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14 gennaio 2014

di strizzacervelli, altalene e cambiamenti cercati



Ed ecco che ciclicamente arriva il post triste.
Giusto per ricordarci quanto poco io sia il riflesso dei miei ormoni.
E’ un’altalena, su e giù.
Su e giù.

7 gennaio 2014

da topo di città a topo di campagna


Ieri c'erano quattordici gradi e sembrava quasi primavera.
C'era quel sole e l'infinito davanti. Il verde. Il colore della terra. Il silenzio che è un suono nuovo perchè la natura suona musiche diverse.
Era quel sole che nutre, era quello di cui avevo bisogno.
Non so quanto durerò. Non so per quanto saprò godermi questo isolamento.
C'è da dire che per ora non mi sono ancora lamentata della nebbia e del traffico per entrare in città. Per ora non ho ancora provato a tornare a casa dopo una serata con le amiche. Dover prendere la macchina sempre, io che ero quella che si muoveva in bici.
Per ora ho ancora le chiavi della vecchia casa e per un mese potrò andare quando voglio a guardarmi quei tetti così affascinanti, così pieni di vita, così belli. Proprio come la vista ininterrotta dei campi, delle linee dolci e naturali dei colli.
Così totalmente diversa.
Non posso scegliere.

29 aprile 2013

alzi la mano chi non l'ha mai pensato

Andarsene. Cambiare completamente vita.
Che sia aprire il famoso baretto sulla spiaggia nella sperduta Thailandia o l'ultimo piano di un grattacielo tutto vetri a Manhattan, giusto per fare due esempi di cambiamento all'ennesima potenza.
Alzi la mano chi non l'ha mai pensato. Credo che sarete pochi, specialmente in questo momento storico.
Andare dove le cose sembrano funzionare oppure dove sembrano più semplici.
Andare dove tutto può avere più senso.
Andare dove la modernità, il talento, le possibilità, il nuovo sono pane quotidiano.
Oppure andare dove la vita acquista un significato diverso. Rallentato. Più umano e terreno.
Andare dove magari si torna un pò indietro, dove la decrescita non è una scelta ma una conseguenza. Dove si ha materialmente meno ma gli occhi si possono riempire di colori, natura e tutto acquista un perchè.
Io se potessi cambiare preferirei rallentare. I tempi di Sex and The City sono passati.
Cambiare stile di vita. Dimenticare le code in macchina, le mezz'ore quotidiane a cercare parcheggio, il rumore, un ufficio più umano che magari non è per niente un ufficio, dove esci e trovi il mare di fronte a te. Dove l'aria è diversa. Lo è davvero. Dove molto deve ancora arrivare, avvenire, e forse, ti auguri per quel luogo succeda il più tardi possibile.

Ho passato giorni di vacanza ad immaginarmi lì. A vivere lì.
Io che vivo in una delle più grandi metropoli del mondo, la Pianura Padana, dove non esiste più di un chilometro disabitato, dove le case, i capannoni, i centri commerciali e le strade non hanno mai fine.
Io, che sono abituata a godere di quel poco verde che mi è concesso, quando mi ritrovo in luoghi quasi disabitati, incontaminati, puri a perdita d'occhio, dove le strade attraversano un nulla fatto di non uomo, dove l'orizzonte è sempre blu, mi ritrovo subito a ripensarmi. A pensare al come.
La tranquillità che lo stare in vacanza concede me ne dà il tempo. Mi dà il tempo di chiedermi se ne sarei capace. Se potrebbe fare per me. E se fino a qualche anno fa, quando era ancora tutto un costruire, avevo un bisogno disperato di vivere nella civiltà più sviluppata, ora da persona forse un pò più matura vorrei davvero un pò di civiltà in meno. Non che sia più facile, in vacanza è ovvio che è così, ma il contorno che accompagna le mie giornate acquisterebbe un'importanza diversa.

