1 febbraio 2017

Oggi avevo voglia di scrivere di viaggi.


Oggi ho voglia di scrivere di viaggi. Che poi in realtà avrei voglia di farli, i viaggi. Ma sono realista e mi devo accontentare di un solo momento all'anno dedicato a questo. (Agosto ma quando arrivi?!)
Dicevo, i viaggi, quelli per cui quando varco la soglia di casa al ritorno dal mio ultimo, appunto, viaggio, mi viene già voglia di pensare al prossimo.
Fin da bambina ho sempre viaggiato tantissimo, poi ho viaggiato con carovane di amici e tende improvvisate, i migliori viaggi sono stati con Lui, solo io e Lui, con uno zaino una volta, con una decapottabile un’altra, con i soldi contati e prestati un’altra ancora. E poi si è aperto il secondo volume della mia vita, quello in cui sono passata dall’altra parte, dalla parte dei genitori.
E da madre è arrivato il mare della Liguria, bello, vicino, facile. Poi la tenda a tre, gli aerei, i ritmi rallentati e un bagaglio a mano diverso da prima. Poi ancora sono diventati viaggi a quattro, come era giusto che fossimo.
Ricordo benissimo quando da bambina, avrò avuto circa nove anni, credo, era agosto, e con i miei eravamo in una piovosa, grigia, ma anche verde smeraldo, Irlanda, con indosso un maglione di lana e un pensiero mi balenò per la testa, io da grande non farò questi viaggi. Volevo quello che avevano i miei compagni, la stessa spiaggia stesso mare. Loro, che ogni anno tornavano, che avevano la compagnia del mare, che si innamoravano come solo si può quando si ha sempre la sabbia addosso, che stavano senza troppi genitori intorno. E io in giro per l’Europa, chiusa in un camper con genitori e fratello 24su24, non mi rendevo conto per niente della fortuna che avevo.
Ora che sono passata dall’altra parte, ora che sono un genitore appena posso non vedo l’ora di andare via solo noi, tutti e quattro (anche a due non sarebbe male ma questo è un altro discorso), che alla fine loro sono il mio habitat ideale.
Ora che sono passata dall’altra parte, ora che sono un genitore, capisco i miei di genitori.
E realizzo anche che è quando si cominciano a capire i proprio genitori che si cominciano a capire meno i figli.
Detto questo, cari figli miei, con me si viaggia, appena si può. Sempre in posti nuovi, possibilmente poco affollati, magari scomodi, ma diversi.
Ognuno passa il suo e semina il suo, a modo suo.
Avrete la stessa spiaggia stesso mare ogni anno con i nonni, con me no.
So che anche a voi passerà per la testa quel pensiero. Ma so anche che un giorno mi ringrazierete.

2 commenti:

  1. E si viaggia anche qui...nel nostro piccolo noi abbiamo una regola: un week end al mese si va fuori dove non importa basta che si va

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  2. bravi, è proprio così, basta andare ;)

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