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8 maggio 2015

ultimi letti


1. IL MIO AMICO ASDRUBALE di Gianni Biondillo
La storia parla di Marco che incontra Mirka che è una bambina davvero speciale e di Asdrubale, un albero, che ha molto da insegnare. C'è una mamma sullo sfondo, una di quelle che dice in continuazione "Dai, forza, muoviamoci, siamo in ritardo, daiiiiiiiiiiiiiii". 
Lei era sempre di fretta, era il suo modo di fare, sembrava sempre che il mondo stesse per terminare da un momento all'altro. Ciao piacere, sei la me stessa dentro un libro.

27 marzo 2015

5 bei libri per bambini

E' da tanto che non parlo di libri per bambini. L'ultimo post risale a troppo tempo fa.
Quindi andiamo al sodo:

1. IL GRANDE LIBRO DEL PICCOLO TASHI di A&B Fienberg
Tashi è piccolo, sembrerebbe un folletto ma non lo è. Vive con noi, va a scuola ma ha mille avventure da raccontare e tutte davvero originali. C'è il Burbero Barone, la zia Terza, fantasmi, streghe, draghi e giganti che fanno puzze giganti. Voi gli gnocchi li preferireste fatti di ossa macinate o di farina? Perchè a casa della coppia di giganti questa è la discussione.
Insomma è fantasia semplice, quella bella.

19 novembre 2014

il pit stop

La sera lottiamo per andare a letto, per lavarci e metterci il pigiama. Però poi stop.
Mi siedo su quella poltrona lì, rossa, che sa tanto di casa, e mi fermo. 
Ci fermiamo.
Luce giusta e disegni alle pareti. Camera sua è un piccolo bazar molto, molto colorato. Altro che quelle camerette minimal, di design e perfette che si vedono su Pinterest. E' piena. Respirata. Usata. Ma soprattutto colorata.
E' il momento che c'è da quasi sempre. Era così nella vecchia stanza, sempre colorata, è così ora. Era così quando ancora ci stava seduto in braccio. Era così quando siamo passati ad un letto quasi vero. Era così con la febbre, se si rincasava tardi, se si era stati disubbidienti. Lo stesso è ora. Anche se Urletta urla.

9 maggio 2014

Letti di #aprile


Oggi, come lo scorso anno e quello precedente, vorrei essere a Torino al Salone del Libro e invece ciccia.
Lui Grande direbbe che non si può fare tutto. Io mi lamento semplicemente.
In realtà non ne ho nessun diritto. Ultimamente, da quando io e panza stiamo bene non è che riesca molto a stare ferma. E non ho nessuna intenzione di farlo. La scorsa settimana Roma, il prossimo week end Milano (ci vediamo al MammaCheBlog vero?!), e forse poi una settimana in Corsica fuori stagione non ce la toglie nessuno. Mi riposo come richiesto/imposto ma non troppo insomma. In pratica me la godo. Con quella sensazione tipica di chi sa che di qui a poco sarà tutto un casino...

3 marzo 2014

AmoLeggerti

Oggi potete trovarmi qui, a casa di Federica, un luogo così accogliente che non posso che esserne davvero felice!
Il suo è un vero e proprio impegno, nel nome della lettura, nel nome dei bambini, nel nome del futuro. Perchè Amoleggerti nasce con l'idea di diffondere il piacere della lettura e il bene che leggere ad alta voce può provocare nei nostri figli e in noi.
Io personalmente sono certa che se si leggesse di più il mondo sarebbe migliore.
Sicuramente più ricco.
Sicuramente più consapevole.
Sicuramente più fantasioso.

Ne approfitto per qualche consiglio di lettura in versione piccoli visto che l'ultimo post risale a troppo tempo fa.

14 gennaio 2014

di strizzacervelli, altalene e cambiamenti cercati



Ed ecco che ciclicamente arriva il post triste.
Giusto per ricordarci quanto poco io sia il riflesso dei miei ormoni.
E’ un’altalena, su e giù.
Su e giù.

25 ottobre 2013

tre piccoli capolavori

Parliamo d'altro?
Parliamo d'altro.

