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5 maggio 2015

peccato perchè di nuovo ci siamo dimenticati del lavoro.


Quello che più mi dispiace dei fatti di Milano è che in teoria era la festa del lavoro. Mi dispiaceva dall'inizio che la data di inaugurazione dell'Expo fosse stata fissata il Primo Maggio. Perchè credo ci siano giorni sacri, intoccabili.
Venerdì si doveva parlare di lavoro. E basta.
Di quello che c'è, mal retribuito, precario, spesso frustrante, non negoziabile. Di quello che non c'è, cercato, ambito, rifiutato, tolto, spostato più lontano . Che vada a quel paese la legge elettorale, qui si deve parlare solo di lavoro. Parlare per trovare soluzioni. Non si dovrebbe fare altro. Pensare, pensare, pensare e risolvere. Migliorare. Risistemare.

10 maggio 2014

la bellezza delle cose fragili


C'è una cosa davvero bella di questa mia gravidanza: il tempo. Non quello che sembrava non passare mai. Quello nuovo.
Sono sempre stata una paladina del lavoro per le donne incinte, perchè la gravidanza non è una malattia, avrei dato chissà che cosa per lavorare quando ero incinta di Pietro, ma non l'assume nessuno una con la panza, ho difeso la ministra divenuta tale all'ottavo mese e anzi trovo non ci fosse nessun miglior esempio di quello. Per le aziende che danno lavoro, per le donne che lavorano. 
Ho sempre creduto che il giorno che sarebbe nuovamente toccato a me avrei continuato ad essere presente in ufficio fino all'esplosione. Così era a settembre. Ero felice, incinta e al lavoro. Poi sappiamo com'è andata.
Questa volta è tutto diverso. Sarà stato il precedente fattaccio, a cui si è aggiunto il riposo forzato di un mese a letto per colpa di quel distacco, e la ginecologa mi ha consigliato vivamente di starmene a casa. 
Riposo è la parola d'ordine, mi ha detto.
Prenditi cura di te. 

16 luglio 2013

sei cose e qualche foto.

Ho il blocco. Il famigerato blocco della blogger.
Eppure ne abbiamo fatte di cose.
Siccome continuo a dirmi poi scrivo e racconto ma il tempo passa faccio un elenco. Un'accozzaglia di cose viste e pensate.
Giusto per non dimenticare. E' o non è un diario?!

1.
NOI DUE:
Abbiamo accompagnato il nano in vacanza. Poverino, come ogni anno si è fatto due settimane in Liguria. E come si sapeva è tornato abbronzatissimo e viziato. E' l'effetto mare+nonni.
Con l'occasione ci siamo anche goduti un matrimonio al mare. Nella bellissima Noli. Giusto un giorno per rigenerare i pensieri.
I grandi, tornati nella pianura padana per lavorare, se la sono spassata per due settimane a giocare alla coppietta. Niente figlio. Niente storie da raccontare. Niente pecchè?. Niente capricci. Niente manine paffute. Niente perle di futura saggezza.
Per quanto si ami il proprio bambino fa bene. Io lo credo. L'indipendenza di tutti fa bene. Ai grandi e ai piccoli. E' un modo per sentire la mancanza. E' un modo per realizzare quanto amore c'è.
E' un modo per poter fare tardi la sera, per poter decidere di fare un aperitivo all'ultimo momento, per godersi una cena al ristorante o del buon sesso mattutino.
Una volta all'anno ci sta.
Peccato che da qualche giorno, non appena il nano è tornato non ci parliamo più. E' uno dei nostri periodi, il nano non c'entra nulla. Peccato non ci abbia visti così innamorati come nei giorni scorsi. Però a noi succede. Non spesso ma succede. Ci sono periodi in cui non ci sopportiamo. Ma proprio non possiamo vederci. Basta una scintilla. Un tono sbagliato nel momento sbagliato e scatta il periodo. Quando si torna alla normalità non ci ricordiamo nemmeno perchè abbiamo cominciato. Però per giorni ci stiamo proprio sulle balle. Non so l'amore dove vada in questi momenti, sta di fatto che anche i sentimenti ogni tanto forse hanno bisogno di un pò di vacanza e indipendenza.
Riesce proprio a farmi diventare furiosa. A essere cattivo. E io a essere una stronza.
Siamo una bella coppia.
(non capita solo a noi vero?????)











