9 maggio 2018

Su quel muro ci siamo noi.


Questo è il muro di casa nostra, quello che da giù porta su e viceversa. Fin da quando vedevo le planimetrie e questa casa era solo un disegno volevo che diventasse una raccolta di tutto quello che siamo, il nostro racconto, sempre lì a portata di sguardi.
C'è da dire che ovunque io vada porto a casa cartoline, stampe, foto. Che sia una mostra che mi è piaciuta, che sia un viaggio che facciamo. Ho scatole e scatole, per la gioia di lui, piene di cose così. Dei viaggi poi tengo davvero tutto, dai biglietti dei mezzi pubblici, a quelli dei ristoranti che mi sono piaciuti, a quelli di ingresso ai musei, ma questo è un'altra cosa.
Su quel muro ho appeso da subito tutto ciò a cui tenevo di più, modificandolo più e più volte in questi due anni che abitiamo queste mura.

26 aprile 2018

A te - versione 9 anni




A te che spesso mi sfuggi, che ti sento sgusciare via, come è giusto che sia.
A te che sei stato il primo, che hai cambiato tutto e che continui a essere una sfida. 
A te che sei un puntino lontano ma che ancora ti giri a cercarmi.
A te che hai scandito il tempo e l'hai accelerato.
A te, a quel tuo sorriso buono e a quel tuo grugno scontroso.
A te, alle tue cuffie nelle orecchie, alla tua voglia di amici, alla tua testardaggine, al tuo essere spesso e volentieri inaccessibile ma anche prevedibile.
A te che sai quando allungare la mano ed aiutarmi.
A te che a volte semplicemente non vuoi. E quindi alla me che si arrabbia. 
A te che mantieni delle tradizioni, come la doccia, che non vuoi mai fare e poi non vuoi mai smettere di fare.
A te che quando devi cavartela da solo lo fai. Alla me che vorrebbe salvarti da ogni dispiacere e ripararti da ogni pioggia ma che sa che non funziona così.
A te che sei molto più come tuo padre ma sai anche portare avanti un pò di me.
A te, che le parole non sono mai abbastanza.
A te che l'anno prossimo sono due mani piene.
A te che mi dimostri che in qualche modo ho fatto un buon lavoro.
A te, che sei sempre più tu.
A te, buon compleanno.

4 dicembre 2017

5 giorni a Tokyo


Ci sono viaggi che desideri fare da sempre. E poi riesci a farne un pezzettino. Ti rimane un gusto in bocca buonissimo e ne vorresti ancora e ancora, ma prima o poi ancora sarà.
Così è stato, ci siamo concessi una settimana a Tokyo, solo noi due, lui ci ha messo dentro un impegno di lavoro e io tutta la mia voglia di Giappone. Perchè se Tokyo sono riuscita a girarla molto bene, con una media di una ventina di km a piedi al giorno e altrettanti di su e giù dalla metro, ci sarebbero state ancora un sacco di cose da fare, vivere, vedere e godersi. E poi davvero, intorno a questa distesa di palazzoni e via vai di gente sono certa che ci sia un mondo incredibile, che prima o poi il Giappone intero me lo dovrò assolutamente assaporare.
Dei Giapponesi ho sempre amato la cucina e l'arte in particolare ed ero certa che sarebbe stato, anche se breve, un viaggione. Non mi sbagliavo.
Non vi posso raccontare Tokyo come se fossi una guida perchè sarebbe davvero difficile, molte strade le abbiamo prese a caso, molte altre non le abbiamo trovate quindi non sarei tanto affidabile. Una cosa è certa: Tokyo è da vedere ma è soprattutto da vivere, perchè è davvero diversa da tutto quello che conosciamo, lo è soprattutto nella gente, nei loro modi di essere e manifestarsi.
Ci vorrebbero tanti anni e tanti viaggi per comprenderla davvero e, anche per una come  me, che prima di andare in un qualsiasi posto compra guide, legge  e cerca di immaginarsi lì, Tokyo è stata davvero una sorpresa.
Noi ci siamo stati a metà ottobre, ha fatto un giorno di sole e caldo e uno di pioggia battente, per il resto il cielo era grigio, l'autunno era alle porte ed i suoi colori ancora timidi, insomma come da noi. Il nostro albergo era enorme e soprattutto altissimo, per cui arrivare in una camera al 32esimo piano e vedersi una distesa senza fine che Manhattan in confronto è un quartiere di periferia è un'esperienza che consiglio vivamente, anche se come me di solito preferite alberghetti più intimi e appartati.