Il mondo dell'editoria per l'infanzia è davvero variegato se si lascia da parte tutto ciò che è puramente commerciale (anche l'editoria deve mangiare, basta non fare indigestione) e Peppa Pig (che io comunque ringrazio sempre. Tra l'altro, se ve lo siete persi, fatevi due risate leggendo qui, io me le sono fatte di gusto!).
Dicevo, l'offerta è davvero ampia e ci sono alcune chicche meravigliose.
Quando si legge un buon libro per bambini c'è sempre molto per i genitori. Del resto i libri li scrivono i grandi. Quelli bravi sanno tornare bambini con l'esperienza del grande.
E siccome oggi è venerdì e da troppo tempo non partecipo all'iniziativa di homemademamma, per parlare d'altro che non sia come sto (sto, punto.), vi propongo i migliori libri per piccoli (e quindi per grandi) che amiamo leggere nell'ultimo periodo:

15 settembre 2013

consigli di lettura 2

Eccomi qui con la seconda parte di consigli di lettura. (parte prima qui)
C'è poco da fare, la fatina il giorno della consegna delle qualità si è un pò distratta e la dote della sintesi non me l'ha data, nemmeno un pò.
L'Oscar per il miglior libro dell'estate non va alla Gamberale ma a una scrittrice che come la protagonista del suo romanzo tiene dentro di sè due mondi, e ne cerca l'equilibrio.
(Ne aveva già parlato Mimma qui e Drusilla qui)
Mi ero persa la recensione di Mimma nei meandri del web, e mia madre mi aveva tenuto nascosto questo capolavoro letterario perchè non voleva che lo leggessi, non voleva che entrassi nel dolore di Quamar, la protagonista, e nella sua esperienza di ricerca della maternità. Capisco il suo bisogno di protezione, ma c'è una cosa importante che manca a mia madre: il piacere della condivisione. Il sapere che non cresce la sofferenza a leggere o ascoltare di un dolore simile al tuo, ma una strana sensazione di sollievo, di fraterna vicinanza, di comprensione. E' bello poter vedere le tue stesse paure attraverso gli occhi di altri, guardarle in un modo nuovo o riconoscersi in pieno.
Rende tutto più reale ma anche più accettabile.
Ma andiamo con ordine:

Widad Tamimi - IL CAFFE' DELLE DONNE
Il romanzo è un'armoniosa alternanza tra l'esistenza milanese di Quamar, ormai donna, di origine Giordana ma cresciuta in Italia, e la stessa, bambina prima e adolescente dopo, durante le sue estati passate alla Grande Casa della nonna ad Amman.
Il mondo arabo mi ha sempre affascinata. Nei pochi viaggi che ho potuto compiere in quelle terre (tra cui questo e il mio cuore continua a piangere perchè tutto peggiora) ho solo in parte potuto accontentare la mia voglia di vedere com'è. Per questo la letteratura è un'ottima alternativa, un viaggio a costo zero e per certi versi anche più immersivo di uno vero. Infatti non avrei mai potuto partecipare ad un caffè delle donne se fossi stata ad Amman. Perchè io non sono araba.
Mi piacciono queste donne, all'apparenza così sottomesse, nascoste da veli e sguardi bassi ma in realtà molto forti, molto coalizzate, molto unite, molto combattive e consapevoli.
Mi ricordo di aver osservato a lungo un gruppo di donne completamente velate fuori da una moschea a Damasco e di aver desiderato tanto di intrufolarmi nella loro mente e spiarne i pensieri, senza scrupoli nè giudizio, solo per curiosità. Perchè per me certe cose non sono accettabili, ma mi piacerebbe capire come fanno ad esserlo per altre. Perchè spesso la condizione femminile nei paesi arabi è una violenza alla libertà, ma mi piace pensare che altre volte ci sia una consapevolezza felice dietro quei veli. Perchè forse non è così importante.
Ma torniamo al romanzo che va bene non avere il dono della sintesi ma c'è un limite.
E così, tra racconti di afosi e colorati pomeriggi, il primo amore e la famiglia in un senso molto allargato, si compie il rito tutto femminile e intimo del caffè. Quando si svela anche a lei, la tredicenne Quamar, ed è il suo turno di premere il pollice sul fondo della tazza di caffè, le vengono lette le linee del suo futuro: "Lo vedi questo cuore? Cade dal tuo ventre, più e più volte. Ma tornerai a essere serena e la vita verrà. Quando avrai imparato a raccogliere i frutti della terra, scoprirai la vita fuori di te. Allora sarai felice, e lo sarai molto, molto a lungo. Allah ti darà molti figli, se troverai la strada per accoglierli."
Perchè lei da adulta, da donna che in Giordania non torna da molto tempo, innamorata del suo uomo, rimane incinta. Subito, al primo tentativo. E perde il bambino. Alla nona settimana.
E mentre leggevo il suo dolore sugli scogli della Croazia, un dolore immaginario come la sua protagonista ma molto reale, il mio non era più vuoto, ma vita, senza che lo sapessi. E adesso sono a otto settimane e mezzo. Quasi nove.
Una malformazione genetica, la sua, che le rende difficile portare a termine una gravidanza. Tutte le gravidanze che lei sognava.
E il suo è un  percorso tortuoso, difficile, che fa riaffiorare molto, il suo rapporto con la madre, le sua doppia appartenenza, quella sensazione con cui è cresciuta, non sentendosi a casa in Italia e non sentendosi a casa in Giordania, lontana dalle sue libertà, così ovvie e scontate.
E in lei mi sono rivista molto. Nel suo bisogno immediato. Nel desiderio di un figlio, nel momento in cui lo cominci ad immaginare.
"Da un attimo all'altro scopro una nuova urgenza e nulla riesce a distogliermi dal pensiero di quel bisogno così fondamentale. [...] A quel punto non ci sono domande, non ci sono dubbi. Inutile cercare di spiegarlo, è così e basta. Anzi trovo snervante la pazienza di chi attende domani per qualcosa che è maturo già oggi. E lo è, maturo. Dentro di me conosco tutti i perchè. Ragioni che hanno senso pieno in me stessa, un loro posto e un loro nome."
E poi il dramma. Che separa e non riesce a tenere insieme i cocci. Perchè il dolore anche se comune è comunque individuale. E non è per niente facile starsi vicini quando arriva.
"Ripenso a Giacomo, al suo sguardo desolato e consapevole di questi giorni. L'amore non basta. Ci sono frangenti in cui si è soli comunque, in cui ci si vorrebbe fare compagnia e consolarsi a vicenda ma non è possibile".
La loro coppia viene distrutta da questo dolore, da una lei che non riesce a risollevarsi, e da un loro che si dimenticano a vicenda. "Mi dispiaccio per lui, perchè sento di averlo portato al confine di sè stesso, in quell'atrio remoto e sconosciuto in cui le reazioni perdono aderenza con la volontà e annebbiano l'autostima".
Ma è il suo ritorno in quella che crede la sua terra, negli anni così cambiata, irrigidita e con i limiti alle libertà femminili che le sembrano ancora più stridenti, che le serve a capire. E sono le donne intorno a lei che la aiutano. "I problemi stanno ovunque. Puoi ricominciare da capo mille volte, forse anche con mille persone diverse, ma se gli ingredienti giusti ci sono fin dall'inizio è inutile pensare che sarebbe meglio in un altro modo, con qualcun altro. Le difficoltà di una coppia arrivano sempre, bisogna lasciar sedimentare, l'amore come il caffè."
E poi arriva un bambino. Un bambino che non è loro ma che con loro passa un pò di tempo. Il tempo che basta per capire.
E poi c'è un'amica che racconta com'è.
"< Sai, ho passato anni a cercare un figlio mio, Quamar. Poi ho semplicemente accettato la solitudine della mia incapacità di generare, e l'ho unita alla solitudine di un figlio senza madre, senza genitori, senza futuro. > mentre lo dice il viso le si distende in un sorriso tenero, materno. < Igor è la mia vita, mio figlio in tutto e per tutto. [...] I figli diventano tuoi piano piano, per le cure e l'amore che ci metti, giorno dopo giorno, notte dopo notte, quando corrono felici e quando stanno male e cercano rifugio tra le tue braccia. >"
E lui un giorno si convince. Si convince che "l'amore va oltre, l'amore non dipende dalle somiglianze. L'amore supera le superfici."
Insomma, è un libro davvero bello. Tanto femminile. Per niente scontato. Pieno di riflessioni interessanti.
E in più c'è anche la ricetta per il vero caffè arabo, al profumo di cardamomo.