2.
IL LAVORO.
Un giorno mi sono ritrovata ad un appuntamento di lavoro, in uno splendido hotel a bordo piscina, e parlando di gestione del cliente  ho avuto un'illuminazione: non me ne importa nulla.
E' stata come una liberazione, anche se non proprio positiva. Non posso impormi di amare questo lavoro.
Devo cambiare.
Il mio piano A, per cui ero anche stata a Milano, non ha funzionato. Sempre tutti entusiasti, poi quando c'è da cacciare la grana si dileguano.
Peccato. Ci speravo, ci sono stata male, mi è passata.
Devo trovarmi un piano B. (si accettano ovviamente consigli o offerte di lavoro molto allettanti).
Passo parecchio tempo a chiedermi cosa potrei fare.
E' una delle cause di questa crisi. Se ci fosse lavoro, se ci fossero le possibilità io mi sarei messa in gioco. L'ho detto tante volte. Avrei anche rinunciato al mio lavoro a tempo indeterminato per sperimentarmi in altro. Avrei anche provato a buttarmi in nuove esperienze se avessi saputo che non rischiavo di rimanere disoccupata. Perchè con un figlio non è che puoi proprio saltare nel buio in continuazione.
Voglio la botte piena e la moglie ubriaca? Può essere. Ma un mercato del lavoro che c'è, dove cambiare e testarsi in nuove situazioni, dovrebbe essere la base.

3.
GLI AMICI
Abbiamo visto qualche amico/a in libertà, ma è sempre più complicato organizzarsi.
Che palle essere adulti. Per due settimane che potevo non esserlo troppo gli altri continuavano. Perchè non è più come una volta, uscivi senza tanti programmi e incontravi gli amici. Ci si trovava semplicemente in giro. Si era sempre insieme. Si studiava insieme. Si cazzeggiava insieme. Si prendeva un caffè senza pianificarlo con anticipo. Non c'erano giorni senza amici.
Da un pò di anni a questa parte siamo diventati grandi.
E comincio a credere che Peter Pan non avesse tutti i torti.

4.
IL RITORNO DEL NANO
Per festeggiare la famiglia riunita siamo stati a Monza alla mostra Dinosauri.
Carina. Potevano fare molto meglio, ma non è il mio giudizio quello che conta. Il nano avrà ingoiato almeno cinque o sei mosche stando a bocca aperta davanti ad un tirannosauro di dimensioni reali.
Poi ha tolto lo sguardo e mi ha detto: lo sai mamma che è un mio amico?. Lo chiamiamo meccanismo di difesa?!
Quello che c'è è che il parco della villa Reale di Monza è davvero bello. Verde a perdita d'occhio, alberi, qualche fiore assolutamente spontaneo e nessuna macchina. Sembrava il primo sabato dei saldi in centro ma comunque piacevole.
Un giro in bici non si può negare.









5.
HOME SWEET HOME
Questa che sarà l' ultima estate nella casa che ha ospitato il nostro caos per cinque anni.
La prima casa di noi tre. La casa presa perchè sarebbe arrivato lui.
Gli ultimi soli in terrazza, le ultime cene vista Specola, gli ultimi sguardi da topo di città.
E quindi da brava malinconica sono malinconica.
Da gennaio ci sposteremo fuori. Prima in un micro appartamento (quasi monolocale sotto casa dei miei suoceri, non chiedetemi come farò) e poi se tutto va come deve andare nella casa che dovremmo iniziare a costruire. Non abbiamo ancora comprato ma abbiamo in mano un preliminare. E un progetto. E se la burocrazia fa il suo dovere diventeremo una famiglia di periferia con il giardino. E pianterò pomodori, carote e zucchine. Prometto che continuerò a sfatare il mito della famiglia del Mulino Bianco, non sarà un giardino a cambiare il caos delle cose.
Non ho mai vissuto fuori da un centro città. E' lui quello campagnolo. Ma il desiderio è anche mio. Forse quando sarò nella nebbia, quando dovrò dire di no ad un aperitivo in piazza di un'ora perchè ci metterei di più ad andare e tornare, forse quando la mia vista non sarà più sulle meraviglie della mia città me ne pentirò amaramente.
Per ora sono stufa del traffico. Del non trovare parcheggio. Delle piante che muoiono in vaso. Del nano che gioca a pallone in salotto.
Mi mancherà lo spettacolo dei tetti. Quello sì, tantissimo.
E allora cerco di assaporarlo al massimo. Di guardarlo il più possibile.
Per poter ricordarmelo come si deve quando sarò spersa nella nebbia.