Il desiderio di lasciare questo paese, che toglie le speranze, anche se vorresti averne all'infinito (e le vorresti qui, il mare c'entra fino ad un certo punto), la tensione a ripartire da qualche altra parte ora che i tuoi punti fermi ci sono, ora che hai una famiglia solo tua con cui potresti farlo, ora che hai capito che cosa ti piace davvero, cosa saresti disposta a lasciare e cosa invece vorresti trovare, cominci a pensare al come.
A cosa potrei fare.
Per quanto ami la mia città e per quanto sia consapevole che non è che fuori da qui è tutto rose e fiori,  vorrei andarmene. Per quanto sappia sulla mia pelle quanto sia difficile integrarsi nel nuovo specie se molto diverso, quanto sia faticoso non avere la propria famiglia vicina, quanto sia bello avere vita sociale, me ne andrei lontano da tutto ciò.
Lo vorrei davvero. Mi sono così stancata di non vedere la luce fuori dal tunnel, di sentirmi comunque  impotente, di vedere come vanno in pezzi le cose importanti che rendono grande un paese, di avere paura per il futuro di mio figlio.
Qualunquismo? Probabilmente sì. Non importa, chiamatelo come volete. A me sembra solo crudo realismo.

Ricominciare tutto da un'altra parte è un salto nel buio. Ed è proprio l'avere un figlio che frena. Perchè è per lui che costruisci. Cambia la prospettiva. Con un figlio hai una prospettiva molto a lungo termine. E il coraggio per certe cose viene a mancare proprio per questo.
Si sa sempre quello che si lascia ma non quello che si trova.
Poi però realizzi che non è un desiderio fine a se stesso. Non è solo perchè vorresti vedere il mare dalla tua finestra ma perchè vorresti dare un senso diverso anche e soprattutto alle nostre vite. Ed essere più felice. Di sicuro lo sarà di riflesso anche lui.

Ho avuto un'illuminazione. L'abbiamo avuto insieme.
Ed ho così avuto anche la riprova che amo l'uomo giusto per me.
Dobbiamo avere un piano. Trasformare il sogno in un progetto. Incanalare energia e tempo in un'idea, che c'è ma va sviluppata. Darsi qualche anno. Studiare, imparare, capire, conoscere di più, lavorare per.
Provarci. Senza la fretta che è sola del capriccio ma con la consapevolezza di voler davvero fare quel passo verso altro.
Lo dobbiamo fare. Così com'è adesso non è futuro.
Verso un modo diverso di pensarsi. Verso un modo diverso di vivere le nostre vite.
Impegnarsi per riuscirci.
Sarà quel che sarà.
Sognare fa sempre bene. Se poi provi a realizzare un sogno male non fa di sicuro.






































Siamo stati in Istria, per l'esattezza a Rovigno, abbastanza vicina alla mia grande ed estesa metropoli, ma in realtà molto lontana. Il paesino è un piccolo capolavoro dipinto sul mare, curato e pieno di verde, una pineta ben tenuta dove correre in bici e perdersi tra fiori di mille colori. Il porticciolo, le barche e la fortuna di esserci in un periodo lontano dal grande turismo di massa di agosto. Strette strade in salita, ciottoli bianchi e lisci, piccole botteghe di artisti e isolotti incontaminati da visitare con annesso giretto (veloce ed economico) in barca per la gioia del nano. Un mare limpido e dai mille colori diversi a seconda della luce. Con o senza sole (che non è che ne abbiamo trovato tanto). Dove tirare sassi, in continuazione senza fine, alla ricerca dello splash più grande. Una cucina buonissima, perchè basta poco quando il pesce è pescato due ore prima. Belle persone con cui parlare, confrontarsi, consapevoli delle loro bellezze. Un paradiso, davvero.
Il nanetto ha festeggiato i suoi quattro anni sul mare ed era felice. Abbiamo trovato una piccola grotta, l'abbiamo conquistata e una volta nascosti lì dentro: "guarda che bel panorama mamma. Quando piove e saremo a casa ripensiamo a questo, ok?" 
Se vi capita di andarci fermatevi anche a Porec (Parenzo), un'altra chicca. Con la sua basilica del IV secolo, non per niente patrimonio dell'Unesco, il suo lungomare bianco candido e le sue pietre.
Poi attraverserete campi coltivati, colline incolte e tornerete nel Bel Paese.
Che dovrebbe essere il nostro.

