paura.
E poi ho bisogno di tempo. Anzi, ho bisogno di vivere senza tempo per un pò.
Noi tre soli.
In spazi nuovi.

Me ne vado in vacanza tra poco.
Oh yeah.


5 luglio 2013

la mia conchiglia


Ed è così che oggi la mia conchiglia è arrivata, mano nella mano con la mia perla, sulla spiaggia di Nina.
Perchè quando qualcuno disse  che la felicità è reale solo se condivisa, beh aveva ragione.

Lo stesso vale per la sofferenza.
Sentirsi soli amplifica il dolore.

Così ci si sente insieme.
E lo sappiamo tutti quanto sia meglio.


26 giugno 2013

lei sta aspettando

Lei è seduta lì. Sorride. Ha quel sorriso, un pò vuoto ma contemporaneamente ricco, di chi spera, di chi ci vuole credere, di chi è già caduta. Non è la sua prima volta, si vede.
Lei saluta, come una che conosce, che passa spesso di lì.
Aspetta come altre dieci. Tante così siamo. Tutti i giorni un sacco di donne che aspettano. E aspettano.
Lei dispensa consigli, è preparatissima. Sa tutto. Una mini laurea da autodidatta in infertilità.
Lei non riesce a pensare ad altro. Lei ci prova ma è qualcosa di troppo grande, qualcosa di totalmente irrinunciabile. Lei sta aspettando.
Ha imparato cos'è la pazienza ma non la rassegnazione. Lei lo vedi, nel modo di toccarsi i capelli, nel modo di regalare sorrisi anche se sembrano un pò forzati, nel modo di rigirarsi la fede al dito, che è preoccupata. Lei sta aspettando. E' importante quell'ecografia. Potrebbe cambiare qualcosa. Lei aspetta ancora, un'altra volta, un nuovo verdetto.
E poi c'è lui. E' dietro di lei, in piedi, una mano sulla sua spalla. Lui è il lui della pma. Gli uomini diventano docili. Stanno lì, spesso in imbarazzo, innamorati, sempre in silenzio.
Chi affronta questo percorso e lo attraversa proprio nel mezzo ha basi solide, la pma è solo per chi si ama davvero, profondamente, un amore che rinuncia agli imbarazzi, che richiede una complicità matura e radicata. La pma devasta nel profondo e non si può aver paura di far vedere quello che si prova. Non si può cercare di tutelare l'altro dal dolore. Ci si immerge mano nella mano.
Li guardavo e loro erano così. Si vedeva. Profondamente innamorati, profondamente insieme in questa cosa. Lei più dentro, lei riesce meno a farsene una ragione, lui non può farsene una ragione se lei ne soffre così.
Li guardavo e mi sono venute le lacrime agli occhi.
Saranno dei genitori meravigliosi, avrei voluto dirglielo. Ma ero seduta dall'altra parte della sala d'attesa e probabilmente, essendo la prima volta che li vedevo, mi avrebbero presa per pazza.
O forse no.

E' arrivato il loro turno. Io aspetto ancora.
Entrano.
La sala d'attesa si riempie di silenzio. Prima chiacchierava solo lei.
Passano circa quindici minuti. Come per tutte. Così è l'attimo che fa vedere come stanno le cose. Crudo, senza tanti giri di parole.
Escono.
Mano nella mano.
Lei ha gli occhi lucidi, lo guarda, è bellissima, gli sorride, alza le spalle, come una bambina quando sta per scoppiare a piangere, e gli sussurra: "dai su, andrà meglio la prossima volta".
Un sorriso pieno di dignità. Pieno di amarezza. Il sorriso più triste che abbia mai visto.
Era il primo momento senza medici, solo loro due, anche se con tutte noi in attesa intorno.
Ma era come se fossero soli. Tutto il resto non importa.
Lui la stringe e sempre in silenzio se ne vanno. Abbracciati.
Si sono allontanati, un pò più curvi e un pò più attaccati.
Avrei voluto rincorrerli e dirglielo che saranno genitori fantastici ma non ce l'ho fatta.
Quel sorriso triste mi ha immobilizzata alla sedia.

Sono tornata a casa e ho riempito di baci mio figlio, più del solito.

12 giugno 2013

Lei e io.

E' arrivata.
Lei, l'invidia.
Sarà stata la voglia di estate ma ancora il piumone nel letto a convincere tutti a fare tanto all'amore. Perchè di colpo sono tutte incinte.
Tutte quelle che non ci pensavano, che preferivano concentrarsi su altro, hanno deciso che il momento è arrivato.
Forse è semplicemente che il tempo passa per tutti, mica solo per me. C'est la vie.
Forse è semplicemente perchè fare figli è bellissimo. L'ho sempre sostenuto. Lo diventa sempre più. Specie quando si passa dalla tenerezza alla risata, quando ti diverti per davvero per quella piccola cosa inaspettata che tira fuori.
Forse è semplicemente e per fortuna perchè la gente si ama ancora e nonostante le paure per il futuro decide che la vita deve andare avanti. E che non c'è modo migliore di vivere che liberare nuova vita.