6.
NINA
E poi c'è lei. La regina indiscussa della casa. Dopo il re, quello piccolo. 
Una palla di pelo simpatica ma anche una gran rompiscatole. Non ti molla un secondo. O la coccoli o giochi. Ma i gatti non erano animali indipendenti?! Se fa le fusa si spalma letteralmente su di te. E' una via di mezzo tra una scimmia e un pappagallo. Spesso si posiziona proprio sulla spalla. E sta lì. Se ti fai la doccia vuole entrare con te. Se cucini ti si mette in mezzo alle gambe. Se osi dormire un minuto di più comincia a miagolare davanti alla porta della camera come se non mangiasse da una settimana.
Lei è sempre lì. Proprio dove sei tu. Proprio in mezzo. O al massimo addosso.
E poi ci sono #ninaenano. Separati per due settimane si sono ritrovati subito. Lui la nutre di pizza e lei si fa fare tutto quello che vuole lui. 
Due pesti. 
Non credo potessimo far loro regalo migliore.







Anche se ho scritto il blocco rimane. Un pò di apatia. 
Ho bisogno di un piano B e di un pò di vacanza, tutti e tre.

8 maggio 2013

thank you Milano

Milano non la conosco per niente. E' sempre stata una meta di passaggio.
Magari c'era la scusa di una mostra e una volta vista risalivo in macchina e arrivederci. Magari era la pausa forzata tra un treno e l'altro a farmi fare un giretto veloce. Magari era un concertone, ma anche in quell'occasione andavo a divertirmi e me ne tornavo a casa come se non ci fosse altro.
Credo di aver visto un paio di volte la piazza del Duomo, ma ci ero capitata sicuramente per sbaglio.
Diciamo sinceramente che Milano non mi ha mai fatto molta voglia.
Lo stereotipo della città grigia l'ho sempre fatto mio.

Lunedì ci sono andata con un spirito nuovo.

Scesa dal treno sono andata a prendere la metro.
La pioggia non l'ho nemmeno vista. Ma c'era, giusto per non smentire troppo gli stereotipi.
Era l'ora di punta e mi sono lasciata andare. Ho liberato la mente, affollata da mille pensieri misti ad eccitazione per quello che mi aspettava, e ho solo osservato, con il mio spirito che sbarcato nella metropoli italiana diventa molto provincialotto.
C'era di tutto e di più, come è giusto che sia.
Uomini eleganti e donne con un tacco che io nemmeno alle grandi occasioni in notturna riuscirei a gestire. Ragazze stilosissime e altre che vorrebbero ma proprio non gli riesce (tra l'altro, ma stanno tornando prepotentemente gli anni '80 o sbaglio? No perchè ci sono cose che rimangono orrende e che era giusto aver superato, giusto così per dire). La coppia di amanti, che non riesce a resistersi e si bacia appassionatamente, per poi guardarsi furtivamente intorno per accertarsi che non ci sia l'amico del collega della moglie (ci tengo a sottolineare che parlo di baci con tanta lingua e palpeggiamenti vari, cose che chi non ha un amante difficilmente fa alle nove di mattina). Mamme con passeggini e una nonchalance che io in quel delirio non saprei avere con nano al seguito. Veli islamici ad incorniciare visi bellissimi che contengono storie. Occhi a mandorla, tanti, ma che, non so come, riescono sempre a passare inosservati. Gente attaccata a dispositivi elettronici di qualsiasi genere, purchè connessi. E questa è la gente più varia.
Poi scendi a Porta Garibaldi e il naso è per forza all'insù ai suoi nuovi grattacieli. E se provi a fermarti un attimo a guardare quelli che escono dalla metro dopo di te ti rendi conto che ci sono due categorie: quelli come te, che escono guardando in alto e un pò la bocca è aperta, e quelli abituati, i locali. Questi di lì ci passano sempre e magari raramente per piacere, il loro sguardo è dritto per individuare la miglior traiettoria tra la folla per sgattaiolare fuori oppure al massimo è ancora tutto per quell'aggeggio tecnologico a cui erano già incollati nel mondo sotterraneo.
Ti ritrovi a una specie di colazione di lavoro, con uno di quei milanesi molto di Milano, in un bar che propone un ambiente e una colonna sonora degna delle notti folli dell'Hollywood. Uno style che io non sono in grado di cogliere. Scusate, sono le nove e trenta del mattino.
E poi è arrivato un ufficio più serio e più persone.
Di fronte all'ufficio un parchetto per bambini pieno di verde e ti stupisci, caspita, ma gli alberi crescono anche a Milano!
E in quest'ufficio pieno di quadri alle pareti è arrivato il bello.
Non è che l'ho vista molto Milano, probabilmente meno di altre volte. Però l'ho guardata diversamente.

Ho portato un' idea, un progetto.
E' piaciuto. Perchè valido.
Ora si parla seriamente di studiarne la fattibilità.
Work in progress. 
Dovrò trovare il tempo, probabilmente inventarmelo per sviluppare il tutto e farlo diventare concreto, ma l'energia c'è.

Thank you Milano.