23 novembre 2017

Buon compleanno a me


Mi mancano le parole. Ci sono mille mila cose che vorrei dire ma è come se non sapessi come si fa.
E' che non so spiegare. Non trovo il come.
Non è che non sono capace è che il tempo scivola via e le cose passano, cambiano ed eri appena riuscita a capire cosa e a tradurlo in un come che di nuovo si riparte.
Il tempo. Ecco, ancora e sempre, amore e odio. Mi manca per poter fare quello che voglio, ma forse qui è più una mancanza di aiuti e finanze nonchè di confusione su cosa si vuole, mi sfugge di mano troppo velocemente e di colpo è quasi Natale anche se ieri era inizio settembre, mia figlia non ha più un lettino da piccolina e mio figlio si arrangia sempre più. Soffro questo passare veloce perchè mi sembra di non avere il giusto tempo per fare. Per migliorare come madre, come persona, come tutto. Per imparare. Per nuovi progetti. E se da una parte faccio dall'altra perdo una mare di tempo a pensare al fatto che sono in ritardo.
Lo sono la mattina e non ho il coraggio di guardare maestre e colleghi in faccia quando mi presento sempre ultima, lo sono rispetto ad altri e alle idee, ci arrivo dopo e a volte non ci credo abbastanza, lo sono nel fare e soprattutto nel mantenere le promesse, lo sono nei confronti dei miei figli, delle loro richieste e delle cose che so mi mancheranno. Sempre in ritardo.

1 agosto 2017

E' sempre così, ogni anno per due settimane.


E' sempre così, ogni anno per due settimane.
Quella libertà data dalla mancanza di qualcosa di bellissimo ma che trasforma tutto il resto in uno sfondo. Quel brivido che solo l'essere soli sa dare, senza nulla a cui badare, con un fardello di responsabilità ridotto all'essenziale, con un tempo da riempire anche con il nulla.
E' sempre così, ogni anno per due settimane. Da sette anni.
Due settimane senza figli, il solito lavoro ma poi una fuori dall'ufficio la libertà totale d'azione.
Le birre in compagnia, le cene sul divano, il sesso quando ti pare, Lui tutto per me, il silenzio, la musica che dico io, il frigo vuoto, il cosa facciamo? boh usciamo e vediamo, le grigliate, il sonnellino, le danze scatenate, i concerti abbracciati, un'intera serie vista tutta d'un fiato senza nessuna cognizione temporale, l'orologio che serve poco, i cocktail, le amiche, quelle farfalle nello stomaco che fanno così ragazzina, quelle docce eterne e quelle domenicali a due, tutto quel piccante, messo su ogni piatto, i vestiti corti e le borsette piccole, dormire fino a tardi, prometterselo e riuscirci, fare colazione e tornare a letto, gli amici senza figli e le risate stupide, fino alle lacrime, quelli che arrivano a fine serata ma forse per loro è solo l'inizio, il sole che va giù e tutto diventa rosa, tu che ti dimentichi guidando di essere sola e dici a voce alta guardate che bello, non fare niente e non farlo per tutto il giorno, ballare di nuovo, cantare a squarciagola la canzone che ascolta sempre tuo figlio che tu critichi tanto e scoprire che la sai a memoria, di nuovo non avere voglia di fare nulla e poterlo fare, ah il lusso della pigrizia, un'altra birretta poi basta, ehi ciao, da quanto tempo, io sto bene e sapere che è la verità, l'amica del cuore, le lucine appese agli alberi e i mirtilli, il cielo caldo, la pioggia improvvisa, i programmi per l'estate prossima con la banda di amici che tanto non si faranno mai, Venezia su e giù, lo spritz, le polpettine, la città vuota e i bar pieni, il sentirsi viva, il sapere che è divertente perchè non è quotidiano, il tempo che passa sul volto degli altri e quindi anche sul tuo ma che non importa.
I miei figli non mi sono mancati poi così tanto. Non credo di essere così pessima ad ammetterlo, del resto quando ci vuole ci vuole.
Poi mi sono svegliata ieri mattina, sono salita su un treno e sono andata a riprendermeli.
Felice.

21 giugno 2017

mi lamento ancora, tranquilli.