"A volte ci smarriamo in un labirinto intricato per il solo gusto di perderci la testa. Abbandoniamo l'ordine mentale e la leggerezza affascinati dall'ignoto. Si tratta di scegliere, tra il desiderio di vivere e quello di scavare. Puntiamo lontano, nella disperata ricerca di una perfezione impossibile e scivoliamo a terra incapaci di accettare la purezza della felicità. Quello che ci è più familiare e vicino appare banale e scontato. Lo ignoriamo disprezzandone la bellezza, lo rendiamo sterile e mediocre, ne sottovalutiamo l'autenticità. Aspettiamo di perderlo per riconoscerne il valore."


Volevo scrivere di altri due libri, ma niente. Non ho proprio il dono della sintesi.
Sorry.



12 settembre 2013

Consigli di lettura

Mi sono riconciliata alla grande con il mio lato divoratore di libri e con il nulla che mi creo intorno ogni volta che prendo parole altrui tra le mie mani. Ovviamente raccolte in un libro che mi piace, che mi ispira e che sa prendermi, un pò per le viscere.
Ho letto sugli scogli in Croazia, ho letto alla luce di una candela in campeggio e ho letto tornata a casa, con la pancia abitata.
E' andata molto meglio che quel week end del Redentore.
Alcuni vale proprio la pena di raccontarli, magari in due puntate, così riesco a pubblicarlo questo post, che altrimenti rimarrà nelle bozze in buona compagnia di tutti gli altri, quelli che sì poi magari pubblicherò, o forse più probabilmente no.