La prossima volta (se ce la faccio, modalità finger crossed) è per il Mammacheblog Social Family Day...
Ho una voglia matta di collegare parole lette e amate a occhi e sorrisi!

17 aprile 2013

un senso tutto questo non ce l'ha

Ieri ho letto questo post e mi è piaciuto moltissimo.
Mi è piaciuto lo spirito, mi è piaciuta la riflessione finale. Sono felice per lei.
Condivido in pieno. Lo vedo e lo vivo sulla mia pelle.

Quando il posto di lavoro ti sta profondamente stretto e non perchè preferiresti startene in panciolle sul divano ma perchè l'ambiente è logorato, perchè ti sei trasformato in un robot nonostante la tua voglia di imparare, di fare, è dovuto tutto, perchè devi essere, visto quella che è la situazione, semplicemente grato e basta.
Lavoro con persone arrabbiate, preoccupate, negative ma non è sempre stato così.
Quando ho cominciato a lavorare qui tre anni fa il clima era quasi idilliaco, si parlava, c'era uno scambio di idee, si cercavano soluzioni insieme, ci si sentiva partecipi di un tutto che si è sgretolato.
Vuoi perchè la situazione è complicata e ci capiamo poco, vuoi perchè un pò siamo abbandonati, un giorno è cassa integrazione e un giorno lavori fino a tarda sera, vuoi perchè le difficoltà è molto facile che ammazzino l'entusiasmo, vuoi perchè non avere motivazione vuol dire disorganizzazione e disorganizzazione vuoi dire lavoro inutile, vuoi perchè la paura tende a farti aggrappare alla tua sedia, perchè ti serve quella sedia, e preferiresti che fosse tolta all'altro piuttosto che a te.

E allora un pò ti spegni dentro. Molto lentamente, giorno dopo giorno un pò di più.
Cerchi altro ma è più facile mortificarsi che crederci ancora. 
Provo a convincermi che non è il MIO lavoro (proprio come scrive Marzia), ma solo quell'attività che mi permette tutto il resto. Ed è questo l'unico modo per sopravvivere, per non impazzire un pò.
Per alzarsi tutte le mattine e indossare comunque un sorriso. 
La conciliazione è un argomento enorme. E' già stato detto forse tutto, fatto molto poco.
Il tuo posto di lavoro deve essere un dovere oltre che un diritto in primis.
Ma il tuo essere forza lavoro dovrebbe avere un senso.
Il posto di lavoro dovrebbe essere come l'essere madre.
Faticoso, complicato, e una cosa da cui fa sempre bene ogni tanto prendersi una pausa, un fare altro.
Ma soprattutto dovrebbe essere impegno, soddisfazione, crescita e miglioramento, felicità, voglia di fare perchè è una cosa che fa bene, fa bene come singolo, fa bene a ciò che ti circonda, al tuo gruppo, alla tua squadra.
Dovrebbe essere fiducia nelle capacità e riconoscimento.
Dovrebbe essere organizzazione e rispetto.
Dovrebbe essere speranza e spinta al cambiamento.
Dovrebbe essere pianificazione e sogni.
Dovrebbe essere sfida e conquiste. O sconfitte, ma comunque sfide.
Se c'è una cosa che la maternità mi ha insegnato è che si può fallire, si sbaglia spesso, l'importante è mettersi in gioco e continuare, ci si rialza perchè devi ma soprattutto perchè vuoi, per lui, un bene più grande di te.

Tutte belle parole lo so. Anche banali. Banali perchè dette e risapute.
Poco però sembra andare in questa direzione. Molto è ancora sempre e solo parole.
Perchè quello che dice Barbara è la sacrosanta verità. Anch'io sono ricca.
Quello che non è il MIO lavoro mi permette di godere di molte cose. Quando riesco a staccare la spina nel week end, per esempio, ringrazio.
Il succo di tutto dovrebbe essere la qualità del tempo.
Qualità del tempo impiegato a lavorare. E del luogo, dell' ambiente, del clima che in quel tempo si respira.
E se la qualità va a braccetto con il sorriso più qualità vorrebbe dire più produttività. Nel senso più ampio che materiale. O magari la stessa produttività, ma qualitativamente migliore. Verso il futuro. In costruzione.
Sorridendo di più sapremmo dare di più.
Sapremmo fare meglio. Fare meglio sul lavoro fa stare meglio.
Stare meglio fa vivere tutto con un'altra anima.
Per crescere si deve dare la possibilità di lavorare bene, le condizioni (che vanno dai migliori trasporti, anche se forse basterebbero giusti e organizzati, fino ai modi di lavorare, per permettere di avere e dare flessibilità), supportando e migliorando la vita delle persone. In termini pratici, non per forza l'ufficio più bello ma il nido aziendale, solo per fare un esempio. Anche perchè non va mai dimenticato che quelle persone sono i tuoi compagni di strada. Siamo sulla stessa barca.
Il lavoro è un bisogno. Io ho bisogno di misurare e dimostrare di cosa sono capace.
Al lavoro si deve poter dare un senso, che va oltre il mero (ma ovviamente necessario) denaro.