Lei è un sentimento strano. Puoi volere bene ma essere contemporaneamente un pò invidiosa? Credo di sì.
Non è colpa di nessuno, semplicemente è la vita.
Sono molto felice per tutte le novità e i futuri uomini e donne che popoleranno questo pianeta, specie se sono di persone a me care (sto incrociando le dita per lei, vai così vai così!).
Però come vorrei essere al posto di una di loro. Anzi con loro. Vorrei che lo fossimo tutte, vorrei poterci essere anch'io.
Qui posso dirlo. Oh, come vorrei.
Come vorrei che fosse. Che il tempo smettesse di passare inesorabile e quel giorno arrivasse. Adesso, ora.
Come vorrei poter essere superiore a tutto ciò.
Un mare di gioie e io che partecipo, con giusto un pò di amarezza. Quella che non puoi far vedere. Quella che non puoi ammettere. Quella che non vorrei, ma è più forte di me.
La pma mi ha distrutto. Non è un segreto.
Ho preso tempo, controvoglia, ma lo dovevo a Lui. A mio figlio. A quello che c'è. Perchè è troppo facile finire in un turbinio faticoso e deprimente e dimenticare tutto il resto. Tutto quello che vale.
Un pò ci sto riuscendo. Sono più presente. Sono più attenta. Sono, forse, un pò meno egoista.
Adesso stiamo aspettando.
Intanto facciamo qualche esame in più, giusto per non farci mancare nulla, nè al portafoglio, nè alla mente. Ma facciamo tutto con l'ospedale pubblico e in confronto una gravidanza di nove mesi è una passeggiata veloce. Abbiamo il prossimo appuntamento fissato per ottobre. Poi, forse, decideranno se farci questa benedetta fivet, ma visti i tempi finiremo sicuramente al 2014.
Da una parte va bene così, perchè il tempo obbligato, dato dal pubblico, permette di fare le cose con calma. E' una calma forzata ma sempre calma è. Sempre tempo per concentrarsi su altro è. Più figlio da godersi, più gattina che dorme accoccolata con il muso nell'incavo del tuo collo, meno assenze dal lavoro con scuse inventate, meno braccia e pance bucate, meno tetris per riuscire a fare tutto.
Lo stesso discorso per l'adozione. Ne abbiamo solo parlato. Un percorso di nuovo molto grande e complicato. E come tutte le cose grandi e complicate meriterebbe un pò di più delle poche forze rimaste dal quotidiano fatto spesso di traffico, bollette, soldi, lavoro, casa, e litigate.
Forse non è il momento.
Forse è tutto un segno, forse semplicemente dobbiamo vivere un pò più noi, ritrovare un pochino di passione nelle cose che facciamo, un lavoro qualificante, gratitudine e impegno. E un pò più spensieratezza.
Quella spensieratezza che tanto manca in questo paese.







Oggi mio figlio mi ha fatto vedere il suo nuovo numero di salto sul divano. E io ho giustificato il mio non riuscire a farlo in alto come lui perchè non ero tanto capace.
"beh, quando tornerai piccola imparerai."

E' sempre tremendamente ineccepibile.

21 maggio 2013

il mio peggio nemico

Gli inizi sono sempre complicati. 
Avresti bisogno che tutto si fermasse un attimo per partire. Sempre. 
Ma c'è lui. Il tempo. 
Lui passa. 
Tu sei davanti ad una pagina bianca e lui non aspetta che tu cominci a scrivere, a capire, a vivere. 
Non ti dà tempo quando avresti bisogno di tempo.  
Lui passa.
Incurabile. Inesorabile. Intollerante. Indulgente. Implacabile. Intransigente. Inclemente.
Io avrei bisogno di una vacanza dal concetto di tempo che non mi molla mai nemmeno quando in vacanza ci sono davvero. Perché anche lì la paura che passi troppo in fretta mi fa sentire il bisogno di fare mille cose.
Il tempo è il mio peggior nemico.
Vivo con l'ansia di non averne mai abbastanza, di perdermi sempre qualcosa, di non riuscire a ricordare. 
E il ricordo altro non è che un tentativo di annullare il tempo.

Ci sono giorni in cui ventiquattro ore sono oggettivamente troppo poche per fare tutto. O almeno per mettersi il cuore in pace di averle fatte bene.
Ci sono momenti in cui sembra passare troppo velocemente, in cui in un attimo è già tardi. E io sono una perennemente in ritardo. Sempre di corsa. Sempre a lamentarmi perchè sono di corsa.
Sono una che rimanda. Con l'illusione che nel dopo il tempo ci sarà.
E invece di imparare o migliorare finisco sempre per dare la colpa a lui, è così semplice.

La mia faccia è cambiata.
Il tempo che passa comincia a farsi vedere anche nei lineamenti. Comincia a lasciare il segno. Non me ne accorgo sempre, perchè non sempre ho il tempo di guardarmi. Ma a volte lo sguardo si ferma lì. Dove la pelle ti ricorda che non sei più quella ragazza. Quella leggera. Quella che rimandava. Tanto c'è tempo.
Alle volte sono felice che il tempo sia passato. Molte volte. Perchè quello che ha prodotto, che ha portato, è una conquista.
Alle volte invece vorrei poter semplicemente tornare indietro.
Vorrei che fosse quello che non è stato. Vorrei che tornasse quello che non sarà più.

Un figlio, forse ancora più delle rughe, è la prova inesorabile del tempo che passa. Della sua bellezza e della sua crudeltà.
Il suo diventare una persona, altro da te, con una propria testa. Con una propria indole. Con un proprio vivere. 
Il tempo insegna che non si può plasmare. Il tempo ti permette di imparare ad amare incondizionatamente. Anche se non è come avevi programmato. Anche se non è come pensavi che sarebbe stato. Semplicemente com'è. Adesso e qui.
Ho voluto lavorare su di me, molto nell'ultimo periodo. Perchè ho sempre avuto bisogno di controllare tutto per sentirmi in pace con me stessa. Perchè ho sempre sentito il bisogno di avere il potere sulla mia vita. E invece non è così. L'arte della pazienza, il saper accettare il tempo che passa è necessaria, è diventata un bisogno.
Si deve imparare ad amare i segni che lascia.

Il quando è un'incognita insopportabile. Ma ci si deve convincere che sarà e si vive meglio.
La mia ricerca che ha come preso una pausa, almeno da prelievi e punture, da delusioni inaspettate e speranze invane, è sempre parte di me. Anche se il tempo passa. Ed è questo che la rende più limpida,  incredibilmente più forte, enormemente più amara. 
Non si può mettere da parte. Si può solo desiderare innocentemente che il tempo rallenti. Che sospenda un pò la sua corsa. Che si compia il momento. Che arrivi. Che non si accumulino le rughe, non più di tanto. Che mio figlio non cresca troppo, da poter gioire e godere di un suo simile per casa.
Ma è il presente quello in cui tutto ha luogo.
In fin dei conti sarò sempre grata a questo mio percorso, alla mia ricerca, come mi piace chiamarla. Perchè mi ha insegnato, anche se ci è voluto tempo, che è a oggi che devo guardare. E' oggi che devo essere felice. Perchè posso esserlo oggi. Nonostante e comunque il tempo decida di farmi arrivare a domani in un lampo. 
In fondo basta cambiare la prospettiva. Basta fregarlo, come con tutti i nemici. Basta vedere domani come un nuovo oggi. E non mollare.
Sono riuscita a fermarmi per un po'. Adesso credo di avere un po' più di corazza, una consapevolezza diversa, una marcia in più, una sofferenza più consolidata, meno sconosciuta.