Solo perché non si pensi che ho smesso di lamentarmi. Perché con l'ultimo post poteva sembrare.
Ho poco tempo quindi sarò concisa e e dei miei lamenti ne farò semplicemente una lista:

  1. Beh, la cacca, ne ho già parlato. Non ne posso proprio più. E proprio per questo ho deciso che non avrò MAI un cane, passata questa non raccoglierò più nessun escremento di nessuno.
  2. Sempre rimanendo in tema figlia: i capricci. Ultimamente tutto viene fatto capricciando. Una gioia.
  3. La nanna. Vi ricordate che vi dicevo che si dormiva? Beh da un mesetto l'incantesimo si è spezzato. Si alza sempre e solo lui, devo dirlo, però poi Lui è giustamente stanco e tutto diventa complicato.
    Il vero problema è l'addormentarsi. Se ho fatto un errore con i miei figli è questo: non insegnare loro ad addormentarsi da soli. Ed è anche una delle poche cose in cui si assomigliano tantissimo. Per addormentarsi ci vogliono, o io o Lui a turno, che leggiamo storie (e questo mi va benissimo) e che teniamo manine fino a quando non si addormentano. Con il primo non ci sono problemi, con Lei ci vuole almeno un'ora. Va bene un pò ma vi assicuro che un'ora al buio con la palpebra calante, il desiderio del divano e i pensieri che si affollano non è simpatico. Non serve dire che se provo ad uscire dalla stanza sono Tragedie.
  4. La mia settimana del mese che segna sempre la crisi di coppia del mese.
  5. I soldi. E qui metto un punto. Ma perché sembrano sempre meno dell'impegno? Ripeto, punto.
  6. Vorrei tanto stare con la mia migliore amica. Ma l'organizzazione, tutto il resto e la distanza rendono le cose quasi impossibili.
  7. I ghiaccioli. Non mi vengono buoni. Cioè, nemmeno i ghiaccioli. Ci metto il succo fatto con della super frutta raccolta con le manine, yogurt, zucchero e viene insapore. Lo faccio con solo il succo e sembra acqua colorata. Ditemelo, PERCHÉ.
  8. Le scuole chiuse. E il lavoro. Un'abbinata letale. Io e lui condividiamo un calendario talmente incasinato che è diventato il nostro unico argomento di conversazione.
  9. La malinconia per quella sensazione, quella della scuola chiusa. Io ho sempre amato studiare ma quella cosa lì, quando ti senti improvvisamente libero, leggero, che bella che era.
  10. Non apro il capitolo lavoro.

Passo e chiudo.

8 giugno 2017

Pensieri sparsi di un giovedì mattina incredibilmente libero.



C'è un momento, lo riconosci ormai al secondo figlio, l'hai già vissuto. Un momento in cui queste cose che sono cresciute così in fretta, che non si fermano mai, che ti scappano, fanno uno scatto in più. E' una specie di fitta. Un crampo. E ti viene un'irrefrenabile voglia di mani piccolissime, gambotte ciocciottelle, guance senza fine e sorrisi enormi, e poi i polsi e le caviglie che scompaiono tra le pieghette, ne vogliamo parlare?! E' una voglia di cose piccole e profumate, delicate. E' un momento da madre. Perchè abbiamo sempre qualcosa in più dei padri. Questa sensazione di stessa carne, di stessi respiri, di stessi incastri, i padri hanno tantissimo, ma questa cosa è più nostra.
Però a differenza della volta scorsa, quella in cui volevo di nuovo e ancora, tanto da rincorrere questo desiderio per anni, questo giro lo so domare e anzi, mi fa godere molto di più quello che c'è, sapendo che sarà così. Non voglio altri figli, anche se sembrerebbe da queste righe, sono a posto così come direbbe Lei.
La voglia di Lei mi ha portato via tanto, mi ha dato tanto. Era giusto così, doveva essere così.
E adesso sono a posto.
Sto bene, sto bene nella mia pelle, non è una cosa semplice, non è una cosa a cui ero abituata. Sono come guarita, non so bene da cosa, ma la sensazione è quella negli ultimi tempi.
Lavoro moltissimo ma lo faccio bene che è molto meglio che farlo e basta. Sto con i miei figli spesso, ho questa fortuna. Mi fanno impazzire molto spesso, ho questa sfortuna.
Lui lo vedo solo con il binocolo perchè in ordine ci sono gli amici, le cuffiette e la musica, le carte pokemon. Poi forse io. Ma funziona così e me ne so fare una ragione.
Lei invece è la mia ombra. E ci piacciamo tanto. Non sempre ovviamente.