Molte sono le colpe delle aziende, dei capi lontani e poco attenti. Moltissime sono le colpe delle politiche del lavoro degli ultimi anni (o da sempre?), degli errori di una politica ancora meno attenta dei gran capi, lontana e per niente empatica.
Molto posso io, lo so. Tutte le mie belle parole dovrei metterle in atto per prima.
La motivazione possiamo sempre cercarla e il fare meglio dipende principalmente da sè.

La mattina, quando sai che devi andare lì è semplicemente più faticoso del normale, di come dovrebbe essere. Perchè un senso non c'è.

12 aprile 2013

a che punto sono

Le cose sono abbastanza diverse negli ultimi tempi da come dovevano essere.
Non sono in cassa integrazione, intanto. Per lo meno per un pò non è possibile esserlo. Si trattava di una cassa integrazione in deroga (dell'azienda quindi e non del lavoratore) che in poche parole funziona così: l'azienda ha (tutt'ora) a disposizione 180 giorni di cassa fino a fine anno da sfruttare come e quando vuole. Si dà il caso però che siano arrivati tutti quei lavori che non dovevano esserci e quindi sono in ufficio tutti i giorni tutto il tempo, proprio come sempre. E sarà così per parecchi mesi. Come se nulla fosse successo.
E quindi è un bene. Perchè data la situazione è un'ottima cosa.
Le domande e i dubbi sono molti allo stesso tempo.
Da una parte mi chiedo se non ci sia stata un pò di fretta da parte di chi ci gestisce le cose, se forse non ci si è un pò approfittati di quello che è concesso, cavalcando l'onda della crisi esistente e lacerante. Se forse non era il caso di diffondere il terrore, se forse bastava aspettare una attimo. Dall'altra tutto quello vissuto nelle mura del mio ufficio, e che difficilmente riesco a lasciare lì quando esco, è davvero pesante, i rapporti si sono deteriorati e ultimamente lavorare è più faticoso che mai. Perchè quando il clima è pessimo è dura respirare al suo interno.
Perchè aver realizzato che per me era ora di andare via, di fare altro, di imparare a fare altro, è sempre un bene, ma se poi non è fattibile diventa un'altra difficile convivenza.
Sto per dire un'eresia, e mancare forse di rispetto a molti che sono in situazioni di cassa integrazione, ma ero arrivata al punto di vederla davvero come un'opportunità.
Quella di avere del tempo.
Tempo per ricostruire un qualcosa che sento di dover ricostruire, tempo per pensare al come, al cosa e tempo per provare a farlo. Tempo per riempire la mente con il nuovo, nonostante i problemi economici che questo avrebbe comportato e le paure del futuro. Invece continuo ad essere intrappolata in un lavoro che non è per me, in un ambiente che si è logorato, fatto di persone arrabbiate, confuse, stanche e nervose.
A giorni ringrazio, comunque. Perchè potrebbe essere peggio. Per molti è molto peggio.
A giorni, come una bambina viziata, vorrei poter avere quel tempo per concentrarmi sui progetti che rimangono ancora solo idee, poco realizzabili senza un momento a loro dedicato.

E poi c'è tutto l'altro grande discorso.
Sono in contatto con molte persone meravigliose, sono entrata nel magico gruppo del Bai Jia Bei e ho scambiato sogni e parole piene di speranza con donne meravigliose. Mi sono anche sentita in colpa, perchè io sono già mamma e so che la nostra ricerca, il mio percorso, è più semplice del loro, il mio dolore è più contenuto e meno comprensibile del loro, perchè loro sono anche più coraggiose di me, loro sanno lottare meglio di me. Le ringrazio, tutte, per l'esempio che sanno darmi. Le ringrazio perchè i miei sensi di colpa sono solo miei, mai mi hanno sentire diversa o esclusa. Hanno cuori grandi.
Ho ammesso che i ritmi e le pressioni della pma non fanno per me.
Ho preso una pausa, dalle punture e dalle attese, dalle delusioni e dalla speranza. Ho cercato di fermare il tempo, invano ovviamente, ho cercato di pensarci meno, mi sono concentrata su quello che c'è e che è del resto il mio punto di forza perchè è proprio da quello che so trovare l'energia.
E ci sto riuscendo.
Ho pensato ad altre possibilità, perchè il desiderio c'è e non posso dimenticarlo, non posso farne a meno, non me lo posso negare. Non ci voglio rinunciare e non voglio accantonarlo.