Adesso lo so.
So cosa vuol dire PMA.

Adesso posso anche ripartire. Riprovare. Ricrederci.
Io e il tempo non faremo mai amicizia, possiamo solo imparare a convivere.


questo post partecipa al blogstorming di Genitori Crescono


12 aprile 2013

a che punto sono

Le cose sono abbastanza diverse negli ultimi tempi da come dovevano essere.
Non sono in cassa integrazione, intanto. Per lo meno per un pò non è possibile esserlo. Si trattava di una cassa integrazione in deroga (dell'azienda quindi e non del lavoratore) che in poche parole funziona così: l'azienda ha (tutt'ora) a disposizione 180 giorni di cassa fino a fine anno da sfruttare come e quando vuole. Si dà il caso però che siano arrivati tutti quei lavori che non dovevano esserci e quindi sono in ufficio tutti i giorni tutto il tempo, proprio come sempre. E sarà così per parecchi mesi. Come se nulla fosse successo.
E quindi è un bene. Perchè data la situazione è un'ottima cosa.
Le domande e i dubbi sono molti allo stesso tempo.
Da una parte mi chiedo se non ci sia stata un pò di fretta da parte di chi ci gestisce le cose, se forse non ci si è un pò approfittati di quello che è concesso, cavalcando l'onda della crisi esistente e lacerante. Se forse non era il caso di diffondere il terrore, se forse bastava aspettare una attimo. Dall'altra tutto quello vissuto nelle mura del mio ufficio, e che difficilmente riesco a lasciare lì quando esco, è davvero pesante, i rapporti si sono deteriorati e ultimamente lavorare è più faticoso che mai. Perchè quando il clima è pessimo è dura respirare al suo interno.
Perchè aver realizzato che per me era ora di andare via, di fare altro, di imparare a fare altro, è sempre un bene, ma se poi non è fattibile diventa un'altra difficile convivenza.
Sto per dire un'eresia, e mancare forse di rispetto a molti che sono in situazioni di cassa integrazione, ma ero arrivata al punto di vederla davvero come un'opportunità.
Quella di avere del tempo.
Tempo per ricostruire un qualcosa che sento di dover ricostruire, tempo per pensare al come, al cosa e tempo per provare a farlo. Tempo per riempire la mente con il nuovo, nonostante i problemi economici che questo avrebbe comportato e le paure del futuro. Invece continuo ad essere intrappolata in un lavoro che non è per me, in un ambiente che si è logorato, fatto di persone arrabbiate, confuse, stanche e nervose.
A giorni ringrazio, comunque. Perchè potrebbe essere peggio. Per molti è molto peggio.
A giorni, come una bambina viziata, vorrei poter avere quel tempo per concentrarmi sui progetti che rimangono ancora solo idee, poco realizzabili senza un momento a loro dedicato.

E poi c'è tutto l'altro grande discorso.
Sono in contatto con molte persone meravigliose, sono entrata nel magico gruppo del Bai Jia Bei e ho scambiato sogni e parole piene di speranza con donne meravigliose. Mi sono anche sentita in colpa, perchè io sono già mamma e so che la nostra ricerca, il mio percorso, è più semplice del loro, il mio dolore è più contenuto e meno comprensibile del loro, perchè loro sono anche più coraggiose di me, loro sanno lottare meglio di me. Le ringrazio, tutte, per l'esempio che sanno darmi. Le ringrazio perchè i miei sensi di colpa sono solo miei, mai mi hanno sentire diversa o esclusa. Hanno cuori grandi.
Ho ammesso che i ritmi e le pressioni della pma non fanno per me.
Ho preso una pausa, dalle punture e dalle attese, dalle delusioni e dalla speranza. Ho cercato di fermare il tempo, invano ovviamente, ho cercato di pensarci meno, mi sono concentrata su quello che c'è e che è del resto il mio punto di forza perchè è proprio da quello che so trovare l'energia.
E ci sto riuscendo.
Ho pensato ad altre possibilità, perchè il desiderio c'è e non posso dimenticarlo, non posso farne a meno, non me lo posso negare. Non ci voglio rinunciare e non voglio accantonarlo.

Ho riflettuto tanto, ne stiamo parlando ancora di più, e sono una persona grata.
Perchè Lui, quello Grande, c'è e io ci posso contare.
Perchè Lui, quello Piccolo, c'è e so che può bastare, lui sa riempire tutto.
Ho deciso che l'accanimento non era la strada migliore, non in un periodo in cui le cose sembravano non andare per il verso giusto, anzi avevano proprio preso la piega sbagliata.
Sono grata perchè le cose cambiano. Non per merito mio, ma per puro culo, e scusate il francesismo.
L'appuntamento preso con l'ospedale per fare una fivet in regime convenzionato era fissato da mesi per settembre. Non ci pensavo neanche più. Di certo non lo cancellavo. Tanto c'è tempo. Ebbene il tempo si è ridotto. Il primo colloquio (da cui non so quanti ce ne dovranno essere prima di passare all'azione) è stato anticipato a maggio. Cioè praticamente domani.
Andiamo a sentire? Certo!
Si è rimessa in moto la macchina mentale perchè la situazione è cascata dal cielo? Sì.
Come sto?
Stranamente tranquilla.
Ancora nel pieno forse del va bene lo stesso, non importa...
Senza troppa poesia ma consapevole della mia fortuna e felice di poter giocare ai pirati in un normalissimo pomeriggio come quello di ieri.

Sono una pazza incoerente? Sì, non ci sono più dubbi.