8 maggio 2017

#chissene



Ovviamente ho visto anch'io il rapper tatuato che chiede alla bionda di successo di sposarlo in mondovisione.
Ovviamente sono accadute cose molto più importanti e degne di nota questo week end.
Ovviamente ho letto anche alcune critiche, non tutte ovviamente, a questo amore, per alcuni finto e per altri esageratamente pubblico, e forse l'unico commento possibile potrebbe essere quello di mio figlio, a cui ho ovviamente raccontato l'accaduto: chissene.
Mi permetto di dare la mia modesta opionione, anche questa classificabile sotto la voce chissene.
E' stato quasi commuovente.
Lo sappiamo, la vita vera è un'altra cosa. CERTO.
Ma a noi piace guardare, ci piacciono le favole e non mi pare così terribile che abbiano optato per il pubblico anche in quest'occasione, del resto sono solo due che mettono tutto alla mercé di tutti, che vivono sui social, che poi non mi sembrano gli unici, non condividiamo tutto anche noi comuni mortali?!
Cambia solo il numero di followers, cambia solo la quantità di gente che se ne accorge.
E allora sì, cari uomini, ci commuoviamo, anche per queste cose, che non ci riguardano, ma che hanno il sapore di un film. Rimaniamo tostissime anche se ci piacciono queste cose, così tanto disneyane. Siete voi che non vi accorgete, che vi dimenticate spesso di quanto bisogno c'è nel mondo di un pò di romanticismo, di un po' di attenzioni, di gesti un pò sdolcinati, e se scappa anche di qualcosa di speciale.
E non parlo di anelli scintillanti, ho rotto a sufficienza per quello e alla fine l'ho ottenuto.
Parlo di capacità di conquistare, corteggiare e mai dare per scontato. Del resto è bellissimo avere la consapevolezza che c'è qualcuno innamorato di noi, no?!
Basta con la scusa che con il tempo le cose cambiano.
E' vero cambiano, ma non devono sparire.
E allora sì, ci piacciono i gesti s'amore, i fiori, gli inviti a cena, le sorprese, i baci rubati.
E per questo e nonostante questo rimaniamo libere, indipendenti e cazzute.
Ognuno ha i mezzi che ha. Ma vi stupirò, non è il cosa, è il gesto.
È che ci avete pensato.
È perché ci tenete.
È perché dimostrate.

Ci meritiamo tutte un pò più di romanticismo, cazzo.

3 marzo 2017

la giusta distanza


I miei figli hanno cinque anni (e mezzo) di differenza.
Chi legge queste pagine da tempo sa che non è stata una scelta, che c'è voluto del tempo perchè arrivasse Lei, ma è anche vero che oggi, guardandomi indietro so che doveva andare così, altrimenti Lei non sarebbe Lei e no, questo non poteva essere.
Cinque anni (e mezzo) di differenza possono essere pochi per alcuni versi, tanti per molti altri.
Non so quale sia la giusta distanza, questa però è la nostra.

2 febbraio 2017

Prima o poi si dorme.


Quando sono diventata mamma è ovviamente cambiato il mio dormire. Credo sia una delle cose che più cambia. O forse no, ma è sicuramente una delle cose di cui parliamo di più. I bambini vengono anche etichettati come bravi o meno proprio a seconda che dormano oppure no. E' la prima domanda che ti rivolgono gli sconosciuti dopo il classico che bello quanto ha?. E' la prima cosa che si nota sul viso di una madre, una mamma che non dorme la vedi subito. L'amore per il proprio figlio è una cosa difficile di cui parlare, è dura tradurlo in parole senza sembrare terribilmente smielosi o senza banalizzarlo, la mancanza di sonno è invece molto facile da raccontare.
Nonostante il mio ingresso nel mondo dei genitori non sia stato così traumatico ormai sette - quasi otto #ohmiodio - anni fa, ne parlavo qui, ho recuperato con l'arrivo di Lei, che di dormire non ne ha voluto proprio sapere fino ai due anni. (ne parlavo qui, qui e ancora qui)
Le ho provate tutte, durante l'allattamento imbottendomi di tisane rilassanti e spesso disgustose, seguendo diete prive di latticini e provando tutte le tecniche più varie, dal co-sleeping a Tracy Hogg, passando per qualche tentativo non troppo convinto alla Estivill, ma niente. Non funzionava nulla. Mia figlia non dormiva. Si svegliava di continuo, rimaneva sveglia e voleva che tu stessi sveglia con lei. Interrotto l'allattamento, a soli nove mesi nella inutile speranza che non dandole da mangiare avrebbe smesso di svegliarsi ogni ora, ha cominciato ad occuparsene Lui, insonne da sempre, e io ho cominciato a dormire un pochino di più. Per lo meno per un paio d'ore continuative. Ma dormire è un'altra cosa.