Ho riflettuto tanto, ne stiamo parlando ancora di più, e sono una persona grata.
Perchè Lui, quello Grande, c'è e io ci posso contare.
Perchè Lui, quello Piccolo, c'è e so che può bastare, lui sa riempire tutto.
Ho deciso che l'accanimento non era la strada migliore, non in un periodo in cui le cose sembravano non andare per il verso giusto, anzi avevano proprio preso la piega sbagliata.
Sono grata perchè le cose cambiano. Non per merito mio, ma per puro culo, e scusate il francesismo.
L'appuntamento preso con l'ospedale per fare una fivet in regime convenzionato era fissato da mesi per settembre. Non ci pensavo neanche più. Di certo non lo cancellavo. Tanto c'è tempo. Ebbene il tempo si è ridotto. Il primo colloquio (da cui non so quanti ce ne dovranno essere prima di passare all'azione) è stato anticipato a maggio. Cioè praticamente domani.
Andiamo a sentire? Certo!
Si è rimessa in moto la macchina mentale perchè la situazione è cascata dal cielo? Sì.
Come sto?
Stranamente tranquilla.
Ancora nel pieno forse del va bene lo stesso, non importa...
Senza troppa poesia ma consapevole della mia fortuna e felice di poter giocare ai pirati in un normalissimo pomeriggio come quello di ieri.

Sono una pazza incoerente? Sì, non ci sono più dubbi.

4 marzo 2013

la Mazzata

E' inutile che ci giri intorno.
La Mazzata vuol dire cassa integrazione per tutta l'azienda (e siamo proprio pochini). Nella settimana un pò lavori e un pò stai a casa pagato, ma meno. Non ci hanno comunicato molto in realtà, ci diranno nei prossimi giorni, intanto hanno solo sganciato la bomba.
Quando arrivi a questo punto o riparte il lavoro o non ci sarà più lavoro.

Io ci sono rimasta veramente di merda. Non trovo altre parole.
Sarà che non me l'aspettavo. Sarà che non ci rendono mai partecipi di dati e cifre. Sarà che il 2012 non aveva per niente risentito della crisi e io mi sentivo una piccola privilegiata perchè l'azienda per cui lavoro aveva fatto un + e non un -.
Ma le banche hanno chiuso i rubinetti e il fatturato non per forza vuol dire liquidità. E gli stipendi li paghi con quella, del resto l'ho sempre saputo.
Mi sentivo così privilegiata da spendere e spandere in PMA con la tranquillità di una che ha una sola preoccupazione nella vita: rimanere incinta. Tanto ce lo possiamo permettere. Perchè lavoriamo in due ed entrambi non sappiamo cosa voglia dire essere precari.
Forse è che tutta l'energia e il tempo che stiamo impegnando in prelievi, inseminazioni ed ecografie mi hanno distratta dal lavoro. In effetti non c'è lavoro. Per lo meno nel nostro settore. Ma io mi ero illusa che l'azienda potesse permetterselo. In realtà lavoro molto ma per niente. Pensi mille possibili soluzioni e fai mille preventivi ma niente si trasforma in lavoro vero...

E così arriva anche qui un pò di cassa integrazione. Ed è una mazzata. Fa paura.
E io che da tempo sento il bisogno di cambiare e di conseguenza mi guardo molto intorno so che non ce n'è. Il lavoro non c'è. Figurati il poter scegliere un lavoro (mica siamo choosy).
Solo il Papa può permettersi di lasciare un'occupazione.
E se metto tutto insieme mi fa proprio un pò paura.
Io ho studiato, sono laureata, ho fatto ogni tipo di lavoro ma sono un curriculum assolutamente normale.
Poi se aggiungi che sono donna e madre vedrai quante porte spalancate.
Ce ne sono tanti come me, troppi.
E troppe poche possibilità.
E non venite a dirmi che ci si deve inventare. Almeno non oggi. Ditemelo domani. Ci penserò domani.
Oggi mi rimbomba in testa solo la parola cassa integrazione.

Oggi sono paralizzata.
Detto questo domani è un altro giorno, così si dice.
Domani dovrò convincermi che questa è un'occasione.
L'occasione per fare altro.
Perchè questo lavoro è da tempo che mi va stretto, mi restituisce poco, uno stipendio e fino ad oggi la stabilità, perchè ho bisogno di rimettere passione in quello che faccio, perchè ho bisogno di provare soddisfazione, perchè ho bisogno di imparare cose nuove, perchè io ho sempre bisogno di cambiare.
E da domani userò il tempo che avrò per cercare altro, sperando di trovarlo. E magari rimangiandomi tutto mi inventerò un lavoro concentrandomi su un'idea, un progetto che è nell'aria.
Beh o la vedo così, o provo a buttarmi nel vuoto o rimango paralizzata.
Domani.