12 marzo 2013

faccio outing

Si dice che quando si tocca il fondo si possa solo risalire. Barbara ha detto che buttare fuori tutto è un pò come fare le pulizie di primavera e che dopo dalla finestra entrerà più luce.
Rende perfettamente l' idea.
Io ho capito una cosa. E non è una cosa da poco.
Io voglio, vorrei, solo un altro bambino.
Vorrei poter amare così follemente un altro essere umano. Vorrei che mio figlio provasse il legame che unisce due fratelli. Vorrei che fossimo in quattro, proprio come ho sempre immaginato la mia vita.
Ma non mi importa nulla da dove venga.
Non ho la voglia della pancia, non ho vissuto la mia prima gravidanza amando il mio corpo che faceva da culla, sempre più grande. Non mi accorgo più di tanto delle mille panze che vedo in giro, io vedo mille carrozzine, io guardo quelle.
Non ho saputo instaurare una relazione con la mia pancia. Lei c'era, era lì.
Quando ero in stato balenoso mi sono sentita in colpa per questo. Io ero quella che non poteva avere figli e, indipendentemente dal fatto che non fosse una gravidanza cercata, sapevo che avrei dovuto esserne felicissima, vivermi la nostra fortuna e la magia con il cuore a mille. E invece no. Le ecografie mi sono sempre sembrate surreali, mi colpivano tutte le reazioni di commozione che la mia pancia provocava, più agli altri che a me. Sono stata sospesa per nove mesi.
Era una delle cose che avrei voluto vivermi diversamente, adesso. Avrei voluto diventare la donna che speravo di essere già la prima volta ma che alla fine non mi riusciva, volevo amare la pancia e vivermi al massimo quei nove mesi che sono oggettivamente incredibili.
Ma so anche che li avrei vissuti con il desiderio che passassero in fretta.
Perchè io vorrei solo un figlio.

Io ho amato mio figlio piano piano ma tutto è davvero cominciato quando l'ho visto. Quando l'ho toccato. Quando ho guardato la cosa che mi ha cambiato la vita. Ci è voluto del tempo per fortificare il mio amore per lui, c'è voluta un pò di conoscenza reciproca ed è proprio questo viaggio che abbiamo incominciato ad intraprendere con lui che cerco nuovamente.
E' quello il momento che vorrei rivivere, quello con cui tutto inizia, quello in cui lo vedi e lo tocchi. E non importa se non potrà esserci un parto, non importa se ci perderemo certe cose.
Non so se riesco a spiegarmi perchè è un pò complicato da capire, a volte anche per me.

Non sono fatta per la pma. Mi dispiace, ci ho provato, me lo dovevo ma non fa per me. Mi ero posta dei limiti. Me li sono posti convinta che poi arrivata al limite lo avrei spostato un pò più là. E invece no. Non lo posso spostare più in là. Non riesco a integrarla con la mia quotidianità, non riesco a viverla con il giusto distacco che serve per mantenere tutto il resto in piedi e illuminato... Non sopporto questo senso di impotenza, non sopporto questa sensazione di inadeguatezza che involontariamente provo, non sopporto questo continuo pensiero a me, al mio corpo, a dove sta l'inghippo, ai perchè. Non sopporto gli inviti a rilassarmi che mi fa mia madre e che anche tutto il resto del mondo mi rivolge.
Io non so perchè non riesco a rimanere incinta. L'infertilità inspiegata è abbastanza comune.
Ma così non riesco a volermi bene. Sostanzialmente sono arrabbiata con me stessa. E mi lascio andare. Perchè un pò mi sto sulle palle.
Non mi trucco più e i miei capelli sono davvero un casino, non mi coccolo più riempiendomi di crema dopo una doccia bollente e mi vesto senza nemmeno curarmi di cosa sto tirando fuori dall'armadio.
Ho bisogno di dare di più all'uomo che amo. Perchè posso dare di più. Perchè ho bisogno di stare con lui e starci bene.
Ho voglia di divertirmi con mio figlio, di godermelo come si merita, di sentire che non gli sto facendo mancare nulla, che ci sono per lui al 100%.

Voglio pensare ad altro. Quando tutti ti dicono non pensarci, cosa credono, che io mi diverta ad avere questo chiodo fisso, che mi accompagna comunque in ogni cosa io faccia? No, non mi piace. E allora devo lasciarlo andare.
Non è una rinuncia, se una cosa la vuoi profondamente non ci puoi rinunciare.
Ma ci sono altri modi, possono esserci altre strade, che non sono un ripiego, semplicemente sono più adatti a me, a noi.
Perchè sento che così non ce la posso fare.

Ho bisogno di concentrarmi su quello che c'è. Sul qui e ora.
Quindi basta. Non tornerò alla clinica.
Il prossimo passo sarebbe passare all'artiglieria pesante - fivet e compagnia bella - (perchè voglio dire, io sono una pivellina che molla alle primissime armi, giusto due iui) e, a parte il fatto che data la mia situazione lavorativa sarebbe economicamente impensabile, non credo che ce la farei.

Detto questo per adesso magari faccio una lista. Un to do per giovedì che sarà il mio primo giorno da cassa integrata, altrimenti impazzisco.
Nella lista ci metterò anche concedermi un'ora al giorno di pace totale. Un libro all'ora di pranzo al sole nel mio bar preferito (giovedì dovrebbe piovere ma vabbè). E' una cosa che non riesco a fare mai. Se questa cassa integrazione devo vederla come un'opportunità lo deve diventare anche per me. Per rimettermi in carreggiata. Per ricominciare a volermi bene.
Tutto il resto del tempo mi do da fare e mando curriculum, promesso.