23 gennaio 2013

tutto cambia + ricetta

Se guardo indietro sono cambiate davvero tante cose. Sono cambiata.
La base è sempre la stessa ma la sostanza cambia. Non è solo perchè sono diventata mamma, non è solo perchè sono passata da studentessa a lavoratrice, è soprattutto perchè il tempo passa. Io divento più grande ogni giorno, ogni anno che passa. Non nel senso di più vecchia (anche se in realtà è quello), spererei più saggia (ma non ci metto la mano sul fuoco), semplicemente più grande. Faccio e imparo cose che sono da grandi. Per il resto del tempo invece faccio la nanetta di tre anni anch'io per solidarietà con quello che scorrazza per casa.

Ieri mi sono fatta la mia prima primissima puntura da sola. Mi buco la pancia di ormoni per stimolare l'ovulazione in vista della iui e me lo faccio da sola. Io ho il terrore degli aghi. Non un terrore qualsiasi. Gli aghi sono il mio incubo. Io che sudo freddo per un prelievo, guardo sempre dall'altra parte e non sono mai riuscita a vedere Trainspotting.
Non è perchè fa male, so che non fa male, ma mi fa un senso pazzesco. Non mi fa senso nient'altro, adoro i ragni, non ho problemi con nessun insetto di nessun genere, non ho neanche problemi con il sangue in generale. Odio semplicemente gli aghi. Profondamente.
Ieri vado dal medico che doveva farmi lui la prima puntura e poi contavo sul marito per le altre. Arrivo e mi spiega come fare, poi mi guarda e mi fa: prego se la faccia. Sì, ho capito, gli faccio io, adesso vado a casa e... No si faccia qui la prima, su forza che non ho tempo con queste sciocchezze. E io ho fatto. Ho guardato tutto, bucato, iniettato e sono sopravvissuta. Davvero una cazzata. Forse oggi riuscirò anche a farla con un pò meno tremore. Adesso non mi fanno più paura gli aghi. E' ufficiale. Tiè.
Questa è una cosa da grandi.

So cucinare. Non voglio essere presuntuosa, non sono certo la regina dei fornelli, ma riesco a preparare cose buone da mangiare. Per me è una conquista incredibile. Posso dilettarmi in cucina, posso preparare dal nulla involtini di pollo, risotti e sughetti gustosi. Ma la cosa che mi piace cucinare di più sono i dolci. E questi non è che mi vengano proprio sempre sempre...
Il plum cake sì, ma per fare quello non serve essere grandi.
Il cioccolato non mi piace. Non so cosa fare, l'ho provato in tutti i modi ma proprio non mi piace. Da sempre. Direte che fortuna e invece proprio no, mi fa venire sempre voglia ma se provo è nausea sicura. Nemmeno il cacao sul cappuccino. Nemmeno sul tiramisù. Dolci al cioccolato ne faccio qualche volta perchè gli uomini di famiglia ne vanno ghiotti ma devo dire che non mi spreco tanto... Mi è venuta la Sacher al primo colpo una volta. Dicono fosse buona. Sono soddisfazioni. Però non l'ho mai più rifatta. Tanto mi era venuta.
La cucina è fantasiosa per il salato, puoi provare e azzardare ma per i dolci è tutta un'altra cosa. E' precisione allo stato puro e per questo mi diverto di più. Diventa una questione di principio.
Il mio tallone d'Achille è sempre stata la pasta frolla.
No, non sono impazzita, sto scrivendo di pasta frolla. Sì, io. Sono diventata grande e posso anche scrivere di pasta frolla.
Ieri ho fatto una crostata con crema pasticcera e frutti di bosco. Credo fosse la decima volta che ci provavo e fino a ieri non mi era mai venuta come si deve, che in cucina deve voler dire soprattutto buona.
Ieri era un giorno diverso, un giorno da grandi. E nella mia testa mi sono sempre immaginata che da grande sarei stata una che sapeva fare ottime torte.

Altra cosa da grande: ho un'alzatina. Avrei potuto scrivere solo questo per riassumere il post.