Magari dopodomani.

23 ottobre 2012

Bella stronza

Egregia illustrissima Ministra Fornero,
Vorrei mandarLa a quel Paese.
Con educazione e gentilezza come piace a Lei.

Le Sue parole ieri sono state queste:
"I giovani non devono essere troppo choosy (ovvero esigenti ndr) nella scelta del posto di lavoro. Lo dico sempre ai miei studenti: è meglio prendere la prima offerta di lavoro che capita e poi, da dentro, guardarsi intorno, non si può più aspettare il posto di lavoro ideale, bisogna mettersi in gioco"

Allora, mia cara,  forse si riferiva ai suoi studenti bocconiani, quelli che possono fare anche a meno di lavorare (non ce l'ho con i bocconiani), ma i giovani in Italia sono un'altra cosa.
Sono quelli che uno su due è disoccupato. E non perchè sono choosy.
Come il tuo amico e nostro presidente diceva: non si deve puntare al posto fisso. Io vorrei non dover puntare sul posto fisso. Io vorrei essere libera di cambiare, di mettermi sempre in gioco in modi nuovi, in realtà nuove. Vorrei poter cambiare spesso lavoro, per imparare di più, per affrontare sfide nuove, per dare sempre il massimo. Vorrei avere questa possibilità. Vorrei potermi permettere di essere choosy. Ma non si può. Non ci sono possibilità. Non ti passa nemmeno per l'anticamera del cervello di dire no ad un'offerta di lavoro. E quando hai un lavoro non ti puoi permettere di fare l'esigente. Infatti ti tieni stretto qualsiasi cosa.
Ma dove vive, cara Ministra?!

Lei, che sempre ieri, è stata contestata in malo modo (così non si fa) e vuole essere ascoltata con rispetto ascolti bene: i giovani non sono così schizzinosi e le Sue parole sono molto irritanti.
Noi giovani, e io mi sento tirata in causa dall'alto dei miei trent'anni, cerchiamo di adattarci il più possibile rendendoci conto delle difficoltà e della realtà della crisi. Siamo quasi tutti insoddisfatti sì, quasi sempre il problema è la retribuzione perchè mai all'altezza del lavoro svolto, eppure accettiamo. Ci mettiamo spesso a 90, spero non letteralmente. Insomma, rimboccarsi le maniche è una cosa che facciamo. Facciamo di necessità virtù.
Se l'idea però è che questo paese, per carità con mille altri problemi, non crede nelle nostre capacità, nei nostri talenti e nelle nostre potenzialità e, anzichè spingerci a dare il meglio di noi all'interno di un mercato del lavoro che cerca di valorizzarci, fa passare il messaggio che dobbiamo adattarci a ribasso, beh allora mi girano.
Il mercato del lavoro, il contesto che investe in ricerca e sviluppo, che crede in noi giovani lo crea Lei cara ministra. Lei e quelli come Lei. Noi lavoriamo. Noi vogliamo lavorare.
Io mi vergonerei di essere la Ministra di un paese che non trova la strada giusta e costringe i giovani a rassegnarsi.

Sono giorni complicati per motivi personali e forse se tutto fosse rose e fiori non me la prenderei così tanto, ma vada a cagare.
Con rispetto.

5 settembre 2012

belle scoperte

Metti che appena tornati dalle vacanze il lavoro in ufficio sia mentalmente molto faticoso, metti che appena hai due secondi cominci a leggerti i post arretrati delle tue blogger preferite e metti che per caso scopri un blog nuovo, nuovo perchè mai letto prima. Metti che quello che leggi ti lascia un segno, un'impronta dentro. Metti che con calma decidi di leggere di più, metti che più leggi e più ti piace.
Metti che quello che scrive ti fa pensare.
E per capire di cosa parlo dovete leggere questo.
E non poteva esserci nome più azzeccato: bellezza rara.