Piccola premessa, ho letto anche quello di Gramellini, Fai bei sogni, tanto osannato, e volevo dire la mia, ma mi spiace, non capisco il perchè di tutto questo successo. Sono l'unica? Per carità bravo, ma io questo buonismo mascherato non riesco ad apprezzarlo. Questa troppa semplicità che lo rende perfetto per un Buongiorno ma non so se per un vero romanzo. L'ultima parte è sicuramente commuovente, ma sono certa che se non fosse per gli ormoni e l'argomento madre non avrei versato nemmeno una lacrimuccia.
Un romanzetto, niente più.

Passiamo a quello che invece mi è piaciuto molto:

1. Chiara Gamberale - LA LUCE NELLE CASE DEGLI ALTRI
Non avevo mai letto nulla della Gamberale. E adesso rimedierò.
Devo dire che sentendola a Radio24 non è che mi ispirasse molto, ma avevo bisogno di un libro da 500 pagine saccheggiato dalla libreria di mia madre per ricredermi.
E' scritto magistralmente. E' quella scrittura che piace a me, concisa e leggera, ma allo stesso tempo essenziale. Ma come si fanno a scrivere così tante pagine e farle sembrare pochissime, una dietro l'altra, senza dare il minimo accenno di noia o ripetizione? Chapeau.
E' un romanzo con molti protagonisti, ognuno descritto bene, il minimo per poterlo conoscere, il giusto per potersi ritrovare in un gesto, rivedersi in un'esperienza, riviversi in una sensazione.
C'è Mandorla, la bambina di tutti, e la leggi crescere. Una vita diversa da qualunque altra bambina, una vita piena di mancanze e all'ombra di un grande segreto, ma allo stesso tempo ricca, come solo quella di chi vede, tocca e raccoglie esperienze.
C'è la vecchia Tina Polidoro, sola e zitella, più di come si possa immaginare.
Ci sono Samuele e Caterina e il piccolo Lars arrivato dopo lunghe ricerche e un amore logorato da questa ricerca. Annullato, messo da parte e dimenticato. Finchè finito.
Poi ci sono Paolo e Michelangelo, un pò troppo da clichè a mio avviso, ma molto divertenti e passionali, per lo meno uno visto che l'altro si addormenta spesso sul divano. E Mandorla cresce con l'idea naturale che non ci sia nulla di innaturale.
Ci sono Lorenzo e Lidia, la coppia sempre in lotta, un amore difficile da vedere. Che si nascondono dietro alla domanda classica e spesso ricorrente, ma c'è ancora quell'amore?
"Quand'è che un amore finisce?
Finisce quando non ce n'è più, quando ce n'è troppo, quando in realtà non c'è mai stato. Un amore finisce perchè qualcosa si consuma: allora non bisogna usarlo, forse, l'amore. Ma finisce pure quando non si consuma niente e, anzi: tutto rimane come il primo giorno. Così perfetto che pare finto. E allora forse almeno un pò bisognerebbe usarlo, l'amore. E se poi finisce perchè mentre lo usi ti cade per terra e si rompe? Anche quello può capitare. Così come che lo lanci per aria, per giocare, e quello però non torna più indietro: può capitare. O magari finisce perchè te lo scordi da qualche parte, perchè lo vuoi tenere sempre chiuso in tasca per non perderlo, ma così marcisce, va a male. Finisce perchè andavi di fretta, finisce perchè rimani indietro, finisce perchè vuole finire, perchè deve finire. Finisce perchè non c'è cosa più impossibile da tenere a mente, quando un amore comincia, che potrebbe finire."
E poi per ultima c'è la famiglia perfetta. Perfetta perchè si è imposta di esserlo e piuttosto di rischiare e di uscire dalla tanto progettata perfezione vive senza voler sapere.
E poi c'è la mamma. Una mamma che in realtà non c'è più. Ma con cui Mandorla parla.
E una verità, che non salta fuori. Perchè "siamo tutti all'oscuro di qualcosa che ci riguarda".

"I genitori fanno quello che possono Mandorla: tutti. Anche quando sembra il contrario. Il problema è che mentre sono madri e sono padri non smettono di essere anche esseri umani. Ecco perchè sbagliano, inevitabilmente. Chi più, chi meno: sbagliano. Ma prima o poi bisogna perdonarli. E lo sai qual'è l'unico perdono possibile?
Qual'è mamma?
L'unico perdono possibile che possiamo concedere alle nostre mamme e ai nostri papà è lasciarli andare, a un certo punto. Continuare a volergli bene, se pensiamo che l'abbiano meritato. Ma smetterla di far dipendere il nostro destino dal loro. Altrimenti avremmo solo una buona scusa per non farci niente, con questo destino. No?"