1 febbraio 2017

Oggi avevo voglia di scrivere di viaggi.


Oggi ho voglia di scrivere di viaggi. Che poi in realtà avrei voglia di farli, i viaggi. Ma sono realista e mi devo accontentare di un solo momento all'anno dedicato a questo. (Agosto ma quando arrivi?!)
Dicevo, i viaggi, quelli per cui quando varco la soglia di casa al ritorno dal mio ultimo, appunto, viaggio, mi viene già voglia di pensare al prossimo.
Fin da bambina ho sempre viaggiato tantissimo, poi ho viaggiato con carovane di amici e tende improvvisate, i migliori viaggi sono stati con Lui, solo io e Lui, con uno zaino una volta, con una decapottabile un’altra, con i soldi contati e prestati un’altra ancora. E poi si è aperto il secondo volume della mia vita, quello in cui sono passata dall’altra parte, dalla parte dei genitori.

9 gennaio 2017

La maternità è come il bob.


Ho chiuso l'anno con un post, uno dei pochi dello scorso anno, in cui mi sono sfogata. Ho buttato fuori in poche parole tutta la stanchezza accumulata in un 2016 che non è stato per niente così male come potrei averlo fatto sembrare, ma che è stato indubbiamente molto faticoso.
Ho lavorato tanto, ho pensato poco a me, non per negligenza ma per effettiva mancanza di tempo, ho litigato con il Lui grande troppo e troppo a lungo, dimenticando quanto c'è, mettendo da parte quel noi così importante per tenere in piedi il tutto, così importante per me, quando per me intendo io e solo io, la donna che sono indipendentemente dai figli e dal resto. Ho sofferto la quotidianità con due figli, spesso scontrosi e tutt'altro che facili,, un lavoro impegnativo e poco remunerato, le notti insonni che poi sono diventate notti di sonno ma che non si capisce come non  abbiano cancellato la stanchezza. Ho sofferto la mancanza degli amici, perchè siamo sempre tutti sulla stessa barca e alla fine ci si vede sempre meno. Ho sofferto di sofferenze altrui per riflesso. Ho riflettuto troppo poco su quello che ho, che è esattamente quello che ho sempre voluto. Ho sofferto la mancanza di un obiettivo. Perchè prima avevo quello di un secondo figlio, poi quello della casa nuova e di colpo mi sono ritrovata con tutto e nulla più da desiderare.
Detto questo ho preso atto dei miei buoni propositi e voglio impegnarmi, ancora. Perchè se va di moda non farli più io invece ho bisogno della mia lista concreta per ripartire.
Di ritorno da una settimana sulla neve con pargoli e marito- detta anche vacanza - ho capito una cosa molto semplice, che ho sempre saputo ma mai ripetuto come un mantra: la maternità è come il bob.

27 dicembre 2016

Mi sono rotta le palle - post molto poco natalizio.