Perchè anch'io faccio tante cose ma forse nessuna come si deve.
Questa sensazione non me la toglie nessuno.
Io la mia scelta l'ho fatta, forse un pò per la paura di mettermi in gioco, forse perchè tanto non avevo alternative: ho deciso di non fare carriera. (o meglio di provare a fare carriera).
Ho deciso che avrei cercato qualcosa di sicuro, part-time, così da potermi godere mio figlio, senza grandi responsabilità. Perchè si sa, le responsabilità sono strettamente correlate al tempo. Più ne hai meno tempo hai per il resto. E io avevo già la responsabilità di essere madre. Che non è proprio una cosa da poco, specie se ti ci ritrovi dalla sera alla mattina, specie per una come me, che non è mai piaciuta a nessun bambino e che non ha mai amato molto i bambini a sua volta.
Perchè io non mi ero immaginata così. Sognavo di andare all'estero, lavorare tanto, fare (non so cosa) ma fare tante cose per me. Più che un desiderio era proprio così che mi vedevo. Altro che sposarmi e fare un figlio. E adesso volerne un altro.
Dentro di me rimane il desiderio di immergermi con passione in un lavoro, ne avevo già parlato qui, un qualcosa che dia un senso alle ore che passi davanti al computer, un qualcosa che restituisca soddisfazione, tanta soddisfazione. Non credo svanirà mai. Ma del resto è un desiderio umano, facilmente comprensibile. Che peccato che quando si parla di soddisfazioni lavorative si debba per forza parlare di rinunce. Si, sono una che vorrebbe tutto. La botte piena e la moglie ubriaca.
Ammiro chi ha la capacità di cambiare la propria vita con coraggio come ha fatto Vale.

Tornassi indietro però non farei un'altra scelta. E questa consapevolezza mi rende una persona felice.
Ma potrei ancora fare molto. Per me.
Mio figlio mi ha insegnato come vedermi mamma, come sentirmi mamma, come vivere questa vita, così diversa da come l'ho sempre pensata, senza rassegnazione ma con entusiasmo. E piano piano voglio cercare di far bene, al meglio, le tre cose che sono.
E magari cambiare qualcosa, perchè la porta è sempre aperta. Basta solo oltrepassarla.



19 luglio 2012

futuro

La paura per il futuro è una cosa seria. Quando sei giovane giovane, ventenne, non la percepisci, non ti appartiene ancora. Poi cresci, diventi più grande e forse più maturo, si spera, e cominci a fraternizzare con lei. Diventi genitore e tutto d'un colpo ti si para davanti. Perchè tu sei stato fortunato e vorresti poter dare al tuo Piccolo Lui quello che hai avuto tu, ovviamente molte di più. E non parlo di cose materiali, ma di esperienze. Il poter fare esperienze, il permettersi di fargliele fare. Io ho vissuto all'estero, ho fatto l'università lontano da casa, ho cambiato diverse città, ho visto molte cose, poche rispetto a quelle che vorrei vedere, ma ho fatto Esperienze. Belle e brutte. Perchè servono tutte.
Passi una serata con le amiche e a differenza di quando eri ventenne i discorsi vanno a finire qui. Il futuro, il costruirsi qualcosa, il lavoro. Si perchè non c'è davvero. Noi siamo un'isola felice, lavoriamo entrambi, sicuramente sottopagati ma possiamo dormire la notte. Però questo mio lavoro non può essere il lavoro della vita. Almeno spero di no. Non basta la tranquillità. Quando non ce l'hai ovviamente ti basterebbe. Ma poi arriva anche il bisogno di soddisfazione. Vorrei la possibilità di avere possibilità, delle scelte, delle alternative, un lavoro dove potersi misurare, mettersi in gioco, migliorare, imparare. Non imparo più. E questo non va bene.
E ci sono persone validissime che meritano un lavoro, e continuano solo ad essere sfruttate  e sottovalutate. E poi ci sono le persone che si reinventano, si ripensano in un altro modo e provano una nuova strada. Ho la fortuna di avere persone così vicino a me. Auguro di cuore a chi non vuole sottomettersi a certe cose di riuscire a trovare ciò che gli piace. A chi crede in se stessa di non smettere mai.
La paura per il futuro è lecita, è normale, semplicemente non puoi sapere come sarà. E se non sei una che vive alla giornata devi imparare a conviverci. Però la paura per il futuro non dovrebbe impedire di fare progetti, non dovrebbe togliere il sorriso e il sonno, logorandoti piano piano. Io spero che le cose cambieranno, che il mondo sarà diverso quando sarà il futuro del pagliaccetto. Deve essere così. Perchè lui viene prima di tutto.

A proposito di amici è davvero incredibile quello che ti succede aprendo un blog. E' stato così anche per voi? Persone di cui hai letto tanto e persone appena scoperte di cui leggerai tanto che passano a salutarti, a dirti la loro. Per carità poche ma bastano. Un buon inizio. E per chi non ha amiche mamme (si sono la primissima, per lo meno tra le amiche amiche!) è una cosa nuova e magica! Vedere che c'è qualcuno che ha davvero capito cosa intendo quando parlo di felicità maliconica (grazie mammacomeposso) mi fa bene, e un pò mi commuove...
GRAZIE!