2.  Maurice Druon - IL BAMBINO DAI POLLICI VERDI
Non è assolutamente una novità, ma è un piccolo capolavoro scritto nel 1967, un Sellerio (e già questa è una garanzia), semplicemente meraviglioso, che non vedo l'ora di leggere con il mio nano. Con i miei nani potrei dire (!!!). Perchè oltre alle parole ci sono disegni, semplici e bellissimi.
Il protagonista è Tistou, un bambino speciale "non come gli altri" come lo definisce la sua maestra, ma in senso negativo, "questo bambino deve essere sorvegliato da vicino, si pone troppe domande" o ancora "un bambino distratto e osservatore. I suoi generosi sentimenti gli tolgono il senso della realtà". 
E' semplicemente un bambino che non ammette che i grandi gli spieghino il mondo con idee precostituite. Lui rivolge uno sguardo nuovo sulle persone e le cose, spesso distrugge i ragionamenti degli adulti che hanno il giudizio falsato dagli occhi dell'abitudine. "Ogni bambino è impaziente d'agire nella direzione d'un bene comune e per questo aspetta il miracolo di diventare grande. Quando poi ci diventa di solito dimentica quello che voleva fare, oppure ci rinuncia. Così non avviene nulla, c'è solo un grande in più, senza miracoli".
Tistou cambia le cose, cerca di migliorarle, di riqualificare il quartiere più povero della città, di rendere più accogliente una prigione e più sorridente chi vi è rinchiuso e lo fa con i fiori.
Lui ha il pollice più verde che si possa immaginare. Lui può far crescere i colori solo dove c'era grigio e lacrime. Lui può rendere le cose inspiegabili.
"I grandi hanno la mania di voler rendere a tutti i costi spiegabile l'inspiegabile. Tutto quello che li sorprende li tormenta, e quando nel mondo succede qualcosa di nuovo, essi si accaniscono a voler dimostrare che quella cosa nuova assomiglia ad un'altra già conosciuta."

Ecco, dopo aver letto questo libro, mi darei al giardinaggio sfrenato. Peccato che non stia cominciando proprio la stagione giusta. E che il mio pollice sia davvero davvero nero.


"I fiori impediscono al male di passare"

25 gennaio 2013

Il libro di una di noi


Ho cominciato a leggerlo emozionata. L'emozione data dal fatto che, oltre che sentirmi molto "dentro" l'argomento, fosse il libro scritto da una quasi amica, da una persona con cui ho già scambiato belle parole, con una persona che un pochino forse conosci già, per alcune piccole grandi cose. Una persona che ti ha già emozionata. E un pezzetto di lei adesso è a casa con me. Perchè questo suo libro è un pezzetto, neanche troppo piccolo, di lei. Del suo viaggio verso il suo splendido bambino. Del suo rapporto con l'altro protagonista, il papà del bambino, il suo compagno in questo viaggio.
E' un libro che intervalla poesia con fredda e spietata realtà, dolore e statistiche, consigli utili e informazioni pratiche e vissute.
E' un libro che ho divorato con ingordigia e che mi sono ripromessa di leggere con più calma.
Non sono brava con le parole, Mamma Piky ci è riuscita molto meglio di me!


Quello che posso fare è prendere spunto. Perchè c'è molto di me e c'è molto di diverso da me.
Ognuna ha la sua storia e ognuna vive a modo suo (e menomale che è così) la ricerca della maternità.
La mia storia e quella di Raffaella sono molto diverse.
Io sono già mamma. Io riesco a vivere tutto con molta più serenità perchè nonostante la ricerca sia molto faticosa ho la mia riserva di energie, la mia carica.
Io non ho il "problema del tempo" o per lo meno non come lo ha vissuto lei. Sento anch'io però il tempo che passa. E' l'attesa impotente. E' il desiderio forte.
Io non prego. Io non ho un rapporto con Dio come ce l'ha lei. Ho sempre creduto di non aver bisogno di un Dio, ho sempre creduto più alle magie che non ai miracoli. Credo sia un qualcosa che manca nella mia vita. Io ho scelto di credere solo nell'uomo, nella scienza e nel destino. Ma questo è tutto un altro enorme e gigantesco discorso.

Ma quelle tra me e Raffaella non sono differenze che allontanano, anzi. La condivisione, il confronto, la comprensione di chi può capire è aria fresca, è necessità, è vita. Perchè le storie sono diverse ma è raccontandocele che troviamo un pò più di forza per viverle.
Almeno così è per me.

E anche se il vissuto è diverso certi sentimenti sono gli stessi. Quello che si prova accomuna quelle che cercano. Ed è qui che non ci sente più sole.
Uso le sue parole perchè lei le ha trovate. Sono parole giuste e vere, sue ma anche mie. Io non ho ancora elaborato bene il tutto, anzi ci sono proprio immersa, sono nel pieno della fase dell'attesa, sto vivendo la "folle giostra". E' la fase della sospensione. Della speranza. Del tenersi a forza con i piedi per terra. Ancora devo fare e ancora dovrò vivere e capire.

