Finchè vivevo con loro le occasioni di andarci erano frequenti, bastava un treno e mezz'ora di viaggio e arrivavi a Porta Nuova. E per una che viveva in periferia era il massimo: negozi a perdita d'occhio, di quelli belli, quelli delle catene che a 18 anni guardavo come se fossero il futuro e in effetti non mi sbagliavo, però non mi rendevo conto che in realtà avrebbero reso uguali tutti i posti del mondo. I locali, che sembravano così incredibilmente londinesi, anche se eri a Torino. I palazzi, magnifici e imponenti, i viali squadrati e i tram.
Da quando non vivo più a casa con i miei, sono passati 12 anni e Torino è un'altra, se vado a trovarli è raro che riesca a passare del tempo girovagando per la città della Mole. E' un peccato perchè di solito si ha solo il week end e tra parentame vario, di cui prima di trasferirmi a malapena sapevo l'esistenza ma, adesso che vivo via, va visto ogni volta che torno, il tempo per fare i turisti non c'è mai.
Uno dei miei propositi per il nuovo anno è invertire questa tendenza.
Quando andrò dai miei ci prenderemo sempre almeno un pomeriggio per scoprire Torino.
Una volta lo facevamo. Con pupo piccolo. Pomeriggi a Venaria Reale, Museo del Cinema, Piazza Vittorio e Quadrilatero. Poi abbiamo un perso l'abitudine.
Così appena tornati dalle Dolomiti ci siamo fiondati alla scoperta di una zona a me sconosciuta: Il Lingotto. Ci ero già stata, per la Fiera del Libro. Stop, solo quella volta tanti anni fa. Al mega centro commerciale non ci avevo mai messo piede. Mai lo rifarò per la cronaca. E mai lo avrei fatto se non era per vedere la mostra che c'è alla Pinatocoteca Agnelli. La mostra raccoglie alcune chicche ed era deserta (cosa necessaria per apprezzare una mostra) ma soprattutto è in un posto formidabile .
Un'architettura urbanissima e azzeccata, sul tetto la celebre pista di prove delle auto e la "bolla" che domina guardandosi il Monviso da privilegiata. Tutt'intorno una ormai già vecchia città olimpica. Molto molto urban.
Ma perchè non ci ero venuta prima?
| #ilcielosutorino Vale ha proprio ragione! |
Rimane il fatto che quando vedo "cose da grande città" mi viene una voglia innaturale di mansardine di 20mq, di vent'anni, di fidanzati possibilmente spesso diversi, di cene riscaldate davanti alla tv, di libertà nel decidere dove cosa e come. In poche parole di totale indipendenza. Da tutto e da tutti. Poter girare come mi pare, quanto mi pare, dove mi pare. Poter fare come mi pare, dove mi pare, per quanto mi pare. Prendere tutto e non dover dare nulla. Al massimo dell'egoismo possibile.
C'è una parte di me che rimpiange di non aver fatto tante cose, una parte di me che si arrabbia per avere dei rimpianti, una parte di me che per fortuna si rende conto che le mie rinunce sono state soprattutto delle scelte e che sono quella che sono anche grazie a loro.
Però a volte vorrei vivere in una grande città ed essere sola, leggera, con il pensiero più grande di cosa fare il sabato sera. Per il resto c'è tempo. Ecco, vorrei quella sensazione che si può avere solo a vent'anni e che già a ventidue comincia a scomparire, che ti permette di vivere alla giornata, tanto c'è tempo. C'è tempo per pensare al futuro e preoccuparsene, c'è tempo per innamorarsi davvero, c'è tempo per arrabbiarsi tanto di politica, c'è tempo per imparare un mestiere, c'è tempo per mettere i piedi per terra, c'è tempo per pensare alle cose serie e importanti.
A tùte le cose a-i-va so temp. Ogni cosa ha il suo tempo.
Me lo diceva sempre mia nonna.










