9 maggio 2018

Su quel muro ci siamo noi.


Questo è il muro di casa nostra, quello che da giù porta su e viceversa. Fin da quando vedevo le planimetrie e questa casa era solo un disegno volevo che diventasse una raccolta di tutto quello che siamo, il nostro racconto, sempre lì a portata di sguardi.
C'è da dire che ovunque io vada porto a casa cartoline, stampe, foto. Che sia una mostra che mi è piaciuta, che sia un viaggio che facciamo. Ho scatole e scatole, per la gioia di lui, piene di cose così. Dei viaggi poi tengo davvero tutto, dai biglietti dei mezzi pubblici, a quelli dei ristoranti che mi sono piaciuti, a quelli di ingresso ai musei, ma questo è un'altra cosa.
Su quel muro ho appeso da subito tutto ciò a cui tenevo di più, modificandolo più e più volte in questi due anni che abitiamo queste mura.

C'è il poster del Guggenheim che comprai quando, da sola, per la prima volta vidi New York, quando c'erano ancora le torri, quando la me di oggi si stava costruendo. Poi c'è il Mondrian che invece comprammo io e lui, sempre a New York, tempo dopo, quando le torri non c'erano più. Ci sono i ritagli del calendario, quello della nostra prima casa, quello di Rothko che avevo cercato e cercato e poi trovato e che alla fine ho trasformato in 12 quadretti. Ci sono le stampe di Warhol prese con il fidanzato di prima e quel quadretto comprato a Damasco, quando si poteva ancora andare liberi in Siria, ed era bellissima. C'è la sardina di quel Portogallo che tanto ho amato, tutti insieme, anche se lei era ancora un tutt'uno con me. Ci sono le foto di San Francisco, dei piedini nudi e sporchi di Ada a Capraia, c'è l'ultima foto di mio figlio ed io abbracciati, di quando voleva ancora gli abbracci stretti stretti, c'è la Bretagna (di cui devo sempre e ancora raccontare) e la Corsica, il poster psichedelico preso in quel bellissimo museo di Zagabria, il primo Natale in quattro, i sorrisi buffi di lei, la stampa della mostra di Matisse che tanto ho amato, Degas che piace tanto alla mia ragazza sempre in tutù, Porto e Tokyo, che ultimamente va ancora per la maggiore sulla parete, il primo dipinto di mia nipote per me, la Piazza Rossa di Mosca e Giacometti, ah come amo Giacometti!

In poche parole, su quel muro ci siamo noi. Noi insieme, noi come pezzetti unici, noi in due, noi quando eravamo tre, noi che siamo quattro.
In altre parole il mio consiglio è tenete tutto, tutto ciò che è foto, ricordi, carta, stampe, sempre. Lasciate al resto le furie del decluttering che ogni tanto ci stanno, comprate cornici ikea da pochi soldi (ho scatole anche di queste ancora da riempire), usate quegli scotch adesivi da muro che sono meglio dei chiodi e vi permettono di fare come faccio io, cambiare sempre, invertire, sostituire ricordi, rimpiazzare colori, così che il muro cambi con voi.
Perchè cambiamo sempre e se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle.

4 commenti:

  1. Più che d'accordo con il tuo consiglio! E adesso sono certa che ti pIacerebbe casa mia, visto che è piane di foto, disegni e ricordi cartacei di luoghi, eventi ed emozioni! Che anche io cambio almeno una volta l'anno!

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  2. Stupendo!! Anche da noi c'e` un muro che si presta proprio a questo..e piu` volte ho pensato di personalizzarlo in questo modo...magari quest'estate e` quella buona in cui inizio a realizzare questo progetto! ;-)

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  3. ma che bello questo muro! e che bella l'idea di riempirlo con tutto ciò che racconta la propria famiglia! un abbraccio cara!

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