Magari il mese prossimo nella lista ci inseriamo anche una telefonata all'ufficio adozioni del comune.
So qual'è il numero, è salvato nel mio telefono, è una cosa che è sempre stata detta, voluta, semplicemente mai approfondita perchè vista come troppo complessa. Rimanere incinti sembrava più semplice. (Ahahahah).
Nove anni fa sapevo già che l'esame, fatto per curiosità, per verificare se quello che avevano ventilato i medici anni prima a causa di una grossa operazione avuta da bambina, era vero.
Lo sapeva anche lui. Fu il primo a cui lo dissi. In realtà ero fidanzata con il suo amico anche se ero fondamentalmente pazza di lui. Ma questa è un'altra storia.
E da giovani innamorati senza la minima intenzione di mettere su famiglia, viaggiavamo e fantasticavamo di quando avremmo adottato un bambino. Perchè la pma non sapevamo neanche cosa fosse. Perchè tutto a vent'anni è bello e possibile. Perchè ci credevamo davvero. Volevamo stare insieme per sempre e avere dei bambini, non importa se non avrebbero avuto i nostri occhi, avrebbero avuto il nostro sorriso, perchè quello si insegna e si trasmette, la genetica non c'entra nulla.
Chiameremo, con calma, assolutamente facendo una cosa alla volta, godendosi il più possibile una primavera che si spera si decida ad arrivare e mettendosi sotto per risolvere il problema lavoro. (io ci provo, avevo detto che dopodomani sarebbe dovuto arrivare).

Non sento differenze tra figli di cuore e figli di pancia.
Così li chiamano no?! Almeno è come la vedo io.
Perchè io è con il cuore che desidero un altro figlio. Se il mio corpo non ci sta non posso mica impazzire.

Io mi conosco. Io credo e provo davvero solo quando vedo e tocco.







Vorrei ringraziarvi tutte, perchè mi siete davvero vicine, perchè non so come, io di solito non sono brava a spiegarmi, ma sento tanta empatia e le vostre parole e i vostri commenti sono diventate importanti, sono in grado di farmi tornare il sorriso e soprattutto mi fanno sentire meno sbagliata, più accettata così come sono e come tale apprezzata. 
E come ho già detto tante volte, è una bellissima sensazione.
thank you!

10 marzo 2013

ho buttato fuori tutto.

Vorrei poter fermare il tempo, partire, riempirmi gli occhi di colori, assaggiare nuovi sapori, ridere di cuore e di pancia, guardare l'orizzonte senza pensieri, semplicemente spensierata e leggera... oh, come ne avrei bisogno.
E invece la primavera tarda a mostrarsi, è tutto grigio, la cassa integrazione sarà al 50%, quindi peggio di quanto ci avevano prefigurato qualche giorno fa e se aggiungiamo che mi hanno detto chiaramente di guardarmi intorno capite perchè avrei un bisogno disperato di sole sulla pelle.

Però ho finalmente buttato fuori tutto, anche gli arretrati.
Ho pianto come non riuscivo a piangere da un bel pò. Ero in macchina da sola, c'era la colonna sonora giusta e le lacrime sono arrivate. Non piangevo da troppo. Non avevo pianto per la prima inseminazione andata male. Non avevo pianto per l'accumulo della tensione e non avevo pianto quando la speranza è svanita. Non ho pianto quando dieci giorni fa ne abbiamo fatta un altra. Non una lacrima di commozione.

Ho pianto adesso. E ho pianto tutto.
Ho pianto perchè il test di gravidanza dice che neanche questa volta è andata bene.
Ho pianto perchè come faccio a desiderare un altro figlio se sono in cassa integrazione?
Ho pianto perchè devo rivedere le priorità e non posso fare tutto. Una cosa alla volta. Partendo dalle emergenze.
Ho pianto perchè non reggo tutto questo meccanismo del provare-sperare-pensa ad altro-ritentare-sperare che è la pma.
Ho pianto perchè mi ero posta dei limiti. E non ce l'abbiamo fatta.
Ho pianto perchè non è giusto. Ho pianto perchè sono incazzata.
Ho pianto perchè avevamo appena trovato un accordo molto buono per comprare quel famoso terreno dove costruirci la nostra casa (ne parlavo qui) ma adesso con la mia situazione lavorativa come si fa a portare avanti un progetto che prevede un mutuo?
Ho pianto perchè per la prima volta mi hanno dato gli anni che ho, perchè sono invecchiata e si vede. Ho pianto perchè sono tanto stanca.
Ho pianto perché la mia amica e' ufficialmente andata a vivere con il suo futuro marito a 100 km di distanza. E sono molto felice per lei ma mi manca.
Ho pianto perchè so che dovrò darmi da fare, so che dovrò tirare fuori le palle, so che dovrò mettercela tutta per continuare ad essere sorridente, per continuare ad essere solare, per lui.
Ho pianto perchè ho paura. Paura di fallire. Paura di non reggere il fallimento. Paura di sperare ancora.

Finalmente ho buttato fuori tutto. Ho sciolto il ghiaccio.
Piangere fa tanto, tanto bene.
Perchè adesso è tutto più chiaro.
E ne sono paradossalmente felice.

8 febbraio 2013

è andata così

In questi giorni sono rimasta come sospesa. Non ho letto e non ho scritto qui, non ho voluto parlarne, ho inutilmente cercato di non pensarci.
Le cose non sono andate come speravo, non sono entrata in quello splendido 10% e non so come sto. Non lo so davvero. Un misto di incazzatura e delusione. Un amaro fallimento. Non nostro ma reale.


Siamo così fottutamente impotenti.

Non ci sono lacrime, non so perchè. Sono di ghiaccio.
Mi sciolgo solo per loro due.
In realtà sono certa che un bel pianto liberatorio mi farebbe molto bene.
Ma non arriva.

Mi circondo di cose belle, l'ho sempre sostenuto, sono piena di meraviglia intorno a me.




















29 gennaio 2013

Sono grata - racconto di una i.u.i.

Sono sempre qui a parlare di PMA. Che palle direte voi. Un pò lo dico anch'io. Sono stata anche a una bella mostra, ho mangiato folpetti e bevuto un mezzo spritz (sto facendo la brava), abbiamo ufficialmente inaugurato il periodo delle "storielle inventate" (tipo tu sei il cavallo e io sono l'elefante e chiamiamo il camion dei pompieri che c'è un incendio nella casa del dinosauro), ho avuto i miei in visita per un week end lungo (lunghissimo) e c'è in ballo un progettino di lavoro che potrebbe rivelarsi interessante ma non è che ne sia così convinta.