(Anch'io l'altro giorno, prima di leggere le tue parole, mi sono toccata la pancia dopo la puntura e le ho detto "fai la brava, passerà"...)

Raffaella è stata brava e lo sa.
"Ho retto di fronte alle delusioni, alle difficoltà, al senso di inadeguatezza e a quello di colpa, a quel misto di vergogna e colpevolezza che solo chi ha problemi d'infertilità conosce. 
[...] Accettarlo è doloroso. [...] Occorre essere stati là, nella terra dell'infertilità, per capire quanto ci si possa sentire fieri, orgogliosi, coraggiosi e, contemporaneamente, infinitamente fragili e persi."

"Fragile e indistruttibile al tempo stesso. Si piange fino a straziarsi per poi rimettersi in piedi e dirsi che in fondo non serve piangere, serve solo crederci.[...] E' il senso di impotenza nei confronti delle cose che non accetti, che vorresti cambiare ma sai che non puoi.[...] è deporre le armi mettersi l'anima in pace e riposare. 
E' accettare che la faccenda non dipende più da noi."

Credo che tutto stia nel fissarsi dei limiti. E ognuno ha e deve avere i suoi. Non esistono limiti giusti o limiti estremi, esistono solo i propri limiti consapevoli. Quelli che ti permetteranno di stare bene, perchè ci hai comunque provato, ma anche quelli che non ti fanno perdere di vista quello che c'è.
E io ho moltissimo. Io e Raffaella siamo mamme. Siamo molto fortunate.

Perchè "ci vuole una miscela in parti uguali di tenacia e fortuna. La tenacia è la virtù delle donne.E' spesso scomoda, ma è la qualità che muove il mondo e spezza gli equilibri. [...] La fortuna invece altro non è che il tocco della buona sorte. La puoi cercare ma resta sempre una parte di ignoto, una parte di destino dove nessuno può niente."


Rinnovo i miei grazie anche qui, Raffaella. Brava. Per tutto.
E per la cronaca questa è sempre stata la mia preferita dello Zecchino d'Oro...








con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma

e mai come oggi la citazione che Paola usa per iniziare il suo post casca a pennello con il libro di cui ho parlato qui.
Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. 
Marcel Proust

21 dicembre 2012

libri+regali+consigli

A Natale io non so mai cosa regalare. Finisce sempre che compro libri. Con un libro è difficile sbagliare, a meno che non si regali 50 sfumature di grigio alla nonna ottantenne.
C'è da dire che mi viene molto facile, mio padre di mestiere fa il libraio e legge davvero tanto per cui riesce sempre a consigliarmi il libro giusto. C'è da dire anche che la fregatura di avere un padre che ha una libreria e che nella vita non fa altro che lavorare e leggere mi incasina sempre e ogni anno si ripresenta lo stesso problema: cosa caspiterina gli regaliamo???
Quest'anno gli regaliamo i biscotti fatti dal nipote. Così impara ad avere come unica passione il suo lavoro.

Siete ancora incasinati e non sapete cosa cavolo regalare????!!!!
Eccovi qualche consiglio (post assolutamente non sponsorizzato, i libri che seguono mi sono piaciuti davvero!!)

Per i grandi:

La casa di pietra di Anthony Shadid. L'autore ha vinto il premio Pulitzer nel 2004 e nel 2010 ed è morto quest'anno in Siria durante un suo reportage sulla guerra civile che sta distruggendo quel bellissimo paese. Non dimentichiamocelo. In Siria si continua a morire. In Siria continua ad essere un gran casino. In realtà il libro non parla della Siria, non gli è stato dato il tempo di scriverne uno dedicato a questo paese. La casa di pietra è la casa dei suoi avi nel sud del Libano dove lui cerca la storia della sua famiglia in una quotidianità molto difficile. Le radici sono una cosa forte e vanno spesso al di là delle differenze culturali...

Per qualcosa di più leggero, molto divertente e allo stesso tempo molto ben scritto consiglio Mirtilli a colazione di Meg Mitchell Moore, perchè non si smette mai di essere genitori.  E' la storia di una coppia non più giovanissima che si rifugia in una casa isolata al mare per godersi tranquillità e solitudine e invece si ritrova circondata (direi invasa!) dai figli con le rispettive famiglie e i tanti problemi (neonati, disoccupazione, gravidanze a rischio e tradimenti). Tutti dovevano fermarsi solo pochi giorni e invece ci passano tutta l'estate... Se avete una mamma molto ironica è un bellissimo regalo!