Condivido con voi la ricetta a patto che se per caso vi capita di rifarla e viene meglio della mia ve lo teniate per voi.

ingredienti:

per pasta frolla:
250 gr di farina
125 gr di burro freddo (appena tolto dal frigo)
100 gr di zucchero
1 uovo
1 tuorlo

per la crema pasticcera:
1/2 l di latte
4 tuorli
100 gr di zucchero
vaniglia (stecca o aroma)
40 gr di amido di mais
100 ml di panna fresca

per la copertura
450 gr di frutti di bosco surgelati (che vanno benissimo, ne avevo parlato già qui, li trovo comodissimi che vi devo dire?!)
zucchero a velo

Preparazione:
Prima cosa se i frutti di bosco sono congelati vanno tirati fuori e lasciati in uno scolapasta a gocciolare altrimenti inzuppano la torta. Poi si passa subito alla frolla.
Questa è l'unica ricetta di pasta frolla che mi viene senza dovermi arrabbiare, deprimere e buttare all'aria tutto. Setaccio la farina sul piano di lavoro e faccio la fontana (termine molto tecnico infatti il Piccolo Lui non ha capito: a me mamma sembla solo un buco). Metto lo zucchero, l'uovo intero e il tuorlo nel "buco" e ai lati tutti i pezzettini di burro.
Mescolo prima un pochino con le dita uova e zucchero (ecco ricordarsi di togliere gli anelli prima, io non lo faccio mai e guardando la mia fede direste che sono sposata da 100 anni da quanto è rovinata) poi comincio ad impastare tutto bene, max cinque minuti ed è pronto.
A questo punto di solito il livello di disordine raggiunto nella mia micro cucina è pari al caos che nel frattempo mio figlio ha creato in salotto da solo: basta dire TANTO per rendere l'idea.
Lascio l'impasto in frigo almeno mezz'ora. L'impasto che viene fuori è parecchio, va bene per questa crostata e una quindicina di biscotti che prepara il nano mentre io vado avanti con la torta. Così lo tengo "buono". E poi questa ricetta di frolla mi viene e anche se ne venisse fuori un quantitativo per trenta crostate non cambierei una virgola. Ricetta che viene non va cambiata. Altro che tutto cambia.
Passato il tempo di riposo stendere la frolla che serve, mettere sulla carta forno e infornare (ricoperta di carta forno e fagioli secchi) per 15 min a 180 gradi.
Intanto si prepara la crema: mettere a bollire il latte con un cucchiaio di vaniglia (se siete organizzate e l'avete comprata la stecca di vaniglia è meglio) e in una ciotola a parte mescolare 4 tuorli, amido di mais e zucchero con le fruste elettriche, altra cosa da grandi che a me ha cambiato la vita (si fa per dire).
Quando il latte bolle aggiungere il composto di uova zucchero e amido e mescolare bene con una frusta. Mettere in un piatto, coprire con la pellicola trasparente che aderisca bene alla crema e mettere fuori dalla finestra a raffreddare. Sempre che non sia agosto.
Tirare fuori la torta, togliere i fagioli e rimetterla in forno massimo 5 minuti. Ricordarsela.
Poi farla raffreddare.
Montare la panna fresca (io ci aggiungo un pò di zucchero)
Quando la crema si è raffreddata la sbatto di nuovo un pò con le mie care fruste elettriche e poi la mescolo con una spatola aggiungendo la panna montata.
Riempio la frolla con la crema, ci metto sopra un sacco di frutti di bosco e zucchero a velo.
Una meraviglia.

Il delirio creato da mio figlio nel frattempo per fare 3 biscotti è peggio del mio. Questo mi rincuora, sono più grande faccio meno disastro. Però visto che sono la più grande spetta a me la pulizia. Ci provo a coinvolgerlo, perchè è giusto che impari anche a ripulire ma fa peggio. Quindi amen, lo educherò a ripulire domani. Adesso voglio solo che il caos sparisca.
Sono sfinita.
Entra in casa il marito, sgrana gli occhi di fronte a quella che per me era una cucina quasi a posto mentre per lui era appena passato un tornado e mi guarda: "ancora con 'ste crostate, ma ti sei proprio fissata."
Caro lui. Non ne avrà neanche una fetta. (ovviamente non è andata così, ci ha dato dentro a colazione).
Io che sono diventata più grande perchè gli aghi adesso mi fanno un baffo me la merito eccome.

Si cambia e per fortuna. Le paure cambiano. Si possono affrontare.
Trainspotting non lo guardo comunque. Potrebbero venire turbe mammesche e ora non è proprio il momento.
Si cambia e s'impara a cucinare. E per fortuna lo si fa perchè in fondo è divertente.