Eppure sono sempre qui a parlare di PMA.  In effetti mi sono vista poco con le mie amiche, fotografo un pochino meno, leggo un pò meno (a parte il libro di Raffaella che però guarda caso è sempre sull'argomento), mi concentro poco su altro. E aver fatto la I.U.I. - tecnica di inseminazione veramente blanda, proprio da pivelli- che dà risultati positivi al 10% non è che aiuti a pensare a molto altro.

10%.


Più che altro non faccio/facciamo altro. Per una settimana sono andata alla clinica, che ovviamente non è proprio nei paraggi, un giorno sì e l'altro pure, eco-prelievi-punture-eco-prelievi, avendo un lavoro dove non sai più cosa inventarti (dire la verità è purtroppo un'opzione da evitare se a casa non voglio restare), e soprattutto il mio nanetto. Da incastrare ma anche da godere.

Domenica mattina ore sei io e il co-protagonista della faccenda - Grande Lui - ci siamo alzati per iniziare il giorno con un'inseminazione. Si esce prima del sole, mano nella mano infreddoliti.
Siamo andati a letto arrabbiati. Per un'altra cosa che non aveva niente a che fare. Una litigata al posto sbagliato nel momento sbagliato. Potevamo proprio evitarcela.

Apro una piccola parentesi perchè il periodaccio passato e che ogni tanto bussa alla nostra porta ci ha fatto bene. Come coppia.
Ci ha posto grandi domande.
Ho trovato le risposte.
Abbiamo le risposte.
Chiusa parentesi.

Comunque: macchina, viaggio in silenzio, mano nella mano, clinica. Deserta e quasi più fredda di fuori. Ci credo sono le 7.30 di una gelida domenica di gennaio. Quella clinica dove ormai ti riconoscono per nome ma non perchè gli sei simpatica ma perchè hanno più e più volte strisciato il tuo bancomat.
E tu ti senti fortunata perchè è domenica presto e loro sono lì per te.
Gli sei grata perchè sul loro lavoro ci conti. Tu ti sei affidata a loro.

Il marito viene subito prelevato e portato nella saletta del peccato, solo in compagnia di un video anni '80 per cui era meglio l'opzione immaginazione (così dice e io mi sono immaginata porno star cotonate).
E tu (moralista-che-non-vuole-ammettere-di-esserlo) che hai sempre rotto se si guardava un porno adesso lo accompagni e aspetti fuori.
E sei grata che lo faccia.

Dopo si va al bar di paese davanti alla clinica e viviamo la routine di periferia delle 8 di mattina di quella solita mattina gelida di gennaio. Tutt'altro che un mortorio come immaginavo, anzi, antropologicamente molto interessante!
Inganniamo il tempo e c'è quella complicità che ci permette di fare tranquillamente la settimana enigmistica, nonostante tutto. Perchè non è il momento per pensarci. L'importante è che siamo insieme.


Dopo un'ora si torna in clinica ed è il mio turno.
Un secondo ed è fatto.
Nessun dolore. Nulla.
Una botta e via in confronto è l'apoteosi del romanticismo.
"Stia qui 20 minuti sdraiata". "va bene".
Rimani lì al freddo del neon, da sola, immobile in balia dei pensieri.
E mi sono fatta una promessa.




Quindi tutti a casa. Grazie, arrivederci.

Ieri torno per fare l'eco di controllo. Non si capisce nulla. Non si sa se la terapia ormonale abbia funzionato. Quindi prelievo del sangue per capire se si deve ripetere l'inseminazione. "Domani la chiamo e le dico se dovete venire subito". E la tua mente immediatamente comincia a pensare ai possibili incastri. Tetris allo stato puro. Pensi al marito, al suo lavoro e all'idea del subito, al mio lavoro -panico/paura - e poi sempre e soprattutto al piccoletto.

E' una bella fatica. Tutta mentale, le punture sono una cazzata in confronto.

E mentre paghi l'ennesimo conto ti "cade" l'occhio sul foglio prenotazioni visite e chi c'è un'ora dopo di te? Proprio quella tipa. Quella che aspetta il suo secondo figlio (arrivato così, non è che proprio lo volevamo) e a casa ha una bambina meravigliosa di due anni. La bambina più adorabile e bon ton mai vista. Quella che lavora nella moda. Quella con la tata migliore del mondo. Quella che va a farsi il week end a New York quando vuole. Quella sempre vestita con stile.
La cosa peggiore è che questa tipa mi sta molto simpatica.

---

Oggi il caro gino mi ha chiamata dicendomi che non dovevamo andare ma che mi richiama sta sera per parlarmi.
ok.
10%.
Avremo il risultato tra due settimane.


Io sto bene. 
Ho fatto l'amore ieri sera. L'amore quello bello, intenso, goduto e grato. 
Quello che fanno due che sono una squadra.

[grazie amore mio]

25 gennaio 2013

Il libro di una di noi


Ho cominciato a leggerlo emozionata. L'emozione data dal fatto che, oltre che sentirmi molto "dentro" l'argomento, fosse il libro scritto da una quasi amica, da una persona con cui ho già scambiato belle parole, con una persona che un pochino forse conosci già, per alcune piccole grandi cose. Una persona che ti ha già emozionata. E un pezzetto di lei adesso è a casa con me. Perchè questo suo libro è un pezzetto, neanche troppo piccolo, di lei. Del suo viaggio verso il suo splendido bambino. Del suo rapporto con l'altro protagonista, il papà del bambino, il suo compagno in questo viaggio.
E' un libro che intervalla poesia con fredda e spietata realtà, dolore e statistiche, consigli utili e informazioni pratiche e vissute.
E' un libro che ho divorato con ingordigia e che mi sono ripromessa di leggere con più calma.
Non sono brava con le parole, Mamma Piky ci è riuscita molto meglio di me!