Ancora uno, Colpa delle stelle di John Green dove devo però fare una critica ai traduttori perchè il titolo originale sarebbe "The fault in our stars" e fault in inglese significa anche debolezza, imperfezione, non per forza colpa o responsabilità. Infatti non c'è nulla di fatalistico in questo libro. E' un libro politicamente scorretto perchè non descrive adolescenti perfetti, belli, di fronte ad un futuro radioso. Tutt’altro. Non descrive una felicità che dura per sempre, ma una dolente felicità conquistata in un presente privo di prospettive.
(una domanda: sono l'unica che controlla sempre come vengono tradotti i titoli dei libri?)


Per i piccoli avrei un sacco di libri da suggerire...

Tanto per cominciare il mitico Monsieur Hulot. Il mio nano ne va semplicemente pazzo. Bellissimo.
Senza parole. Perchè non servono.
(tra l'altro questo l'ho scoperto proprio grazie ai Venerdì del Libro, il vecchio padre di cui parlavo sopra non c'entra!).
Ha una sola controindicazione... Viene tanta voglia di andare a Parigi!







I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore. E' un capolavoro. Il corto da cui è tratto non l'ho mai visto ma il libro è meraviglioso. Non serve aggiungere altro.




Signor Alce.
Il Signor Alce è mio figlio, perlomeno la parte tranquilla di mio figlio. Abitudinario, timido, per niente amante dello shopping, e profondamente dolce. E in questa storia impara a conoscere l'amicizia, quella vera perchè semplice e spontanea.



Piccolo: un libro delizioso e al contempo buffissimo. Una nanetta che trova un orso nel suo giardino e decide di farlo diventare il suo cagnolino, con non poche difficoltà! Come la capisco! Io che non ho mai avuto un cane e che ne avrei sempre voluto uno (e ora non ci penso nemmeno, mi manca solo quello).



Per ultimo Evelina Verde Mela, la storia di una simpatica rinoceronta e delle strane usanze del paese dei rinoceronti: innanzitutto voi lo sapevate che i rinoceronti si svitano il corno la sera per andare a letto? Mi sembra ovvio del resto, altrimenti come farebbero a dormire comodi? E proprio perchè è un corno metti e togli ogni giorno della settimana è di un colore diverso. E così la sbadatissima Evelina si ritrova con il corno verde del venerdì il martedì quando il conformismo rinocerontesco prevederebbe quello rosso... Perfortuna c'è un altro rinoceronte che ha "sbagliato" colore e la fa sentire meno fuori luogo, anzi la fa sentire bellissima così com'è! Alla faccia del conformismo che ci vuole tutti uguali!
Il libro è carino, le illustrazioni mi piacciono molto ma la storia non è proprio un capolavoro e infatti è alla fine della lista! Siamo stati ad una presentazione-gioco-laboratorio del libro e abbiamo disegnato e ritagliato il nostro corno di tutti i colori (così va bene sempe mamma mi ha detto il mio ragazzo)... I libri raccontati da chi sa raccontarli diventano sempre più belli di quello che sono!






Questo post partecipa al Venerdì del Libro di Homemademamma

... e già che ci sono Buon Natale!

16 novembre 2012

Papà

Un piccolo capolavoro dedicato a tutti quei papà che sanno essere papà.
E mio figlio ha la fortuna di averne uno proprio così:
 



proprio così! :)











il libro parla da sé!
(Passo dopo passo - Philip Waechter - ed. Aliberti)

Questo post partecipa al venerdì del libro di Homemademamma

5 ottobre 2012

Venerdì del libro: I tre porcellini

Che Giusi Quarenghi sia brava è un dato di fatto.
Che la storia dei Tre Porcellini sia un classico è un dato di fatto.
Qui la casetta di mattoni non c'è. I tre porcellini, o meglio due porcellini e una porcellina, si inventano una soluzione diversa e si divertono molto.


Ma il libro merita soprattutto per la frase di Mamma Porcellino:
"I nostri tre porcellini si stanno facendo tre porcelli. 
Questo è un porcile non un albergo.
Perchè non se ne vanno a stare per i fatti loro?"




