23 marzo 2016

E se dessimo semplicemente il buon esempio?


Anche questa volta, come per Parigi, come per i racconti sulla Siria, come tante, troppe volte, gli ho raccontato quello che è accaduto. Non entro nei particolari, non faccio nomi, non mi metto a spiegare bene chi è l'Isis, non so nemmeno se lo so io per prima, cerco di non cadere negli stereotipi, cerco di attenermi ai fatti, come se fossi l'Ansa. Ha quasi sette anni, secondo me è giusto che un minimo sappia.

La sua prima domanda è sempre la stessa:
Perchè.
Ecco, io così vado subito in tilt. 
Non lo so perchè amore mio.
Perchè c'è gente cattiva? Perchè l'uomo è una bestia orribile? Perchè c'è tanto odio?
Perchè. Perchè. Perchè.
?

Io non so quali possano essere le vie per combattere quello che succede e che mi fa paura. 
Mi comincia a fare paura per la verità perchè per molti versi sembra ancora tutto  lontano dalla mia vita di periferia ma sicuramente meno lontano di quello che accade ad esempio in Siria. Un pò più vicino. E tanto crudele.
Allora mi chiedo come si deve reagire. 
Io credo che si debba dare il buon esempio.
Come in tutte le cose.
Non mandando bombe.
Non inneggiando alla vendetta.
Difendendo i nostri valori ma rispettando quelli degli altri.
Non escludendo.
Cercando di non avere paura.
Cercando forse più di non farsi prendere dalla paura.
Perchè la paura fa danni. 
Cercando di non farci accecare dall'odio come fanno gli altri.
Cercando di non dividere e non fare distinzioni. Se non ci fossero distinzioni non ci sarebbero diversi con cui prendersela.
Cercando di essere onesti, politicamente ed economicamente.
Cercando di evitare gli slogan politici alla ricerca di voti che inneggiano alla chiusura delle frontiere e al tutti a casa propria, aprendoci di più, permettendo a chi fugge di scappare. Quest'era di grandi migrazioni possiamo sfruttarla molto meglio, accogliendo con un piano, che io non ho ma mi augurerei che chi dovere avesse, per  essere più accoglienti. Magari potremmo far venire meno voglia di arruolarsi in questi battaglioni della morte.
Insomma non dare motivi per farci volere male.
Insomma diamo il buon esempio.
Sarò una hippie pacifista ma io ci voglio credere. Voglio provare a insegnarlo ai miei figli.
Non si risponde all'odio con l'odio, alle bombe con le bombe. Possiamo solo essere a posto con la coscienza e non dare motivi per farci volere male. Non che sia colpa nostra, o meglio non che quello che è accaduto ce lo meritiamo, però meglio non dargli motivi per farglielo credere.
Una rivoluzione umana. Che porterà forse risultati nel lungo periodo. 
Un nuovo modo di rispondere.

Quindi non lo so perchè amore mio.
So cosa voglio fare io.
Continuare a sperare che un giorno il mondo possa essere migliore di così.

11 commenti:

  1. migliore per loro io ho scritto ...migliore peri nostri figli
    educare all'amore non èmai sbagliato

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  2. Quoto ogni singola parola.
    Ieri sera guardavo Gazebo in rai, uno speciale che é andato in onda alle 20,20 e la puntata é stata chiusa con una vignetta di Makkox che dice tutto. Questa: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ca99d41e-7e56-4f6d-b32d-685787e29d4b.html#p=0

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    1. ecco, questa vignetta è esattamente quello che intendevo ;)

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  3. Io però di paura né ho tanta e so che il mio modo di vivere e fare le cose, ne è influenzato e magari questa è di per se già una sconfitta ma non posso far finta che sia diverso, mentirei. In quanto alle soluzioni, io non so cosa serve e cosa e' meglio, non lo sa nemmeno chi ci difende a quanto pare, però mi sembra tutto molto improvvisato è fatto a casaccio, giusto per dire che si sta facendo qualcosa. L'unica cosa certa, visti i risultati, e' che lo si sta facendo male.

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    1. sicuramente non ci sono le competenze giuste per affrontare quello in cui siamo immersi...

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  4. La penserei come te, se non fosse che non vedo proprio come potremmo aprirci di più e accogliere di più di quanto già facciamo.
    Potremmo farlo meglio, questo sì. forse è sul meglio e non sul più che bisognerebbe puntare ma, davvero, non so come si possa arrivare a odiare chi ti fa entrare, ti da vestiti, cibo, una casa, istruzione e sanità gratuite, diritto di professare la tua fede, ti costruisce persino moschhee...e subito o, dopo due generazioni, lo odi comunque al punto di farti saltare per aria. C'è qualcosa che mi sfugge. Ho solo una certezza: se anche fossero 400 i possibili terroristi in giro per l'Europa, come dicono, sarebbero una briciola nell'oceano di immigrati di religione mussulmana. Solo questo mi conforta e aiuta a contenere la paura ed il rancore che, come scrivi, sono savvero pericolosi e non voglio insegnare a mio figlio.

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    1. sono certa che potremmo farlo meglio e anche un pò di più. Quello che manca è più un approccio mentale che pratico. Un'integrazione di fatto che non c'è e viene osteggiata a livello culturale e politico, proprio per le seconde e terze generazioni...

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  5. So che sarò una voce fuori dal coro, ma non possiamo difendere la democrazia e i nostri valori con la democrazia e i nostri valori. Perché la democrazia e i nostri valori stanno diventando delle armi che alcune persone usano contro di noi. Quindi, sì all'accoglienza, sì alla comprensione, ma nessuna regola democratica per chi trasforma la nostra libertà in un'arma.

    Addirittura, vorrei che le persone che culturalmente non amano, non sposano, non rispettano, non comprendono e non sostengono i valori dell'occidente debbano essere allontanate dall'occidente e private del risultato del pensiero occidentale (pennicilina, anestesia, telefonia cellulare, computer, produzione industriale) che proprio grazie al pensiero occidentale abbiamo raggiunto.

    Poi, posso immaginare che nel caso degli immigrati di seconda e terza generazione entri in gioco anche una mancanza di mobilità sociale, ma come hanno detto tanti prima di me, ognuno si costruisce la propria fortuna. Alla fine, i terroristi odiano quello che non possono avere.

    (la solita) Mi





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    1. io invece sono fermamente convinta che ognuno possa costruirsi la sua fortuna solo e se il contesto che lo accoglie glielo permette. Altrimenti è raro. Dobbiamo dare a tutti le stesse possibilità. Solo così chi vale davvero e soprattutto vuole può e riesce. Le mele marce ci sono e ci saranno sempre, se però le mettiamo insieme a mele buone e le abbandiano lì marciranno anche queste...

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  6. Il contesto non è un contenitore neutro, ma una realtà dinamica, fatta di tante cose che, per sua natura, non può garantire a tutti le stesse possibilità. E' quello che facciamo con quello che abbiamo che fa la differenza. Vedi il bellissimo: "Man's search for meaning" di Viktor Frankl.

    Nel caso dei terroristi, però, si tratta di difendere la nostra cultura da chi utilizza le nostre libertà per usi barbari. Diversamente, rischiamo di coltivare le mele marce

    Poi, io sono la prima a sostenere la necessità dell'integrazione, ma non ho né compassione né scuse per chi attacca civili inermi. Per chi crede di essere in guerra (come i terroristi) ci devono essere leggi di guerra. I diritti civili sono, appunto, per i civili

    Mi

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