Il Natale è passato anche quest'anno. Sembra non debba farlo mai ma poi inesorabilmente accade.
I miei figli crescono, una è pazza di Babbo Natale che porta tanti regali è tanto bravo e l'altro comincia a non crederci più tanto. Cioè ho un figlio che comincia a mettere in dubbio Babbo Natale. E' inevitabile che io mi senta vecchia, c'è poco da fare.
Il giorno prima di Natale sono crollata. Ero stanca, malata, stufa. Ma sono tutte scuse. La verità è che mi sembra che tutto mi stia sfuggendo di mano. I miei figli, ingestibili, il mio compagno di vita, con cui non riesco a parlare, il mio lavoro che è tanto e rende troppo poco. Sono crollata perchè mi sento in balia degli eventi, non riesco a sorridere come vorrei, a farmi scivolare addosso le cose, a impormi con i nani di casa e subisco, tutti e tutto insieme. Non sono certo nuova a questo genere di cose ma per un periodo ho avuto il controllo delle cose. Per un altro periodo non ne ho fatto un dramma e ora mi perdo in un bicchiere d'acqua, come una qualsiasi pischella alle prese con il primo dramma amoroso.
Mio figlio è arrabbiato, quasi tutto il giorno ogni giorno. Non va più bene nulla, non va bene il cinema, non va bene il teatro, non va bene una partita a briscola, non va bene un giro in bicicletta, non va bene disegnare, fare i biscotti, fare la doccia, fare un gioco in scatola, non va bene una chiacchierata, non va bene un film, quello che cucino e l'ora di andare a letto. Non va bene niente. Ma niente proprio. E io non lo sopporto più. Avete presente Homer Simpson, brutto bagherozzo io ti strozzo!?! Esattamente così. Ho provato a inventarmi di tutto, compatibilmente con tutto il resto, ho provato a lasciarlo stare, ho provato a non darci importanza ma adesso sono arrivata alla famosa frutta. Ma mi sono davvero stancata. Dei suoi musi, dei suoi no, dei suoi sbuffi, della sua apatia.
Ho sicuramente delle colpe tutte mie, lo so benissimo, ma sono stanca anche di quelle. Sono stanca di pensarci, di farmi esami di coscienza, di anche solo fare elenchi dei miei errori di madre.
Mia figlia è fortissima, devo ammetterlo, ma con me, e solo con me, giustamente, è insopportabile. Piange, si lagna, si offende, si arrabbia in continuazione. Non le va bene nulla nemmeno a lei, anche se in confronto al fratello è una passeggiata. Fa delle scenate isteriche per niente, sì lo so è una fase passerà, diventerà come suo fratello prima o poi. Yeah.
Insomma io sono arrivata alla fine dell'anno finita. Come se qualcosa avesse smesso di funzionare. Si fosse inceppato. E anche se spegni e riaccendi è sempre lì.
Lo so che non è semplice, che non devo smettere di impegnarmi ma smettere di lagnarmi, mettercela tutta e bla bla bla ma volete la verità? Quella nuda e cruda?
Mi sono proprio rotta le palle.

(adesso che l'ho scritto va meglio)

22 novembre 2016

Mi si è accesa la lampadina.


L'altro giorno ho realizzato una cosa. Ero in macchina, incredibilmente sola, e ascoltavo senza troppa attenzione l'ennesima trasmissione radiofonica sulle elezioni americane. Ero stanca e nervosa, tanto per cambiare.
Poi mi si è accesa una lampadina.
Non ho avuto l'intuizione del secolo e anzi ne hanno parlato e scritto molti prima di me.
Ma l'ho realizzato per davvero IO.
Forse tutto quello che sta accadendo ha un solo obiettivo. E potrebbe essere una cosa buona. Forse questo nuovo modo di essere politica, di intendere la società, di vedere le cose, i popoli, i confini, la gente, che sta dilagando a macchia d'olio è davvero l'espressione di un disagio reale che c'è. Sì, lo so, non ho scoperto l'acqua calda, ma l'ho realizzato. Non sono tutti impazziti, semplicemente sono cose che si pensano davvero così. L'idea che gli uomini siano fatti così, che il diverso è solo per questo una cosa negativa, che la colpa è sempre degli altri, che i muri sono le soluzioni, che il denaro è tutto, che la forza è la via maestra e l'intolleranza tollerata, che ci siamo prima noi e che possiamo permetterci di dire come dovrebbero agire gli altri, che la propria libertà è un pò più libertà di quegli degli altri. E' reale. E no, il mondo non è come la mia campana di vetro. Che è facile giudicare per me, io che per prima poco tollero gli intolleranti.
E allora forse è un bene. Sì perchè non possiamo più far finta di nulla. Forse è la volta giusta che ne nasce qualcosa di buono. Forse reagiamo per davvero questa volta. Tutti, che in realtà siamo piccoli ma insieme possiamo essere tanti.
Il mondo può essere meglio di così, lo deve essere.
E abbiamo una solo mezzo per renderlo tale.
I NOSTRI FIGLI.
Non so come si fa nel concreto. So che non salverò il mondo, ma farò in modo che un giorno possano riuscirci loro.
Insegniamo, diamo il buon esempio, giudichiamo meno e cerchiamo di capire di più, impegniamoci ancora e ancora, raccontiamo le cose in cui crediamo, seminiamo bene, educhiamo alla libertà. Ho la presunzione di credere che una persona educata alla libertà non negherà mai la libertà a nessuno, che saprà riconoscere che tutti ne abbiamo il diritto, tutti allo stesso modo. Perchè siamo tutti la stessa cosa, ognuno a modo suo.
E che l'unico modo per essere liberi è trovare il giusto modo di convivere. Senza muri, pregiudizi, donne e uomini. Con rispetto.
Quindi dai, tutti insieme, impegniamoci ancora un pò di più. Che si facciano le basi di questo mondo migliore.
Partiamo dalle fondamenta.
Dall'inizio.

9 novembre 2016

Sì, anch'io parlo delle elezioni americane.


