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13 maggio 2014

Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare.


Sto facendo pace con me stessa. Nonostante sappia, razionalmente, che non è stata colpa mia, che non ne potevo nulla, che era così. C'è chi lo chiama destino, c'è chi lo chiama semplicemente vita, chi come me un pò e un pò, dipende dai giorni.
Eppure questi tre anni di ricerca il segno lo hanno lasciato.
Anche se il solco più grande lo ha lasciato la perdita di quello che si era finalmente trovato. 
In ordine cronologico:
Sono stata una ragazza fertile e sicuramente colta di sorpresa.
Sono stata una donna, una mamma consapevole che ha cercato. Cercato e cercato.
Mi sono sentita incapace, sbagliata, brutta, stanca, speranzosa, illusa, ingrata, disillusa, impotente, prepotente, piccola e fragile.
Sono stata felice. Avevo cercato e trovato. Poi sono morta dentro, come il mio bambino.
Mi sono rialzata. Per forza. Su gambe molto traballanti.
Mi sono sentita più imperfetta del solito, sfortunata, bruttissima, arresa e soprattutto arrabbiata.
E adesso sembro una normalissima donna fertile.
Mi sento bene, bella, spaventata, fiduciosa. 
E non ci capisco più nulla.
Sembra troppo facile, tanto quanto prima sembrava difficile.

21 maggio 2013

il mio peggio nemico

Gli inizi sono sempre complicati. 
Avresti bisogno che tutto si fermasse un attimo per partire. Sempre. 
Ma c'è lui. Il tempo. 
Lui passa. 
Tu sei davanti ad una pagina bianca e lui non aspetta che tu cominci a scrivere, a capire, a vivere. 
Non ti dà tempo quando avresti bisogno di tempo.  
Lui passa.
Incurabile. Inesorabile. Intollerante. Indulgente. Implacabile. Intransigente. Inclemente.
Io avrei bisogno di una vacanza dal concetto di tempo che non mi molla mai nemmeno quando in vacanza ci sono davvero. Perché anche lì la paura che passi troppo in fretta mi fa sentire il bisogno di fare mille cose.
Il tempo è il mio peggior nemico.
Vivo con l'ansia di non averne mai abbastanza, di perdermi sempre qualcosa, di non riuscire a ricordare. 
E il ricordo altro non è che un tentativo di annullare il tempo.

Ci sono giorni in cui ventiquattro ore sono oggettivamente troppo poche per fare tutto. O almeno per mettersi il cuore in pace di averle fatte bene.
Ci sono momenti in cui sembra passare troppo velocemente, in cui in un attimo è già tardi. E io sono una perennemente in ritardo. Sempre di corsa. Sempre a lamentarmi perchè sono di corsa.
Sono una che rimanda. Con l'illusione che nel dopo il tempo ci sarà.
E invece di imparare o migliorare finisco sempre per dare la colpa a lui, è così semplice.

La mia faccia è cambiata.
Il tempo che passa comincia a farsi vedere anche nei lineamenti. Comincia a lasciare il segno. Non me ne accorgo sempre, perchè non sempre ho il tempo di guardarmi. Ma a volte lo sguardo si ferma lì. Dove la pelle ti ricorda che non sei più quella ragazza. Quella leggera. Quella che rimandava. Tanto c'è tempo.
Alle volte sono felice che il tempo sia passato. Molte volte. Perchè quello che ha prodotto, che ha portato, è una conquista.
Alle volte invece vorrei poter semplicemente tornare indietro.
Vorrei che fosse quello che non è stato. Vorrei che tornasse quello che non sarà più.

Un figlio, forse ancora più delle rughe, è la prova inesorabile del tempo che passa. Della sua bellezza e della sua crudeltà.
Il suo diventare una persona, altro da te, con una propria testa. Con una propria indole. Con un proprio vivere. 
Il tempo insegna che non si può plasmare. Il tempo ti permette di imparare ad amare incondizionatamente. Anche se non è come avevi programmato. Anche se non è come pensavi che sarebbe stato. Semplicemente com'è. Adesso e qui.
Ho voluto lavorare su di me, molto nell'ultimo periodo. Perchè ho sempre avuto bisogno di controllare tutto per sentirmi in pace con me stessa. Perchè ho sempre sentito il bisogno di avere il potere sulla mia vita. E invece non è così. L'arte della pazienza, il saper accettare il tempo che passa è necessaria, è diventata un bisogno.
Si deve imparare ad amare i segni che lascia.