Quello che posso fare è prendere spunto. Perchè c'è molto di me e c'è molto di diverso da me.
Ognuna ha la sua storia e ognuna vive a modo suo (e menomale che è così) la ricerca della maternità.
La mia storia e quella di Raffaella sono molto diverse.
Io sono già mamma. Io riesco a vivere tutto con molta più serenità perchè nonostante la ricerca sia molto faticosa ho la mia riserva di energie, la mia carica.
Io non ho il "problema del tempo" o per lo meno non come lo ha vissuto lei. Sento anch'io però il tempo che passa. E' l'attesa impotente. E' il desiderio forte.
Io non prego. Io non ho un rapporto con Dio come ce l'ha lei. Ho sempre creduto di non aver bisogno di un Dio, ho sempre creduto più alle magie che non ai miracoli. Credo sia un qualcosa che manca nella mia vita. Io ho scelto di credere solo nell'uomo, nella scienza e nel destino. Ma questo è tutto un altro enorme e gigantesco discorso.

Ma quelle tra me e Raffaella non sono differenze che allontanano, anzi. La condivisione, il confronto, la comprensione di chi può capire è aria fresca, è necessità, è vita. Perchè le storie sono diverse ma è raccontandocele che troviamo un pò più di forza per viverle.
Almeno così è per me.

E anche se il vissuto è diverso certi sentimenti sono gli stessi. Quello che si prova accomuna quelle che cercano. Ed è qui che non ci sente più sole.
Uso le sue parole perchè lei le ha trovate. Sono parole giuste e vere, sue ma anche mie. Io non ho ancora elaborato bene il tutto, anzi ci sono proprio immersa, sono nel pieno della fase dell'attesa, sto vivendo la "folle giostra". E' la fase della sospensione. Della speranza. Del tenersi a forza con i piedi per terra. Ancora devo fare e ancora dovrò vivere e capire.

(Anch'io l'altro giorno, prima di leggere le tue parole, mi sono toccata la pancia dopo la puntura e le ho detto "fai la brava, passerà"...)

Raffaella è stata brava e lo sa.
"Ho retto di fronte alle delusioni, alle difficoltà, al senso di inadeguatezza e a quello di colpa, a quel misto di vergogna e colpevolezza che solo chi ha problemi d'infertilità conosce. 
[...] Accettarlo è doloroso. [...] Occorre essere stati là, nella terra dell'infertilità, per capire quanto ci si possa sentire fieri, orgogliosi, coraggiosi e, contemporaneamente, infinitamente fragili e persi."

"Fragile e indistruttibile al tempo stesso. Si piange fino a straziarsi per poi rimettersi in piedi e dirsi che in fondo non serve piangere, serve solo crederci.[...] E' il senso di impotenza nei confronti delle cose che non accetti, che vorresti cambiare ma sai che non puoi.[...] è deporre le armi mettersi l'anima in pace e riposare. 
E' accettare che la faccenda non dipende più da noi."

Credo che tutto stia nel fissarsi dei limiti. E ognuno ha e deve avere i suoi. Non esistono limiti giusti o limiti estremi, esistono solo i propri limiti consapevoli. Quelli che ti permetteranno di stare bene, perchè ci hai comunque provato, ma anche quelli che non ti fanno perdere di vista quello che c'è.
E io ho moltissimo. Io e Raffaella siamo mamme. Siamo molto fortunate.

Perchè "ci vuole una miscela in parti uguali di tenacia e fortuna. La tenacia è la virtù delle donne.E' spesso scomoda, ma è la qualità che muove il mondo e spezza gli equilibri. [...] La fortuna invece altro non è che il tocco della buona sorte. La puoi cercare ma resta sempre una parte di ignoto, una parte di destino dove nessuno può niente."


Rinnovo i miei grazie anche qui, Raffaella. Brava. Per tutto.
E per la cronaca questa è sempre stata la mia preferita dello Zecchino d'Oro...








con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma

e mai come oggi la citazione che Paola usa per iniziare il suo post casca a pennello con il libro di cui ho parlato qui.
Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. 
Marcel Proust

23 gennaio 2013

tutto cambia + ricetta

Se guardo indietro sono cambiate davvero tante cose. Sono cambiata.
La base è sempre la stessa ma la sostanza cambia. Non è solo perchè sono diventata mamma, non è solo perchè sono passata da studentessa a lavoratrice, è soprattutto perchè il tempo passa. Io divento più grande ogni giorno, ogni anno che passa. Non nel senso di più vecchia (anche se in realtà è quello), spererei più saggia (ma non ci metto la mano sul fuoco), semplicemente più grande. Faccio e imparo cose che sono da grandi. Per il resto del tempo invece faccio la nanetta di tre anni anch'io per solidarietà con quello che scorrazza per casa.

Ieri mi sono fatta la mia prima primissima puntura da sola. Mi buco la pancia di ormoni per stimolare l'ovulazione in vista della iui e me lo faccio da sola. Io ho il terrore degli aghi. Non un terrore qualsiasi. Gli aghi sono il mio incubo. Io che sudo freddo per un prelievo, guardo sempre dall'altra parte e non sono mai riuscita a vedere Trainspotting.
Non è perchè fa male, so che non fa male, ma mi fa un senso pazzesco. Non mi fa senso nient'altro, adoro i ragni, non ho problemi con nessun insetto di nessun genere, non ho neanche problemi con il sangue in generale. Odio semplicemente gli aghi. Profondamente.
Ieri vado dal medico che doveva farmi lui la prima puntura e poi contavo sul marito per le altre. Arrivo e mi spiega come fare, poi mi guarda e mi fa: prego se la faccia. Sì, ho capito, gli faccio io, adesso vado a casa e... No si faccia qui la prima, su forza che non ho tempo con queste sciocchezze. E io ho fatto. Ho guardato tutto, bucato, iniettato e sono sopravvissuta. Davvero una cazzata. Forse oggi riuscirò anche a farla con un pò meno tremore. Adesso non mi fanno più paura gli aghi. E' ufficiale. Tiè.
Questa è una cosa da grandi.