Non sono un'esperta di politica, non lo sono mai stata e mai lo sarò. Allo stesso tempo so riconoscere quando questa è mal fatta e soprattutto quando può diventare pericolosa. Pericolosa per quella che è la mia visione delle cose, del mondo e dell'essere tutti parti della stessa cosa. Mal fatta perchè sono nata nei primi anni '80, ho vissuto tutto il berlusconismo e tutto quello che ne è venuto dopo, senza mai votare perchè ci credevo davvero ma solo perchè era sempre meno peggio.
Ho vissuto un anno splendido negli Stati Uniti, nel lontano 2000, un anno che mi è servito a capire quanto frastagliato sia il suo popolo, quanto incredibilmente diverso sia in tutti gli aspetti che l'accezione del termine diverso permette. E il bello stava proprio in questo. Ho amato vivere con persone che avevano una cultura completamente diversa dalla mia, ho amato provare cucine così strane per il mio palato, ho amato essere immersa in un mondo così variegato perchè sempre nuovo e pieno di spunti.
Sono stata una grande sostenitrice di Obama negli ultimi anni, mi sembrava che la direzione fosse quella giusta, che quello che diceva, raccontava, in parte faceva, potessero rappresentare la mia idea di politico valido e votabile.
Non ha stravolto il mondo in realtà, non come credevo avrebbe fatto, non ha saputo arenare questa incontenibile ondata di intolleranza, odio e disprezzo che invece sta investendo il mondo e non solo il suo paese. Non è riuscito ad unire in nome delle differenze, in nome della grande valore che queste portano con sè e che sono la base per far crescere questo benedetto mondo in una direzione duratura e pacifica. Ha venduto nei suo anni da presidente 98 miliardi di dollari in armi all'Arabia Saudita, primo finanziatore dell'Isis, solo per fare un esempio. Eppure era anche lui meno peggio di quello che ci si prospetta da oggi e per i prossimi quattro anni. Non credo davvero che ci possa essere niente di peggio di un Trump. E mi dispiace perchè la cosa riguarda anche noi, i nostri figli. Perchè quello che seminiamo in ogni parte del mondo ci riguarda e ci coinvolge direttamente. E uomini che vogliono costruire muri, che disprezzano e usano le donne come se fossero cose loro e non come loro, che vogliono la pena di morte, ancora,  che guardano solo al proprio interesse da sempre, non possono governare il mondo se non in maniera becera.
Sono anche una grande sostenitrice della democrazia e quindi dovrei semplicemente rispettare quello che è stato il volere dei suoi diretti cittadini. Ma ve ne pentirete. Ce ne pentiremo.
(scusate lo sfogo, avevo cinque minuti e l'ho rivolto tutto qui).

pic credits qui

27 settembre 2016

Tu che hai dato alla mia vita il suono del tuo nome


Due.
Due anni che sei qui.
Due anni che ci sei.
Due anni che ti abbraccio.
Due anni che tutto è stato da te modellato.
Due anni che ti guardo e ringrazio.
Due anni che sono ancora pochi. Meno di quelli che ti ho aspettata.
Due anni che mi hai guarita. Sì, guarita.
Due anni che mi hai insegnato che niente è impossibile.
Due anni che sono cambiata.
Due anni che non cerco più con tutta me stessa qualcosa.
Due anni che mi sento finalmente a casa.
Due anni che tu hai creato quello che io chiamo casa.
Due anni che hai completato quello che c'era.
Due anni che amo ancora di più, ogni giorno di più.
Due anni che la mia vita è così colorata.

12 settembre 2016

Cosa cambierei della scuola pubblica italiana


Oggi è ricominciata la scuola. Rullo di tamburi.
Questo post avrebbe dovuto aprirsi con una mia foto che faccio un salto alto due metri per la felicità. (Tralasciando il fatto che non ne sarei capace e mi romperei sicuramente una caviglia, mi ritrovo invece in ufficio, spettinata perchè non ho di nuovo tempo per fare nulla a meno che non mi svegli alle 6 e su questo non c'è discussione, non mi funziona la posta, ho mille mila cose da fare e non so da che parte cominciare.)
Però felicità perchè ho finito di cercare di incastrarti un pò dove capita, tra centri estivi costosissimi e spesso improvvisati, nonne che ti tengono controvoglia, giornate passate a fare videogiochi nel noioso ufficio di mamma e orari di lavoro impossibili per riuscire a fare tutto.
Felicità perchè la scuola è una cosa bella, che fa bene, necessaria ed indispensabile.
Ieri sera eri proprio emozionato, a metà tra il che figo e il ma perchè cominciamo di lunedì che così ci tocca una settimana piena?