Il quando è un'incognita insopportabile. Ma ci si deve convincere che sarà e si vive meglio.
La mia ricerca che ha come preso una pausa, almeno da prelievi e punture, da delusioni inaspettate e speranze invane, è sempre parte di me. Anche se il tempo passa. Ed è questo che la rende più limpida,  incredibilmente più forte, enormemente più amara. 
Non si può mettere da parte. Si può solo desiderare innocentemente che il tempo rallenti. Che sospenda un pò la sua corsa. Che si compia il momento. Che arrivi. Che non si accumulino le rughe, non più di tanto. Che mio figlio non cresca troppo, da poter gioire e godere di un suo simile per casa.
Ma è il presente quello in cui tutto ha luogo.
In fin dei conti sarò sempre grata a questo mio percorso, alla mia ricerca, come mi piace chiamarla. Perchè mi ha insegnato, anche se ci è voluto tempo, che è a oggi che devo guardare. E' oggi che devo essere felice. Perchè posso esserlo oggi. Nonostante e comunque il tempo decida di farmi arrivare a domani in un lampo. 
In fondo basta cambiare la prospettiva. Basta fregarlo, come con tutti i nemici. Basta vedere domani come un nuovo oggi. E non mollare.
Sono riuscita a fermarmi per un po'. Adesso credo di avere un po' più di corazza, una consapevolezza diversa, una marcia in più, una sofferenza più consolidata, meno sconosciuta.

Adesso lo so.
So cosa vuol dire PMA.

Adesso posso anche ripartire. Riprovare. Ricrederci.
Io e il tempo non faremo mai amicizia, possiamo solo imparare a convivere.


questo post partecipa al blogstorming di Genitori Crescono


13 novembre 2012

il post che non avrei voluto scrivere

Tre giorni di ritardo e la mente vola.
Anche se ti autoconvinci che non devi illuderti, che non può essere, che sarebbe la cosa più bella del mondo, che non devi fare i calcoli di quando nascerà, vivi quei tre giorni con un'unico pensiero.
Lo vuoi.
Fortissimamente.
Vuoi diventare mamma di nuovo.
Come se non ci fosse altro al mondo che si possa desiderare di più.
Perchè questa volta sarebbe una cosa consapevole, voluta (e solo io so davvero quanto), desiderata, cercata e chi più ne ha ne metta. Voglio provare questa sensazione, quella dell' aver cercato e trovato, vivermela senza le paure che hanno caratterizzato la mia prima gravidanza.
Mio figlio infatti è arrivato per caso, nel senso che non lo stavamo nè cercando nè desiderando. E' stato una bella batosta, 26 anni, un'università da finire e un bilocale pieno d'amore ma piccolo e buio. 
Mai cosa per caso fu più azzeccata.  
Un miracolo mi dicono i medici, io preferisco definirla una magia.

Poi arrivano.
'Ste stronze.
Come sempre. Da 19 mesi a questa parte mi riportano alla realtà.
"Continua pure a sperare bella mia"
Per me è molto difficile rimanere incinta (ne parlavo anche qui, autoconvincendomi di nuovo che non era un mio chiodo fisso). Una tuba è chiusa e quindi le aspettative sono solo sull'unica rimasta, e questo mese era anche il suo turno (maledetta), solo che anche lei è piena di aderenze e paranoie (rimaledetta).

Lo so che sono giovane, lo so che ho tutta una vita davanti e soprattutto lo so che ho la fortuna di essere già mamma.
Per questo non mi posso mai lamentare troppo.
Però fa male comunque. Però è' un pensiero costante. Però è un peso difficile da descrivere.
Sono grata per la magia che è stata ed è mio figlio e ogni giorno cerco di assaporarne al massimo, di riempirmi di questo amore immenso.
Però, come si chiedeva Raffella in un suo post che mi ha coinvolta molto, vorrei tanto sapere
[...]Che sensazione si prova quando tutto avviene come se fosse l’evento più naturale del mondo? 
Com’è quando le cose vanno come devono andare, com’è desiderare e ottenere?
Com’è provare e riuscire, senza battaglie, senza guerre, senza traumi?

Non ho fretta ma non ce la faccio più. Solo chi ha cercato a lungo sa cosa significa...
E' una parte di me che cerco di nascondere perchè non voglio passare per l'eterna insoddisfatta (perchè non lo sono) ma le lacrime ci sono e le verso da sola.
E quindi vaffanculo.
Sì, perchè era il momento più giusto, un regalo bellissimo per i miei trent'anni, un modo di festeggiare una ritrovata e tanto agoniata pace con Lui, quello Grande, un modo nuovo, positivo di guardare al futuro.
Per me, per Lui e per il Piccolo Lui.
Perchè essere fratelli è una cosa bellissima.