So cucinare. Non voglio essere presuntuosa, non sono certo la regina dei fornelli, ma riesco a preparare cose buone da mangiare. Per me è una conquista incredibile. Posso dilettarmi in cucina, posso preparare dal nulla involtini di pollo, risotti e sughetti gustosi. Ma la cosa che mi piace cucinare di più sono i dolci. E questi non è che mi vengano proprio sempre sempre...
Il plum cake sì, ma per fare quello non serve essere grandi.
Il cioccolato non mi piace. Non so cosa fare, l'ho provato in tutti i modi ma proprio non mi piace. Da sempre. Direte che fortuna e invece proprio no, mi fa venire sempre voglia ma se provo è nausea sicura. Nemmeno il cacao sul cappuccino. Nemmeno sul tiramisù. Dolci al cioccolato ne faccio qualche volta perchè gli uomini di famiglia ne vanno ghiotti ma devo dire che non mi spreco tanto... Mi è venuta la Sacher al primo colpo una volta. Dicono fosse buona. Sono soddisfazioni. Però non l'ho mai più rifatta. Tanto mi era venuta.
La cucina è fantasiosa per il salato, puoi provare e azzardare ma per i dolci è tutta un'altra cosa. E' precisione allo stato puro e per questo mi diverto di più. Diventa una questione di principio.
Il mio tallone d'Achille è sempre stata la pasta frolla.
No, non sono impazzita, sto scrivendo di pasta frolla. Sì, io. Sono diventata grande e posso anche scrivere di pasta frolla.
Ieri ho fatto una crostata con crema pasticcera e frutti di bosco. Credo fosse la decima volta che ci provavo e fino a ieri non mi era mai venuta come si deve, che in cucina deve voler dire soprattutto buona.
Ieri era un giorno diverso, un giorno da grandi. E nella mia testa mi sono sempre immaginata che da grande sarei stata una che sapeva fare ottime torte.

Altra cosa da grande: ho un'alzatina. Avrei potuto scrivere solo questo per riassumere il post.

Condivido con voi la ricetta a patto che se per caso vi capita di rifarla e viene meglio della mia ve lo teniate per voi.

ingredienti:

per pasta frolla:
250 gr di farina
125 gr di burro freddo (appena tolto dal frigo)
100 gr di zucchero
1 uovo
1 tuorlo

per la crema pasticcera:
1/2 l di latte
4 tuorli
100 gr di zucchero
vaniglia (stecca o aroma)
40 gr di amido di mais
100 ml di panna fresca

per la copertura
450 gr di frutti di bosco surgelati (che vanno benissimo, ne avevo parlato già qui, li trovo comodissimi che vi devo dire?!)
zucchero a velo

Preparazione:
Prima cosa se i frutti di bosco sono congelati vanno tirati fuori e lasciati in uno scolapasta a gocciolare altrimenti inzuppano la torta. Poi si passa subito alla frolla.
Questa è l'unica ricetta di pasta frolla che mi viene senza dovermi arrabbiare, deprimere e buttare all'aria tutto. Setaccio la farina sul piano di lavoro e faccio la fontana (termine molto tecnico infatti il Piccolo Lui non ha capito: a me mamma sembla solo un buco). Metto lo zucchero, l'uovo intero e il tuorlo nel "buco" e ai lati tutti i pezzettini di burro.
Mescolo prima un pochino con le dita uova e zucchero (ecco ricordarsi di togliere gli anelli prima, io non lo faccio mai e guardando la mia fede direste che sono sposata da 100 anni da quanto è rovinata) poi comincio ad impastare tutto bene, max cinque minuti ed è pronto.
A questo punto di solito il livello di disordine raggiunto nella mia micro cucina è pari al caos che nel frattempo mio figlio ha creato in salotto da solo: basta dire TANTO per rendere l'idea.
Lascio l'impasto in frigo almeno mezz'ora. L'impasto che viene fuori è parecchio, va bene per questa crostata e una quindicina di biscotti che prepara il nano mentre io vado avanti con la torta. Così lo tengo "buono". E poi questa ricetta di frolla mi viene e anche se ne venisse fuori un quantitativo per trenta crostate non cambierei una virgola. Ricetta che viene non va cambiata. Altro che tutto cambia.
Passato il tempo di riposo stendere la frolla che serve, mettere sulla carta forno e infornare (ricoperta di carta forno e fagioli secchi) per 15 min a 180 gradi.
Intanto si prepara la crema: mettere a bollire il latte con un cucchiaio di vaniglia (se siete organizzate e l'avete comprata la stecca di vaniglia è meglio) e in una ciotola a parte mescolare 4 tuorli, amido di mais e zucchero con le fruste elettriche, altra cosa da grandi che a me ha cambiato la vita (si fa per dire).
Quando il latte bolle aggiungere il composto di uova zucchero e amido e mescolare bene con una frusta. Mettere in un piatto, coprire con la pellicola trasparente che aderisca bene alla crema e mettere fuori dalla finestra a raffreddare. Sempre che non sia agosto.
Tirare fuori la torta, togliere i fagioli e rimetterla in forno massimo 5 minuti. Ricordarsela.
Poi farla raffreddare.
Montare la panna fresca (io ci aggiungo un pò di zucchero)
Quando la crema si è raffreddata la sbatto di nuovo un pò con le mie care fruste elettriche e poi la mescolo con una spatola aggiungendo la panna montata.
Riempio la frolla con la crema, ci metto sopra un sacco di frutti di bosco e zucchero a velo.
Una meraviglia.

Il delirio creato da mio figlio nel frattempo per fare 3 biscotti è peggio del mio. Questo mi rincuora, sono più grande faccio meno disastro. Però visto che sono la più grande spetta a me la pulizia. Ci provo a coinvolgerlo, perchè è giusto che impari anche a ripulire ma fa peggio. Quindi amen, lo educherò a ripulire domani. Adesso voglio solo che il caos sparisca.
Sono sfinita.
Entra in casa il marito, sgrana gli occhi di fronte a quella che per me era una cucina quasi a posto mentre per lui era appena passato un tornado e mi guarda: "ancora con 'ste crostate, ma ti sei proprio fissata."
Caro lui. Non ne avrà neanche una fetta. (ovviamente non è andata così, ci ha dato dentro a colazione).
Io che sono diventata più grande perchè gli aghi adesso mi fanno un baffo me la merito eccome.

Si cambia e per fortuna. Le paure cambiano. Si possono affrontare.
Trainspotting non lo guardo comunque. Potrebbero venire turbe mammesche e ora non è proprio il momento.
Si cambia e s'impara a cucinare. E per fortuna lo si fa perchè in fondo è divertente.