8 settembre 2016

la descrizione di un attimo


Quando nel buio prima di addormentarti mi dici, con le tue dita tra i miei capelli, ciao mamma.
Quando ridi di gusto, perchè una tua battuta fa ridere me.
Quando canti in macchina, sempre in quel linguaggio solo tuo, a squarciagola, in qualche modo a ritmo.
Quando mi chiedi di poter fare tu una cosa, così poi io ti dico grazie.
Quando mi guardi e mi dici mamma bea. Tu che mi vedi sempre bella.
Quando ti vedo leggere sul divano, in pace.
Quando cerchi di fare la sagoma della tua mano su un foglio. Ne escono solo scarabocchi. E tu sei fiera. Tu ci vedi la tua mano.
Quando prendi per mano tua sorella. Con amore.
Quando si vede la gioia nei tuoi occhi quelle volte che capisco subito quello che mi stai raccontando. Perchè tu racconti sempre un sacco.
Quando dal nulla tu, che non racconti mai, mi parli dello scoiattolo che hai visto e dei gol che hai fatto.
Quando se tutta nuda. Morbidosa. A pieghe, a onde.
Quando vedo la faccia di tuo papà, in quell'espressione là.
Quando mangi il gelato. Come se niente potesse essere meglio.
Quando fai i video tu. Sono uno spasso. Se a tua insaputa li mostrassi al mondo intero su YouTube diventerei ricca.
Quando fai l'offesa. Incroci le braccia e metti il broncio. Ecco, quel broncio lì.
Quando per gioco fai il cameriere e di colpo diventi timido.
Quando ti metti addosso di tutto, occhiali, braccialetti, collane, borsette tutto insieme, e porti a spasso la tua Tata. Mi guardi e mi dici io mamma.
Quando canti everytime dei Kolors, a modo tuo. E lei ovviamente ti segue.
Quando balli, fai le piroette, le tue verticali e tiri su quella gambetta là.
Quando alle volte balbetti. Oh come ti stringerei sempre in quei piccoli attimi lì.
Quando guardi tuo fratello come se fosse meglio di un gelato.
Quando ti ricordi qualcosa che io non ricordavo, e di colpo è di nuovo anche mia.
Quando ti sposti i capelli dal viso, così femmina.

Voi due.Voi che siete. In tutti quei piccoli attimi.

Questa sera vado a sentire i Tiromancino, e se non mi fanno la descrizione di un attimo salgo sul palco.

31 agosto 2016

E ancora un'altra estate passerà. [tanti ultimamente]

Come se niente fosse è già settembre. Ho già ricominciato a lavorare. Ho smesso per poco comunque. Ho lavorato tanto fra l'altro.
Ha fatto caldo, non caldissimo. Ha piovuto poco.
L'erba del giardino si è tutta seccata.
I lavori che dovevamo finire sono ancora da finire.
Però mangiamo fuori tutte le sere ed è bellissimo. La nostra casa è bellissima.
I soldi, non quelli che ci sono ma quelli che mancano, sono sempre un leitmotiv, anche questa estate.
Il mondo sembra sempre più fragile. Questo paese poi lo è veramente.
Ci sono stati cieli azzurrissimi e nuvole bianche.

25 maggio 2016

faccio i capricci.


Faccio i capricci. Un sacco di capricci.
Perché non vorrei alzarmi. Lo faccio. Ma non mi parlare. Lasciami fare. Non farmi domande. Non piangere tu che la mattina sei come me. Stiamo in silenzio.
Faccio i capricci perché vorrei alzarmi e fare con calma, passare il tempo a letto a poltrire, fare una colazione lunga e buona, faccio i capricci perché devo dire sbrigati e tu non ti sbrighi. E faccio i capricci perchè tu fai i capricci.
Mi basta l’idea di dovermi alzare prima per avere il tempo di fare tutto per fare capricci.

Faccio i capricci perché voglio lasciare le cose al loro posto altrimenti quando torniamo sta sera è un casino e poi non mi rimane tempo per coccoluzzarci.
Faccio i capricci appena entro in ufficio perché vorrei essere al mare, ma non se ne accorge nessuno.
Faccio i capricci perché dopo mezz’ora di parchetto mi sono già stufata. Faccio i capricci perché esci da scuola e non mi dici ciao. Ma è subito andiamo al parchetto?