Qui gli altri consigli de I Venerdì del Libro di Homemademamma


21 settembre 2012

Il venerdì del libro: Le stagioni papere

Oggi ha inizio l'autunno... dovrei dire purtroppo perchè sono sempre stata del partito "finisce l'estate e quindi mi deprimo" ma da quando sono mamma non è più tanto così.
Una delle cose belle di avere a che fare con un nano è che cominci a guardare le cose con i suoi occhi.
Ti soffermi con più attenzione, più stupore, più semplicità. Nulla è ovvio o banale e tutto viene assaporato. Perchè in fondo per lui è tutto sempre una prima volta e così lo diventa di nuovo anche per te.
Così ti fermi a guardare le foglie che cadono e lo fai ogni giorno, partendo da quando, come in questi giorni, diventano gialle e rossiccie per arrivare al giorno in cui saranno tutte a terra...
E ogni giorno vedi il cambiamento, ogni giorno ti prendi un minuto per guardare il mondo intorno a te.
L'anno scorso per riuscire a spiegargli un pochino meglio questa cosa delle stagioni, per rispondere al suo pecchè cadono le foglie, al suo pecchè non si va a fare il bagno in mare il 20 di novembre, siamo ricorsi, come molto spesso del resto, a un libro... e ci è piaciuto davvero tanto.
Agostino Traini è bravo, lo sappiamo tutti, e devo dire anche i libri consigliati da MadreCreativa, qualche venerdì fa, vanno alla grande in casa nostra (al punto che adesso abbiamo tutta la serie, Signor Acqua, Signora Aria & co...). Questo libro è divertente, ben disegnato e molto colorato e ci accompagna attraverso tutte le stagioni con una simpatica famiglia di papere!
Buona lettura a tutti!




Questo post partecipa al VENERDI' DEL LIBRO di HomeMadeMamma

7 settembre 2012

i venerdì del libro: VENUTO AL MONDO

Ai tempi della guerra a Sarajevo avevo dieci anni. A casa mia la televisione era un tabù, una cosa minacciosa, lì per essere tenuta spenta e così ne sapevo veramente poco. I giornali c'erano ma non se ne parlava, forse per proteggerci dal male del mondo ancora un pò, forse perchè tanto eravamo solo dei bambini, "cosa vuoi che capiscano".
E poi le guerre una volta finite si dimenticano, se ne parla ancora meno. Ovviamente vengono dimenticate solo da chi le macerie non le vede, non le ha viste diventare macerie, non le ha vissute.

[...] Eccoci qui, affossati in questo labirinto di scheletri, di viali che sembrano montagne russe di un parcogiochi all'inferno. Di colpo penso che il peggio deve ancora venire. Quando i cannoni se ne andranno, se ne andranno i telegiornali e resterà il fianco grigio di questa città che continuerà a buttare un dolore silenzioso come muffa. Come pus.

E poi mi ritrovo a leggere questo libro tutto d'un fiato.
Mi era stato regalato tre anni fa da mia madre quando è nato il Piccolo Lui. Perchè s'intitola VENUTO AL MONDO (di Margaret Mazzantini), e il Piccolo Lui si chiama proprio come il Piccolo Lui venuto al mondo. Però è un libro di 600 pagine e con un neonato appena arrivato e una incasinata per natura e per di più inesperta che si ritrova a fare la mamma è finito sulla libreria intonso.
Poi, prima di partire per le vacanze, quindi ben tre anni dopo, salta fuori e decido di caricarmelo in spalla, nello zaino per niente pesante con tutto l'occorrente per partire e ovviamente gli altri libri scelti ad hoc per l'occasione.
E così mi sono lasciata immergere in questa storia ben scritta, a tratti poetica, di maternità mancata e poi arraffata, di dolore, guerra, amore. Un grande amore, una grande passione.

[...] Così era cominciata la piana della nostra normalità. Temevo che prima o poi il bivacco quotidiano, quel masticamento di cose sempre uguali, avrebbe corrotto anche noi, e che un giorno il disincanto avrebbe fatto capolino tre le lame delle persiane, insieme a una di quelle giornate di maltempo e smog. Ognuno dei due avrebbe ricominciato a pensare a se stesso, ai propri problemi, svincolato dall'altro. Anche su di noi sarebbe sceso quel velo opaco che ammanta le coppie dopo un pò, quando finisce l'illusione e con essa la benigna cecità che scolora i difetti dell'altro. [...] Ma noi partecipavamo ad  un altro mondo, più audace forse, senza dubbio più promiscuo. 

Lo leggo assetata, nel tramonto isolano, prima di addormentarmi, nella calca della folla spiaggiata, tra un tuffo e l'altro.
E se non l'avete ancora letto ve lo consiglio. Tutto!

Con questo post partecipo ai Venerdì del Libro, la bella iniziativa di HomeMadeMamma (andate a sbirciare tutti gli altri libri consigliati, si fanno sempre belle scoperte!)


10 agosto 2012

I Venerdì del Libro: LA VOCE DEI COLORI

Per i Venerdì del Libro (si scoprono un sacco di belle cose!) oggi propongo un libro davvero magico... E' un libro per bambini ma è di quelli da 0 a 99 anni. La poesia delle immagini e la dolcezza delle parole... La storia di una bimba, il suo modo di vedere, da non vedente. Il mondo le parla, e la fantasia è allo stato puro. Un modo colorato per "guardare" il mondo.
Attenzione: è facilissimo perdersi nei suoi disegni!

Guardate la poesia:

LA VOCE DEI COLORI
di Jimmy Liao